Il grave episodio avvenuto a Modena, dove un’auto ha travolto alcuni pedoni nel centro cittadino, sta inevitabilmente alimentando un acceso dibattito pubblico. Tuttavia, limitare la discussione al tema dell’immigrazione irregolare rischia di impedire una comprensione reale di ciò che questo fatto rappresenta sul piano sociale, culturale e politico.
Secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni giornalistiche, l’autore sarebbe una persona appartenente alla cosiddetta seconda generazione, con doppia cittadinanza. È proprio questo elemento a rendere il caso particolarmente significativo. Qui non si discute infatti di clandestinità, di sbarchi o di permessi di soggiorno. Il punto centrale riguarda qualcosa di molto più profondo: il rapporto tra cittadinanza formale e integrazione sostanziale.
Per anni l’Europa ha affrontato il fenomeno migratorio quasi esclusivamente attraverso strumenti amministrativi e giuridici, spesso nella convinzione che il semplice accesso alla cittadinanza o la nascita nel territorio nazionale fossero sufficienti a garantire integrazione sociale, adesione ai valori comuni e stabilità identitaria. I fatti dimostrano che la realtà è molto più complessa.
La cittadinanza attribuisce diritti e doveri sul piano legale. L’integrazione, invece, è un processo concreto che coinvolge lingua, cultura, rispetto delle regole, appartenenza sociale, equilibrio personale e partecipazione reale alla vita della comunità. Le due dimensioni non coincidono automaticamente.
Il caso di Modena evidenzia quindi il limite di un modello multiculturale che troppo spesso ha evitato di affrontare il tema dell’integrazione come responsabilità reciproca. Da una parte lo Stato ha rinunciato a definire criteri chiari e verificabili di integrazione sostanziale; dall’altra il dibattito pubblico si è progressivamente polarizzato tra chi nega qualsiasi problema e chi propone soluzioni esclusivamente repressive o identitarie.
È in questo contesto che si inserisce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Un paradigma che non si fonda sulla negazione dell’integrazione, ma al contrario sulla necessità di renderla reale, concreta e verificabile. L’integrazione non può essere ridotta a una formula astratta o a un automatismo burocratico. Deve tradursi in un percorso effettivo di adesione alle regole della convivenza civile e di partecipazione autentica alla società.
Il fatto di cronaca di Modena non deve essere utilizzato per alimentare tensioni collettive o generalizzazioni improprie. Ma allo stesso tempo non può essere ignorato o ridotto a episodio isolato privo di implicazioni più ampie. Continuare a evitare una riflessione seria sul rapporto tra cittadinanza, integrazione, marginalità sociale e crisi identitarie significa lasciare irrisolti problemi destinati a ripresentarsi con crescente frequenza nelle società europee contemporanee.
La vera questione che emerge da questa vicenda va quindi oltre l’immigrazione irregolare. Riguarda il modello di integrazione che l’Italia e l’Europa intendono costruire nei prossimi anni.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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