L’episodio avvenuto a Parma, dove alcuni giovani hanno aggredito degli insegnanti nei pressi dell’ITIS “Leonardo da Vinci”, rappresenta molto più di un semplice fatto di cronaca. È un episodio che riapre una domanda sempre più difficile da ignorare: cosa accade quando l’integrazione rimane soltanto formale e non riesce a trasformarsi in reale appartenenza alla comunità…
La celebre affermazione di Milton Friedman continua ancora oggi a suscitare un dibattito enorme: “You cannot simultaneously have a welfare state and free immigration.” Per molto tempo questa frase è stata liquidata come una provocazione ideologica. Oggi, invece, appare sempre più come una delle questioni centrali dell’Europa contemporanea. Friedman non era contrario all’immigrazione in quanto…
Per anni l’Europa ha affrontato il tema immigrazione quasi esclusivamente sul piano umanitario, evitando però di discutere seriamente il problema della governabilità dei flussi migratori. Eppure è proprio qui che si concentra oggi una delle principali crisi politiche europee.
Uno Stato può certamente scegliere di accogliere. Ma non può rinunciare a governare. Quando migliaia di persone entrano irregolarmente e il sistema non riesce più a controllare efficacemente identificazioni, procedure, permanenze e rimpatri, il problema non riguarda più soltanto l’immigrazione. Riguarda la credibilità stessa delle istituzioni pubbliche.
Il costo dell’immigrazione irregolare non è soltanto economico, anche se la dimensione finanziaria esiste ed è concreta. Vi sono costi amministrativi, sanitari, giudiziari, assistenziali e di sicurezza che inevitabilmente ricadono sul sistema pubblico. Ma il vero costo è soprattutto politico e sociale: la percezione crescente che lo Stato non riesca più a controllare il proprio territorio e ad applicare le proprie regole in modo efficace.
Per molto tempo il dibattito pubblico ha oscillato tra due estremi opposti. Da una parte chi proponeva una apertura quasi indiscriminata dei flussi migratori. Dall’altra chi trasformava ogni migrante in una minaccia assoluta. In mezzo, però, è mancata una seria riflessione sulla sostenibilità concreta del sistema.
L’operazione Mare Nostrum rappresenta ancora oggi uno dei simboli di questa frattura politica e culturale. Per alcuni fu una missione umanitaria necessaria nel Mediterraneo. Per altri segnò il momento in cui l’Italia e l’Europa trasmisero l’idea di non essere più realmente in grado di controllare i flussi migratori irregolari.
Ma è proprio qui che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si inserisce nel dibattito europeo contemporaneo.
Per anni si è parlato di integrazione quasi come concetto astratto, senza verificare concretamente se tale integrazione stesse realmente avvenendo. In molti casi si è finito per tollerare situazioni di marginalità permanente, illegalità diffusa, mancata adesione alle regole fondamentali della convivenza civile e assenza di reali percorsi di inserimento sociale.
L’integrazione, però, non può essere semplicemente dichiarata. Deve produrre effetti concreti. Significa lavoro stabile, conoscenza della lingua, rispetto delle regole, adesione ai valori fondamentali dello Stato ospitante e reale volontà di partecipare alla comunità nazionale.
Quando questo processo fallisce in modo strutturale, il problema non può essere semplicemente ignorato per timore del conflitto politico o mediatico. Ed è qui che il paradigma della ReImmigrazione si presenta come conseguenza del fallimento dell’integrazione e della incapacità dello Stato di governare efficacemente il fenomeno migratorio.
La vera questione europea, dunque, non è semplicemente se accogliere oppure no. La vera domanda è se l’Europa abbia ancora la capacità concreta di governare il fenomeno migratorio senza subirlo, pretendendo integrazione reale e interrogandosi sulle conseguenze del suo fallimento.
Avv. Fabio Loscerbo Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36 ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
Welcome to a new episode of the podcast “Integration or ReImmigration”. My name is Attorney Fabio Loscerbo.
Across Europe, the immigration debate is becoming more polarized every year.
On one side, there is the idea of unlimited multiculturalism — the belief that immigration should continue without any real obligation of integration into the host society.
On the other side, there is the growing concept of “remigration”, which proposes the large-scale return of migrants to their countries of origin regardless of their individual level of integration.
But the paradigm “Integration or ReImmigration” is something very different from both of these approaches.
It is not about open borders. And it is not about indiscriminate mass deportations either.
The central idea is that the right to remain in a country should depend on concrete integration.
This is where the Italian legal concept of “complementary protection” becomes extremely important.
Recent decisions issued by the Tribunals of Bologna and Venice in 2026 show that Italian judges continue to protect migrants who have developed real social and economic ties with Italy, even after restrictive immigration reforms adopted in 2023.
The courts are increasingly focusing on specific elements: stable employment, knowledge of the Italian language, housing stability, social participation, volunteer work, respect for public order, and real integration into the national community.
In other words, Italian immigration law is gradually shifting from a debate about entry to a debate about permanence.
The real question is no longer only: who can enter the country?
The new question is: according to which criteria can someone remain permanently inside the country?
The paradigm “Integration or ReImmigration” tries to answer this question through legal and measurable standards rather than ideological slogans.
A migrant who works, integrates, respects the law, participates in society, and builds stable ties with the community should be able to develop a lawful path of permanence.
At the same time, the model rejects the idea that permanent residence should be automatic regardless of behavior or integration.
This is also why “Integration or ReImmigration” is fundamentally different from “remigration”.
Remigration usually operates through collective logic. “Integration or ReImmigration” operates through individual legal evaluation.
And today, complementary protection is becoming one of the most important legal laboratories for this debate in Europe.
Because the future immigration debate will probably not focus only on borders anymore.
It will increasingly focus on the meaning of integration itself.
My name is Attorney Fabio Loscerbo and this was a new episode of the podcast “Integration or ReImmigration”.
Per molto tempo l’Europa ha affrontato la crisi demografica quasi esclusivamente come una questione economica. Meno nascite significavano meno lavoratori, meno contribuenti, più difficoltà nel sostenere pensioni e welfare. Ma oggi sta emergendo con sempre maggiore evidenza che il problema è molto più profondo. La demografia non riguarda soltanto i numeri. Riguarda l’identità stessa delle…
C’è un falso umanesimo che si manifesta quando si difendono i diritti dei migranti perché fanno crescere il PIL. È una difesa solo apparente. Perché lega i diritti a una contabilità. E quando il diritto dipende dalla contabilità, smette di essere diritto. Diventa condizione revocabile. Questa è la contraddizione della retorica dell’immigrazione utile. Essa sembra proteggere i migranti. In realtà li espone. Perché ciò che è giustificato economicamente può sempre essere economicamente ritirato. La dignità non può dipendere da un saldo fiscale. Il paradigma dell’integrazione nasce anche per sottrarsi a questa riduzione. Perché misura un rapporto civico, non un rendimento. Ed è precisamente in questo che sta la sua superiorità giuridica.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
L’ordinanza numero 13955 del 13 maggio 2026 della Corte Suprema di Cassazione rappresenta una decisione di particolare rilievo nel panorama del diritto dell’immigrazione italiano, non soltanto per i principi affermati in materia di protezione complementare, ma anche perché contribuisce a rafforzare una lettura del fenomeno migratorio fondata sulla centralità dell’integrazione sostanziale quale elemento giuridicamente rilevante nella valutazione del diritto a permanere sul territorio nazionale.
La decisione trae origine dal caso di un cittadino straniero destinatario di un provvedimento di accompagnamento immediato alla frontiera disposto dalla Questura di Milano e successivamente convalidato dal Giudice di Pace di Milano. Quest’ultimo aveva ritenuto irrilevante la domanda di protezione complementare proposta dal ricorrente, sostenendo che tale istituto non fosse previsto dalla normativa vigente e che la relativa richiesta non producesse effetti sospensivi rispetto all’espulsione.
La Suprema Corte censura però radicalmente questa impostazione.
Pur ribadendo la distinzione tra protezione internazionale in senso stretto e protezione complementare, la Cassazione afferma un principio di enorme importanza sistematica: anche la protezione complementare costituisce espressione di un diritto soggettivo fondamentale radicato nell’articolo 10 della Costituzione e nell’articolo 19 del Testo Unico Immigrazione.
La Corte richiama inoltre la Direttiva 2008/115/CE, evidenziando che gli Stati membri possono rilasciare titoli di soggiorno per motivi umanitari o di altra natura e che, in tali ipotesi, il rimpatrio deve essere sospeso o revocato.
Il passaggio più significativo dell’ordinanza è però quello in cui viene affermato che il giudice, anche nel procedimento di convalida dell’accompagnamento alla frontiera, è tenuto a verificare l’esistenza di situazioni potenzialmente ostative all’espulsione, comprese quelle derivanti dalla presentazione di una domanda di protezione complementare e dalla presenza di elementi riconducibili alla vita privata, familiare e sociale dello straniero.
Ed è proprio qui che la decisione assume una particolare rilevanza rispetto al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.
La sentenza, infatti, si colloca in una prospettiva che supera sia la logica dell’accoglienza indiscriminata sia quella dell’espulsione automatica fondata esclusivamente sulla condizione di irregolarità amministrativa. La Cassazione afferma implicitamente che il soggiorno dello straniero non può essere valutato soltanto attraverso criteri burocratici o formali, ma richiede una verifica concreta del percorso individuale, dei legami costruiti sul territorio, dell’inserimento lavorativo e della tutela della vita privata e familiare.
Non si tratta di riconoscere un diritto generalizzato alla permanenza.
Al contrario, la decisione valorizza il principio secondo cui la permanenza deve essere collegata alla effettiva esistenza di elementi meritevoli di tutela costituzionale e convenzionale. È una impostazione che attribuisce rilevanza giuridica all’integrazione reale, sostanziale e verificabile.
In questo senso, l’ordinanza rafforza indirettamente l’idea che l’integrazione non possa essere ridotta a mera categoria sociologica o politica, ma debba assumere un ruolo centrale nella disciplina dell’immigrazione contemporanea.
La protezione complementare viene così riconosciuta non come istituto marginale o residuale, ma come strumento fisiologico attraverso cui l’ordinamento bilancia le esigenze di controllo dei flussi migratori con la tutela dei diritti fondamentali della persona.
La stessa critica rivolta dalla Cassazione al decreto del Giudice di Pace appare significativa. La Corte rileva infatti che erano stati trascurati elementi quali la documentazione lavorativa prodotta, la situazione familiare del ricorrente e il procedimento amministrativo volto alla formalizzazione della domanda di protezione complementare.
Il messaggio che emerge dalla decisione è chiaro: il rimpatrio non può essere il risultato di un automatismo amministrativo sganciato dalla concreta condizione umana e sociale dello straniero.
In prospettiva più ampia, questa ordinanza conferma come il tema dell’integrazione sia destinato ad assumere un peso sempre maggiore anche nella giurisprudenza italiana ed europea. La protezione complementare diventa così uno degli strumenti attraverso cui il diritto dell’immigrazione tenta di individuare un equilibrio tra sovranità dello Stato, tutela dei diritti fondamentali e sostenibilità del sistema migratorio.
Avv. Fabio Loscerbo Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36 ORCID: 0009-0004-7030-0428
L’ordinanza numero 13955 del 13 maggio 2026 della Corte Suprema di Cassazione costituisce una decisione di particolare interesse nel panorama del diritto dell’immigrazione contemporaneo, poiché affronta direttamente il rapporto tra protezione complementare, integrazione dello straniero e limiti all’esecuzione dei provvedimenti di espulsione. La vicenda trae origine dal procedimento relativo alla convalida dell’accompagnamento immediato alla frontiera…
I dati ufficiali pubblicati da ISTAT nella sezione “Popolazione e società” del portale “Noi Italia” mostrano con estrema chiarezza che l’Italia sta attraversando una trasformazione demografica strutturale destinata a incidere profondamente sul futuro sociale, culturale ed economico del Paese. Fonte ISTAT: “Noi Italia – Popolazione e società”Link esteso: https://noi-italia.istat.it/pagina.php?L=0&categoria=4&dove=ITA Secondo i dati più recenti, la…
L’articolo “L’algoritmo della farfalla”, pubblicato da Melting Pot Europa il 26 maggio 2026, ha sostenuto che la crescente polarizzazione del dibattito sull’immigrazione sarebbe alimentata soprattutto dagli algoritmi delle piattaforme digitali, capaci di amplificare contenuti emotivi, conflittuali e identitari. Articolo citato: “L’algoritmo della farfalla” — Melting Pot EuropaLink esteso: https://www.meltingpot.org/2026/05/lalgoritmo-della-farfalla/ Secondo questa impostazione, i social network…
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