Abstract
Il presente contributo analizza il decreto emesso dal Tribunale di Bologna il 23 aprile 2026 in materia di protezione complementare, evidenziando il ruolo centrale attribuito all’integrazione sociale, lavorativa e relazionale dello straniero nella valutazione della tutela della vita privata e familiare ex art. 8 CEDU. L’articolo esamina la progressiva elaborazione giurisprudenziale di criteri di permanenza fondati sul radicamento effettivo nel territorio nazionale anche successivamente alle modifiche introdotte dal d.l. 20/2023. Attraverso l’analisi del provvedimento, il contributo sviluppa una riflessione sul paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, distinguendolo dal concetto politico di “remigrazione” e sostenendo che il diritto vivente italiano stia progressivamente costruendo un sistema di selezione giuridica fondato sull’integrazione concreta, verificabile e proporzionata.
La protezione complementare rappresenta oggi uno degli strumenti principali attraverso cui il diritto dell’immigrazione italiano affronta il tema del radicamento dello straniero nel territorio nazionale. La riforma introdotta dal d.l. 20/2023 ha generato un intenso dibattito interpretativo circa la permanenza della tutela della vita privata e familiare all’interno del sistema della protezione complementare.
La recente giurisprudenza del Tribunale di Bologna sembra tuttavia orientarsi verso una lettura che valorizza la continuità degli obblighi costituzionali e convenzionali dello Stato italiano, riaffermando la centralità dell’art. 8 CEDU e del diritto alla dignità della persona.
Nel decreto emesso dal Tribunale Ordinario di Bologna, Sezione Specializzata in materia di Immigrazione, Protezione Internazionale e Libera Circolazione dei Cittadini dell’UE, procedimento R.G. numero 10031/2024, deciso nella camera di consiglio del 23 aprile 2026, il Collegio ha riconosciuto il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale a un cittadino marocchino valorizzando il percorso di integrazione sviluppato in Italia.
Il provvedimento affronta direttamente il tema dell’impatto del d.l. 20/2023 sulla protezione complementare, osservando che la novella legislativa non ha eliminato il richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano previsto dagli artt. 5 e 19 del d.lgs. 286/1998.
Il Tribunale richiama in modo ampio e articolato la giurisprudenza delle Sezioni Unite e della Corte di cassazione, valorizzando il diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all’art. 8 CEDU quale elemento centrale della protezione complementare.
Particolarmente significativo appare il richiamo alla sentenza della Corte di cassazione dell’11 novembre 2025 numero 13309, pronunciata su rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c., nella quale viene affermato che la protezione complementare continua a tutelare il radicamento dello straniero nel territorio nazionale anche successivamente al Decreto Cutro.
La Suprema Corte, come ricordato dal Tribunale di Bologna, ha chiarito che la protezione complementare può essere riconosciuta quando lo straniero abbia sviluppato un radicamento sufficientemente forte nel territorio nazionale tale che l’allontanamento comporti una violazione del diritto alla vita privata o familiare.
Il decreto appare particolarmente rilevante perché sviluppa un’analisi estremamente concreta degli elementi dell’integrazione effettiva. Il Tribunale valorizza infatti non soltanto il lavoro stabile e la disponibilità di un’abitazione, ma anche gli aspetti relazionali, sociali e solidaristici del percorso di integrazione.
Nel caso concreto, il ricorrente aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato con la società “Driss S.r.l.” dall’1 febbraio 2024 e disponeva di un reddito previdenziale stabile e sufficiente al proprio mantenimento.
Il Tribunale valorizza inoltre l’autonomia abitativa del ricorrente, dapprima ospite presso un connazionale e successivamente titolare di un contratto di locazione nel Comune di Finale Emilia.
Ancora più significativa appare la valorizzazione degli elementi di integrazione sociale e partecipazione civica. Il Collegio evidenzia infatti che il ricorrente aveva seguito corsi di formazione professionale, richiesto l’iscrizione all’albo dei volontari del Comune di Finale Emilia e frequentato un corso di formazione per volontari della Croce Rossa Italiana.
La decisione attribuisce rilievo anche alla conoscenza della lingua italiana, documentata attraverso un attestato di livello A1 rilasciato dal CPIA di Modena.
Particolarmente interessante è inoltre il riferimento alle condizioni sanitarie del ricorrente, affetto da diabete e seguito dal Servizio Sanitario Nazionale italiano.
Il decreto del Tribunale di Bologna mostra dunque una concezione ampia dell’integrazione effettiva. L’inserimento dello straniero non viene ridotto al solo rapporto di lavoro, ma viene costruito attraverso una pluralità di elementi: partecipazione sociale, volontariato, relazioni personali, autonomia abitativa, conoscenza linguistica, accesso ai servizi sanitari e rispetto delle regole della comunità ospitante.
È proprio questo il punto centrale del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. La permanenza dello straniero non viene collegata a criteri astratti o ideologici, ma alla verifica concreta del percorso sviluppato nel territorio nazionale. Il diritto vivente tende progressivamente a elaborare parametri sostanziali di appartenenza fondati sull’effettività dell’integrazione.
Questa impostazione si distingue radicalmente dal concetto di “remigrazione”. Quest’ultimo tende infatti a prescindere dal percorso individuale dello straniero, adottando una logica prevalentemente collettiva e identitaria. Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, invece, opera attraverso criteri individualizzati, verificabili e giuridicamente sindacabili.
La protezione complementare assume così la funzione di laboratorio giuridico dell’integrazione. Attraverso il richiamo agli artt. 2 e 3 della Costituzione, all’art. 8 CEDU e agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano, la giurisprudenza costruisce progressivamente un sistema nel quale la permanenza dello straniero dipende dalla qualità del rapporto sviluppato con il territorio nazionale.
Particolarmente significativa appare anche la parte della motivazione nella quale il Tribunale richiama il principio secondo cui non è necessario un percorso di integrazione completamente concluso, ma risultano sufficienti “segni univoci, chiari, precisi e concordanti” nella direzione di un autentico inserimento sociale.
Il decreto del Tribunale di Bologna conferma dunque una trasformazione più ampia del diritto dell’immigrazione contemporaneo. Per molti anni il dibattito si è concentrato prevalentemente sui criteri di ingresso nel territorio nazionale. Oggi, invece, il nodo centrale tende progressivamente a diventare la permanenza: secondo quali parametri uno straniero possa continuare a vivere stabilmente nel territorio dello Stato.
In questa prospettiva, la protezione complementare diventa uno strumento centrale di bilanciamento tra sovranità statale, controllo migratorio e tutela della dignità umana. Il giudice è chiamato a verificare se l’allontanamento dello straniero comporti una lesione sproporzionata della vita privata e familiare, tenendo conto del livello di integrazione raggiunto.
La giurisprudenza del Tribunale di Bologna mostra come il diritto vivente italiano continui a riconoscere centralità all’integrazione concreta anche dopo il Decreto Cutro. In questo senso, il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” non rappresenta una teoria esterna all’ordinamento, ma una possibile sistematizzazione delle tendenze già presenti nella giurisprudenza italiana ed europea.
In conclusione, la protezione complementare continua oggi a costituire uno degli strumenti principali attraverso cui il sistema giuridico italiano elabora criteri sostanziali di appartenenza, fondati sull’effettività dell’integrazione e sulla tutela della dignità della persona.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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