L’articolo di Affaritaliani (consultabile qui: https://www.affaritaliani.it/milano/cgil-manifestazione-remigration-a-milano-contro-i-valori-della-costituzione.html) riporta la presa di posizione della CGIL contro una manifestazione riconducibile al concetto di “remigration”, qualificata come contraria ai valori costituzionali.
La posizione è chiara, ma il quadro merita una lettura più rigorosa.
Il punto centrale è comprendere cosa si intenda per “remigration” e, soprattutto, evitare di estendere tale etichetta a qualsiasi proposta che introduca criteri più stringenti nella gestione dell’immigrazione. In assenza di questa distinzione, il dibattito si sposta inevitabilmente su un piano ideologico, perdendo il riferimento ai parametri giuridici.
Se si assume che la “remigration” – intesa in senso radicale e generalizzato – sia incompatibile con i principi costituzionali, il ragionamento può trovare un fondamento. L’ordinamento italiano, infatti, si fonda su garanzie inderogabili, tra cui il rispetto della dignità della persona, il diritto alla vita privata e familiare e il principio di non discriminazione, che trovano ulteriore tutela anche a livello sovranazionale, in particolare nell’art. 8 CEDU.
Ma il problema nasce quando questa qualificazione viene utilizzata in modo indistinto.
Non ogni politica di allontanamento è incostituzionale. L’ordinamento italiano già prevede, in modo espresso, strumenti di espulsione e rimpatrio, disciplinati dal Testo Unico Immigrazione. Allo stesso modo, la permanenza dello straniero sul territorio non è, e non è mai stata, un diritto incondizionato, ma è sempre collegata alla sussistenza di determinati presupposti.
Il nodo, quindi, non è stabilire se sia legittimo o meno prevedere l’allontanamento, ma definire su quali basi giuridiche esso debba avvenire.
Ed è qui che si colloca una distinzione che nel dibattito pubblico continua a mancare.
Un conto è un approccio identitario e generalizzato, che prescinde da valutazioni individuali; altro conto è un sistema giuridico che collega il diritto di soggiorno a parametri oggettivi e verificabili di integrazione. Nel primo caso si pongono evidenti problemi di compatibilità costituzionale; nel secondo caso, invece, si resta pienamente all’interno dell’ordinamento, purché siano rispettate le garanzie procedurali e sostanziali.
La stessa giurisprudenza, nazionale ed europea, ha più volte affermato che il bilanciamento tra interesse pubblico al controllo dell’immigrazione e diritti fondamentali deve avvenire caso per caso, tenendo conto del grado di integrazione dello straniero. Questo dimostra che il concetto di integrazione non è estraneo al diritto, ma ne è già parte integrante.
Il rischio, allora, è evidente.
Trasformare ogni proposta di riforma in uno scontro simbolico tra “costituzionale” e “incostituzionale” impedisce di affrontare il vero problema: l’assenza di un modello normativo coerente che renda effettivo il governo dell’immigrazione.
Nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, il punto non è contrapporsi ai valori costituzionali, ma darvi attuazione in modo sistematico. L’integrazione diventa il criterio centrale di valutazione, e l’eventuale cessazione del soggiorno non è una misura ideologica, ma la conseguenza giuridica della mancanza dei presupposti.
In questo senso, il dibattito sollevato dall’articolo non è inutile. Ma resta incompleto.
Perché continua a muoversi sul piano delle etichette, senza entrare nel merito della costruzione giuridica di un sistema che, oggi più che mai, appare privo di una direzione chiara.

- Grecia, 300-500 rimpatri bloccati: quando la detenzione sostituisce il ritorno
- New York, oltre 2.100 arresti ICE: la sicurezza è il bersaglio, l’irregolarità è il criterio
- Malesia, il visto multiplo si restringe a 31 nazionalità: quattro finalità, ma manca ancora la lista
- Il Giappone raddoppia i fondi per gli stranieri. Ma insieme all’integrazione finanzia anche i controlli
- Londra libera le carceri espellendo i detenuti stranieri: una scelta di buon senso che l’Europa ha dimenticato
- Nel 2030 l’Italia avrà ancora 59 milioni di abitanti. Ma chi saranno gli italiani?
- Britain’s visa brake targets passports. A durable migration system should target risk
- Singapore, otto lavori si aprono a nove Paesi: la carenza di manodopera non cancella i limiti
- Thailandia, il visto non serve ma il soggiorno si dimezza: dal 15 settembre il turismo torna a 30 giorni
- Kuwait, finisce la proroga automatica dei visti: l’emergenza proteggeva il soggiorno, ora torna la scadenza
- Italia-Spagna, 180.000 controlli e 31 ingressi negati: la proroga di Schengen deve provare la necessità
- Costa Rica, 10.480 persone possono uscire dal limbo dell’asilo: la regolarizzazione comincia dal radicamento
- Anche l’AfD apre all’immigrazione: lavoro, lingua e integrazione diventano criteri per restare
- Svezia, una pena oltre la multa può portare all’espulsione: la sentenza non è ancora il rimpatrio
- Oltre le porte aperte e le espulsioni collettive: una terza via per governare l’immigrazione
- Stati Uniti, oltre 100 espulsi verso otto Paesi africani: il Paese terzo diventa la destinazione
- El arraigo español puede ser una tercera vía entre la regularización automática y la expulsión indiscrimina da
- La radicalizzazione delle seconde generazioni dimostra perché controllare le frontiere non basta: l’Europa de ve iniziare a controllare anche l’integrazione
- Serve una Polizia dell’Immigrazione: Controlli, rimpatri e garanzie nello Stato di diritto
- Naturalisation en France : l’examen civique est un début, pas une politique d’intégration
- Frontiere aperte, rimpatri inefficaci: la contraddizione della politica migratoria europea
- Complementary Protection after Decree-Law No. 20 of 2023: Constitutional and International Obligations as an Autonomous Legal Basis for Protection
- Il caso Venezia dimostra perché l’Italia dovrebbe inserire il dovere di integrazione nella Costituzione
- Venezia, avevamo chiesto ai candidati quale integrazione volessero. Ora una risposta inquietante
- «La libertà delle donne non può essere una condizione». A Venezia emerge il vero problema dell’integrazion e
- Syrien-Rückkehr: Deutschland braucht Einzelfallprüfung statt politischer Quoten
- Complementary Protection, Social Rootedness and Ex Nunc Assessment: The Tribunal of Bologna Recognises the Right to Remain on the Basis of Effective Integration
- Israele, 1.334 domande etiopi nel limbo: dopo anni d’attesa, lo Stato accelera verso l’uscita
- Haiti, quasi 200.000 ritorni forzati: l’espulsione ha una data, il ritorno ha bisogno di uno Stato
- Stati Uniti, il visto non è una licenza di silenzio: bocciate le espulsioni fondate sulle opinioni
- Ceuta and Europe’s Border Crisis: Regularisation, Irregular Entry and Political Responsibility
- Canada, la via di Hong Kong chiude: il permesso di lavoro protegge l’attesa, non garantisce la residenza
- Stati Uniti, ICE ferma Milo Yiannopoulos: il visto scaduto non guarda le idee
- Ceuta, Madrid chiama Frontex dopo due rifiuti: il controllo nazionale ha bisogno dell’Europa
- America Should Fix the Asylum Backlog, Not Turn Delay Into an Annual Fee
- L’immigrazione preoccupa il Paese. Ma continuiamo a contare lavoratori invece di misurare l’integrazione
- AfD oltre il 40%: la Germania scopre il costo politico di un’immigrazione letta soltanto attraverso l’econom ia
- Galli della Loggia pone il problema dell’integrazione. Il cambiamento climatico lo rende ancora più urgente
- Difesa, sviluppo e immigrazione: all’Etna Forum manca una quarta parola, integrazione
- Open European Borders, Ineffective Returns: The Contradiction at the Heart of Migration Policy
- Ventitré egiziani rimpatriati, ma dietro il charter c’è il vero problema: senza accordi con i Paesi d’orig ine le espulsioni restano sulla carta
- Dalla Francia una domanda per l’Italia: è arrivato il momento di inserire il dovere di integrazione in Costit uzione?
- Stati Uniti, il taglio ai salari H‑2A resta in vigore: ma ora può costare gli arretrati
- Eswatini, altri due deportati dagli USA: l’espulsione finisce, la custodia può ricominciare
- Dall’America all’Europa, torna lo Stato sull’immigrazione. Ma manca l’integrazione
- Malaysia, 1.476 ritorni verso il Myanmar: il rimpatrio è volontario solo se la scelta resta individuale
- Post-Brexit Britain cut work visas. Now it must prove it can govern integration
- Fronteras internas abiertas, retornos ineficaces: la contradicción de la política migratoria europea
- La ReImmigrazione non è un’espulsione di massa: perché il ritorno deve essere una politica pubblica individual izzata
- Immigrazione, il Regno Unito punta sui dati: asilo, rimpatri e controllo della presenza straniera
- Malaysia, identificazione, verifica della protezione e rimpatrio: il nuovo piano per i cittadini birmani
- Sudafrica, un modello integrato per identificazione, controllo e rimpatrio degli immigrati irregolari
- Sudafrica, un modello integrato per identificazione, controllo e rimpatrio degli immigrati irregolari
- Regno Unito, oltre 21.000 stranieri condannati e destinatari di espulsione restano nella comunità
- Polonia, il PESEL non basta più: dal 1° settembre chi non conferma l’identità perde lo status UKR
Rispondi