L’accordo tra Italia e Francia per il rafforzamento delle cosiddette brigate miste rappresenta un passo importante nella cooperazione europea contro l’immigrazione irregolare e le reti dei trafficanti.
L’impiego di pattuglie composte da operatori dei due Paesi dimostra che il controllo dei confini non può più essere affrontato esclusivamente con strumenti nazionali. I fenomeni migratori e le organizzazioni criminali operano ormai su scala transnazionale e richiedono risposte coordinate.
Si tratta di una scelta condivisibile.
Ma, allo stesso tempo, questo accordo evidenzia una questione ancora più profonda.
Le brigate miste nascono perché l’immigrazione è ormai divenuta una materia altamente specialistica. Non si tratta soltanto di controllare un confine. Occorre conoscere il diritto dell’immigrazione, il diritto d’asilo, il diritto dell’Unione europea, le procedure di rimpatrio, i sistemi informatici europei, la cooperazione giudiziaria, le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti e gli strumenti di cooperazione internazionale.
È difficile immaginare che tutte queste competenze possano continuare ad essere distribuite tra una pluralità di corpi con missioni istituzionali profondamente diverse.
Per questa ragione, già da tempo, ho proposto la creazione di una Polizia dell’Immigrazione, quale corpo specializzato, dotato di competenze esclusive nella gestione dell’intero fenomeno migratorio.
Non un semplice reparto aggiuntivo, ma una forza di polizia con una propria identità organizzativa, capace di operare lungo l’intero ciclo della migrazione: controllo delle frontiere, contrasto ai trafficanti, gestione delle procedure amministrative, cooperazione internazionale, esecuzione dei rimpatri e supporto ai percorsi di integrazione.
Le brigate miste rappresentano una risposta operativa ad un problema concreto.
La Polizia dell’Immigrazione rappresenterebbe invece una riforma strutturale.
Le due prospettive non sono alternative.
Al contrario, la prima conferma la necessità della seconda.
Se gli Stati europei sentono il bisogno di creare squadre investigative e operative specializzate, significa che l’immigrazione non può più essere considerata una materia accessoria affidata indistintamente a corpi generalisti.
L’Italia dispone già di professionalità di altissimo livello nella Polizia di Frontiera, negli Uffici Immigrazione delle Questure, nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza.
Forse è arrivato il momento di mettere a sistema queste competenze attraverso un modello organizzativo nuovo, capace di garantire maggiore specializzazione, efficienza e uniformità operativa.
Il rafforzamento delle brigate miste dimostra che l’Europa sta progressivamente comprendendo la necessità di una gestione sempre più specializzata dell’immigrazione.
Il passo successivo potrebbe essere ancora più ambizioso: costruire, negli Stati membri, una vera Polizia dell’Immigrazione, capace di affrontare una delle principali sfide del XXI secolo con strumenti adeguati alla sua complessità.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato nel Registro per la Trasparenza dell’Unione europea in materia di Migrazione e Asilo
ID Registro: 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0005-9506-0411

- Una Carta locale dei diritti e dei doveri: l’integrazione come patto con la comunità
- L’Europa litiga sull’immigrazione perché manca una regia. Anche l’Italia ha bisogno di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione
- Il Portogallo sceglie l’integrazione, non le porte aperte. Ma l’integrazione deve essere verificata
- Frontières ouvertes, éloignements inefficaces : la contradiction de la politique migratoire européenne
- La destra e l’immigrazione: venticinque anni di ricette, un problema ancora irrisolto
- Prevenire prima di assistere: un sistema locale di allerta sulle fragilità sociali
- Click day, consolati e burocrazia: il decreto flussi non si ripara, si supera
- Ceuta cambia l’Europa: non basta controllare chi entra, bisogna verificare chi rimane
- Venticinque anni di slogan sull’immigrazione: dalla Bossi-Fini alla remigrazione
- Germania, 21 miliardi di Bürgergeld agli stranieri ma il lavoro ha bisogno dell’immigrazione: il vero problema è misurare l’integrazione
- Sport, associazioni e parrocchie: l’integrazione si costruisce fuori dagli uffici pubblici
- Dalla custodia del passaporto al nuovo Eurodac: l’identificazione forte rende possibile la ReImmigrazione senza duplicazioni consolari
- Dalla vulnerabilità al radicamento: l’evoluzione della protezione complementare nel diritto italiano dell’immigrazione
- Dall’Albania ai nuovi hub europei: il modello può crescere solo se la ReImmigrazione nasce da una decisione individuale
- Porti chiusi, blocco navale, remigrazione: la lunga stagione delle promesse migratorie
- Deutschland braucht Einwanderung – aber Integration muss messbar werden
- Lavoro regolare e integrazione: un patto locale con imprese, agricoltura e artigianato
- Il Giappone supera l’integrazione presunta: la residenza permanente deve essere meritata e verificata
- Il Ministero dell’Interno e il riconoscimento dell’integrazione: la protezione complementare oltre la giurisdizione
- Dalla Bossi-Fini a Vannacci: venticinque anni di politiche migratorie alla prova dei fatti
- Immigrazione, oltre il “negazionismo”: l’integrazione si misura con lavoro, lingua e rispetto delle regole
- La lingua italiana come infrastruttura civile: corsi di prossimità per adulti e famiglie
- Seconde generazioni: crescere in Italia non significa essere automaticamente integrati
- Hanoi digitalizza la Polizia dell’Immigrazione: specializzazione non significa burocrazia, ma efficienza
- Il Foglio ha ragione: la solidarietà senza responsabilità è populismo. Ma la responsabilità comincia dalla verifica dell’integrazione
- Immigrazione e asilo: tre eventi formativi organizzati dall’Avv. Fabio Loscerbo e accreditati dall’Ordine degli Avvocati di Bologna
- La scuola come sensore sociale: un patto educativo per le seconde generazioni
- Dubai porta alla frontiera ciò che www.reimmigrazione.com aveva previsto: l’immigrazione sarà governata dagli algoritmi
- A Padova la conferenza “ReImmigrazione – Quale futuro per l’identità europea?”
- Il modello Albania può funzionare solo misurando l’integrazione: la ReImmigrazione comincia prima del rimpatrio
- La Spagna rivendica politiche migratorie progressiste. Ma regolarizzare non significa integrare
- Chi rappresenta davvero gli immigrati a Bologna? Il potere delle associazioni nel modello Lepore
- Bologna città antirazzista: quando l’ideologia sostituisce la valutazione dell’integrazione
- (senza titolo)
- L’Indice locale di integrazione: cinque indicatori per capire come sta cambiando Malalbergo
- Serve una Polizia dell’Immigrazione? Controlli, rimpatri e garanzie nello Stato di diritto
- Non basta entrare e restare: l’integrazione deve essere verificata nel tempo
- “L’immigrazione non è un’emergenza”. Vero. L’emergenza è non sapere chi integrare, come integrarlo e cosa fare quando l’integrazione fallisce
- Vannacci vede il problema: la risposta è “Integrazione o ReImmigrazione”, non la remigrazione
- Un Osservatorio comunale leggero: misurare l’integrazione senza creare nuova burocrazia
- Il caso El-Sayed: quando la rappresentanza musulmana può diventare Islam politico
- Le comunità migranti chiedono più diritti: ma quali responsabilità assumono nell’integrazione?
- Trump dice che l’immigrazione sta uccidendo l’Europa: i dieci pilastri di “Integrazione o ReImmigrazione” per evitare il fallimento
- Marcinelle non insegna ad aprire le frontiere: insegna a governare l’immigrazione
- Cottarelli: «L’immigrazione serve». Ma l’Italia non può curare l’inverno demografico importando popolazione
- Il paradigma deve partire dai Comuni: perché Malalbergo può diventare un laboratorio dell’integrazione
- Dalla piscina separata al voto di comunità: come la fede può diventare rappresentanza politica
- La libertà non si difende soltanto alle frontiere: l’integrazione deve isolare ogni fanatismo
- Brunner apre ai talebani e scarica la responsabilità sugli Stati: il rimpatrio non può diventare un obiettivo numerico
- L’immigrazione non è una cura automatica per la crisi demografica
- Integrazione o ReImmigrazione dal basso: un progetto concreto per Malalbergo
- Dal voto di comunità all’Islam politico: da Venezia e Vigevano al caso El-Sayed
- Il Patto UE si inceppa a Palermo: senza una vera Polizia dell’Immigrazione le procedure di frontiera restano sulla carta
- Alemanno denuncia la solitudine italiana, ma il vero vuoto è la decisione sulla permanenza
- L’immigrazione non si governa negando i problemi dei territori
- “Ceuta, Rosy Bindi: ‘Abolire Schengen non è la soluzione’ – il problema non è Schengen, ma l’assenza di un modello europeo di integrazione
Lascia un commento