Il caso avvenuto a Modena in queste ore sta producendo un dibattito pubblico inevitabilmente destinato ad allargarsi oltre il singolo episodio di cronaca. Non si tratta soltanto di discutere responsabilità individuali o profili di ordine pubblico, ma di comprendere se il modello italiano ed europeo di integrazione sia ancora fondato su categorie adeguate alla realtà contemporanea.
Le dichiarazioni politiche susseguitesi nelle ultime ore dimostrano infatti una evidente difficoltà del sistema nell’inquadrare il fenomeno delle cosiddette seconde generazioni. Da un lato si continua a sostenere che la cittadinanza rappresenti automaticamente il completamento del percorso integrativo; dall’altro si invocano strumenti amministrativi pensati per cittadini stranieri anche nei confronti di soggetti ormai pienamente italiani sul piano formale.
È qui che emerge una contraddizione sempre più evidente nel dibattito pubblico italiano: la cittadinanza viene spesso trattata come un semplice atto amministrativo, mentre viene progressivamente rimossa la dimensione sostanziale dell’appartenenza alla comunità nazionale.
Il tema della doppia cittadinanza si inserisce precisamente in questo contesto. In molti ordinamenti, tra cui quello marocchino, la naturalizzazione all’estero non comporta la perdita della cittadinanza originaria. Il risultato è che il soggetto mantiene contemporaneamente un doppio legame giuridico, culturale e identitario. Si tratta di una condizione perfettamente legittima sul piano normativo, ma che apre inevitabilmente interrogativi sul significato stesso dell’integrazione nel modello europeo contemporaneo.
Per decenni la cittadinanza è stata concepita come il punto di arrivo di un percorso di appartenenza politica e civile. Oggi, invece, il sistema tende a considerarla prevalentemente come uno status cumulabile, spesso scollegato da una reale verifica del livello di integrazione sostanziale.
Ed è proprio questo il punto che il caso Modena riporta al centro del dibattito: il possesso della cittadinanza italiana coincide automaticamente con l’integrazione? Oppure esiste una differenza tra appartenenza formale e appartenenza reale alla comunità nazionale?
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce precisamente dalla necessità di affrontare questo vuoto teorico e normativo. Non attraverso categorie etniche o contrapposizioni ideologiche, ma attraverso la costruzione di criteri chiari di integrazione sostanziale fondati su lingua, lavoro, rispetto delle regole, adesione ai principi costituzionali e reale partecipazione alla vita della comunità nazionale.
Il caso Modena dimostra che il dibattito italiano continua invece a oscillare tra multiculturalismo automatico e sola risposta securitaria, senza affrontare il nodo centrale: cosa significhi realmente integrare una persona all’interno della società italiana contemporanea.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista — Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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