Le parole pronunciate da Alessandro Onorato nel corso della trasmissione Otto e Mezzo meritano attenzione: «Porte aperte a chi si integra, chi delinque può tornare da dove viene». Al di là del consenso o del dissenso che possono suscitare, segnano un fatto politicamente rilevante. Per la prima volta il dibattito non si concentra soltanto sugli ingressi o sui rimpatri, ma introduce al centro della discussione il tema dell’integrazione.
È un cambio di prospettiva che può rappresentare l’inizio di una nuova fase delle politiche migratorie italiane.
Se la permanenza dello straniero deve dipendere anche dal suo percorso di integrazione, allora diventa inevitabile affrontare una questione che finora è stata quasi del tutto ignorata: come si misura l’integrazione?
Non è sufficiente affermare che bisogna integrare o che deve rimanere chi si integra. Occorre stabilire quali siano i criteri di valutazione, quali indicatori utilizzare, quale autorità sia competente ad accertarli e quali conseguenze giuridiche debbano derivarne.
È proprio questo il vuoto che il paradigma Integrazione o ReImmigrazione intende colmare. L’obiettivo non è proporre slogan alternativi, ma costruire un modello giuridico nel quale l’integrazione diventi un elemento oggettivamente valutabile, capace di orientare le decisioni sulla permanenza dello straniero nel territorio dello Stato.
Se la politica italiana sta finalmente iniziando a discutere di integrazione, il passo successivo non può che essere quello di trasformarla in una categoria giuridica misurabile. Solo così sarà possibile superare la contrapposizione tra accoglienza indiscriminata e rimpatri indiscriminati, sostituendola con un sistema fondato sulla responsabilità individuale, sulla legalità e sulla valutazione concreta del percorso di ogni persona.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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