“CPR in Toscana sarà ad Aulla, è scontro politico” – il problema non è dove farlo, ma se farlo funzionare

L’articolo de Il Manifesto (consultabile qui: https://ilmanifesto.it/cpr-in-toscana-sara-ad-aulla-e-scontro-politico) si inserisce in un copione ormai noto: ogni ipotesi di apertura di un Centro di permanenza per i rimpatri genera uno scontro politico e territoriale che finisce per oscurare la questione centrale.

Si discute del luogo, si polarizza il dibattito tra favorevoli e contrari, ma si evita sistematicamente di affrontare il punto decisivo: la funzione giuridica e operativa dei CPR nel sistema dell’immigrazione.

I CPR non sono – o non dovrebbero essere – una scelta politica discrezionale. Sono uno strumento previsto dall’ordinamento, disciplinato dall’art. 14 del d.lgs. 286/1998, funzionale all’esecuzione dei provvedimenti di espulsione nei casi in cui non sia possibile procedere immediatamente al rimpatrio. In altri termini, rappresentano l’anello di chiusura del sistema.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione strutturale.

L’Italia – e più in generale l’Europa – continua a produrre provvedimenti di allontanamento senza dotarsi di strumenti effettivi per renderli eseguibili. Il risultato è un sistema formalmente rigoroso ma sostanzialmente inefficace, in cui l’irregolarità diventa una condizione di fatto tollerata.

Il dibattito sulla localizzazione del CPR di Aulla rischia quindi di essere fuorviante. Non è rilevante stabilire se il centro debba sorgere in Toscana, in Emilia-Romagna o altrove. La vera questione è se esista la volontà di rendere questi strumenti realmente operativi, nel rispetto delle garanzie giuridiche ma anche dell’effettività delle decisioni amministrative.

Senza CPR funzionanti, ogni politica di rimpatrio è destinata a rimanere sulla carta. E senza rimpatri effettivi, l’intero sistema perde credibilità.

Da questo punto di vista, la contrapposizione ideologica – tra chi li considera strumenti necessari e chi li rifiuta in radice – appare sterile. Il tema non è “essere a favore o contro”, ma comprendere che, in assenza di un meccanismo di esecuzione, il diritto dell’immigrazione diventa una costruzione puramente teorica.

Nel quadro del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, i CPR assumono un ruolo preciso: non come strumenti punitivi, ma come dispositivi funzionali alla gestione delle situazioni di mancata integrazione. Se il soggiorno è legato a parametri oggettivi, allora deve esistere anche un meccanismo effettivo per la cessazione di tale soggiorno quando quei parametri vengono meno.

Il punto, quindi, è estremamente chiaro.

Non è il CPR di Aulla il problema.

Il problema è che, ancora una volta, si discute di dove collocare uno strumento senza chiedersi se il sistema nel suo complesso sia in grado di utilizzarlo davvero.

Commenti

Rispondi

Scopri di più da Integrazione o ReImmigrazione

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere