Nel corso della puntata di PiazzaPulita andata in onda su LA7 il 22 maggio 2026, il confronto tra Francesco Borgonovo, Randa Ghazy e Alessandro Zan ha riportato al centro del dibattito pubblico italiano il tema delle seconde generazioni e del modello di integrazione adottato negli ultimi decenni.
Lo scontro, sviluppatosi attorno ai fatti di Modena e più in generale alla questione dell’immigrazione, ha mostrato due visioni radicalmente diverse della società multiculturale.
Da una parte vi è chi continua a interpretare ogni critica al modello migratorio come espressione di razzismo o xenofobia. Dall’altra cresce invece una parte dell’opinione pubblica che ritiene insufficiente il paradigma dell’accoglienza formale e del multiculturalismo amministrativo costruito negli ultimi decenni.
Ed è proprio questo il nodo centrale emerso dal dibattito.
Per anni si è sostenuto che nascere in Italia, frequentare scuole italiane o ottenere la cittadinanza fossero elementi sufficienti a garantire automaticamente integrazione sociale, adesione ai valori democratici e appartenenza culturale alla comunità nazionale.
Ma i recenti episodi di cronaca e le tensioni che stanno emergendo in molte realtà urbane europee stanno mettendo in discussione proprio questa convinzione.
La questione delle seconde generazioni non può più essere affrontata esclusivamente sul piano burocratico o simbolico. Il vero tema è se esista una reale integrazione sostanziale.
Ciò significa interrogarsi su elementi concreti: lingua, rispetto delle regole, adesione ai valori fondamentali della società ospitante, integrazione scolastica, lavorativa e culturale.
Il punto centrale è che cittadinanza e integrazione non coincidono necessariamente.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più delicato che il confronto televisivo ha fatto emergere. Perché il caso Modena assume un significato politico ancora più forte essendo avvenuto in Emilia-Romagna, una regione storicamente considerata uno dei simboli dell’accoglienza progressista e del multiculturalismo amministrativo.
Se tensioni sociali di questo tipo emergono anche in territori che per anni hanno rappresentato il modello dell’inclusione, allora significa che il problema non può più essere liquidato semplicemente evocando il razzismo.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si inserisce esattamente in questo spazio di riflessione. L’idea di fondo è che l’integrazione non possa essere considerata automatica, irreversibile o puramente formale. Deve invece essere sostanziale, concreta e verificabile nel tempo.
Perché una società multiculturale può reggere soltanto se esiste una reale coesione sociale. In caso contrario, il rischio è quello della frammentazione permanente, della crescita delle tensioni identitarie e della progressiva perdita di fiducia nel modello di integrazione stesso.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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