Il caso Modena mostra perché serve il paradigma Integrazione o ReImmigrazione

Il grave episodio avvenuto a Modena, dove un’auto ha travolto alcuni pedoni nel centro cittadino, rappresenta molto più di un semplice fatto di cronaca. La vicenda riporta infatti al centro del dibattito pubblico una questione che l’Europa continua da anni a rinviare: il fallimento di un modello migratorio incapace di distinguere tra integrazione formale e integrazione reale.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche emerse nelle ultime ore, l’autore sarebbe una persona appartenente alla seconda generazione con doppia cittadinanza. Questo elemento cambia profondamente il significato del dibattito. Non si tratta infatti di immigrazione irregolare, di sbarchi o di clandestinità. Il problema riguarda invece il rapporto tra cittadinanza, appartenenza culturale, integrazione sociale e costruzione di una comunità condivisa.

Per decenni il modello europeo si è fondato sull’idea che la semplice convivenza tra culture differenti fosse sufficiente a produrre integrazione. In molti casi si è ritenuto che l’accesso alla cittadinanza, ai servizi pubblici e ai diritti civili coincidesse automaticamente con la nascita di una reale appartenenza alla società ospitante.

Ma la realtà dimostra che non è così.

La cittadinanza è uno status giuridico. L’integrazione è un processo sostanziale. Coinvolge lingua, cultura, rispetto delle regole, partecipazione sociale, senso di appartenenza e adesione ai principi fondamentali della convivenza civile. Le due dimensioni non coincidono automaticamente e il caso di Modena lo evidenzia in modo drammatico.

Le seconde generazioni rappresentano oggi il punto più fragile e al tempo stesso più simbolico della crisi del multiculturalismo europeo. Proprio coloro che avrebbero dovuto rappresentare il successo definitivo dell’integrazione si trovano spesso sospesi tra identità differenti, marginalità sociali, difficoltà culturali e crisi di appartenenza che il semplice riconoscimento formale della cittadinanza non riesce da solo a risolvere.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è radicalizzato tra due estremi opposti. Da una parte il multiculturalismo senza condizioni, fondato sull’idea che ogni differenza possa convivere automaticamente senza bisogno di integrazione sostanziale. Dall’altra le forme più radicali di remigrazione, che riducono ogni problema sociale a una questione esclusivamente etnica o identitaria.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce proprio per superare entrambe queste derive.

L’integrazione non può essere uno slogan astratto né un automatismo burocratico. Deve diventare un percorso concreto, verificabile e reciproco, fondato sul lavoro, sulla conoscenza della lingua, sul rispetto delle regole e sulla effettiva adesione ai valori della società ospitante. Quando questo percorso non si realizza, lo Stato deve avere il coraggio di affrontare il problema senza ipocrisie ideologiche.

Il caso di Modena non deve essere utilizzato per alimentare generalizzazioni o tensioni collettive. Ma sarebbe altrettanto grave ignorare le implicazioni profonde che emergono da episodi di questo tipo. Continuare a negare l’esistenza di una crisi del modello multiculturale europeo significa lasciare spazio soltanto agli estremismi contrapposti.

La vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto governare l’immigrazione. Sarà costruire un nuovo paradigma capace di distinguere finalmente tra integrazione apparente e integrazione reale.

Ed è esattamente da questa esigenza che nasce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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