Per anni l’Europa ha affrontato il tema immigrazione quasi esclusivamente sul piano umanitario, evitando però di discutere seriamente il problema della governabilità dei flussi migratori. Eppure è proprio qui che si concentra oggi una delle principali crisi politiche europee.
Uno Stato può certamente scegliere di accogliere. Ma non può rinunciare a governare. Quando migliaia di persone entrano irregolarmente e il sistema non riesce più a controllare efficacemente identificazioni, procedure, permanenze e rimpatri, il problema non riguarda più soltanto l’immigrazione. Riguarda la credibilità stessa delle istituzioni pubbliche.
Il costo dell’immigrazione irregolare non è soltanto economico, anche se la dimensione finanziaria esiste ed è concreta. Vi sono costi amministrativi, sanitari, giudiziari, assistenziali e di sicurezza che inevitabilmente ricadono sul sistema pubblico. Ma il vero costo è soprattutto politico e sociale: la percezione crescente che lo Stato non riesca più a controllare il proprio territorio e ad applicare le proprie regole in modo efficace.
Per molto tempo il dibattito pubblico ha oscillato tra due estremi opposti. Da una parte chi proponeva una apertura quasi indiscriminata dei flussi migratori. Dall’altra chi trasformava ogni migrante in una minaccia assoluta. In mezzo, però, è mancata una seria riflessione sulla sostenibilità concreta del sistema.
L’operazione Mare Nostrum rappresenta ancora oggi uno dei simboli di questa frattura politica e culturale. Per alcuni fu una missione umanitaria necessaria nel Mediterraneo. Per altri segnò il momento in cui l’Italia e l’Europa trasmisero l’idea di non essere più realmente in grado di controllare i flussi migratori irregolari.
Ma è proprio qui che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si inserisce nel dibattito europeo contemporaneo.
Per anni si è parlato di integrazione quasi come concetto astratto, senza verificare concretamente se tale integrazione stesse realmente avvenendo. In molti casi si è finito per tollerare situazioni di marginalità permanente, illegalità diffusa, mancata adesione alle regole fondamentali della convivenza civile e assenza di reali percorsi di inserimento sociale.
L’integrazione, però, non può essere semplicemente dichiarata. Deve produrre effetti concreti. Significa lavoro stabile, conoscenza della lingua, rispetto delle regole, adesione ai valori fondamentali dello Stato ospitante e reale volontà di partecipare alla comunità nazionale.
Quando questo processo fallisce in modo strutturale, il problema non può essere semplicemente ignorato per timore del conflitto politico o mediatico. Ed è qui che il paradigma della ReImmigrazione si presenta come conseguenza del fallimento dell’integrazione e della incapacità dello Stato di governare efficacemente il fenomeno migratorio.
La vera questione europea, dunque, non è semplicemente se accogliere oppure no. La vera domanda è se l’Europa abbia ancora la capacità concreta di governare il fenomeno migratorio senza subirlo, pretendendo integrazione reale e interrogandosi sulle conseguenze del suo fallimento.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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