Il Giappone sta vivendo una trasformazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi impensabile. Secondo i dati riportati dal quotidiano The Japan Times, il numero di residenti stranieri nel Paese ha raggiunto il record storico di oltre 4 milioni di persone, segnando il livello più alto mai registrato nella storia giapponese.
Fonte:
https://www.japantimes.co.jp/news/2026/03/28/japan/society/japan-foreign-resident-population-record/
Il dato assume un significato particolarmente rilevante se si considera che il Giappone è stato per decenni uno degli Stati industrializzati più prudenti sul piano migratorio, caratterizzato da un modello fortemente orientato alla tutela della coesione culturale e dell’identità nazionale.
La crescita della presenza straniera non nasce però da una svolta ideologica verso il multiculturalismo, bensì da esigenze economiche e demografiche sempre più difficili da ignorare. Il Paese sta infatti affrontando una delle più gravi crisi demografiche al mondo. Il numero delle nascite continua a diminuire, l’età media della popolazione aumenta costantemente e numerosi settori produttivi registrano una crescente carenza di manodopera.
Secondo l’analisi pubblicata da Nippon.com, il numero di lavoratori stranieri in Giappone ha superato i 2,6 milioni, con una crescita continua da oltre tredici anni.
Fonte:
https://www.nippon.com/en/japan-data/h02693/
I comparti maggiormente interessati sono quelli dell’edilizia, dell’assistenza agli anziani, della logistica, dell’agricoltura e del turismo. In altre parole, proprio quei settori che risultano sempre più essenziali per sostenere il sistema economico e sociale giapponese in una fase di rapido invecchiamento della popolazione.
Tuttavia, ciò che rende il caso giapponese particolarmente interessante è il fatto che Tokyo continua a evitare accuratamente di definirsi un “Paese di immigrazione”. Ed è proprio questa apparente contraddizione a dominare il dibattito politico interno.
Da un lato cresce la necessità economica di attrarre lavoratori stranieri. Dall’altro lato aumenta il confronto pubblico sul tema dell’integrazione, della coesione sociale e della capacità del Giappone di mantenere il proprio equilibrio culturale e istituzionale.
Negli ultimi mesi il dibattito si è ulteriormente intensificato anche a seguito delle discussioni relative ai programmi di integrazione per residenti stranieri e ai percorsi verso la cittadinanza.
Secondo quanto riportato da East Asia Forum, il governo giapponese starebbe infatti ampliando l’accesso al mercato del lavoro straniero, mantenendo però un approccio molto prudente rispetto ai percorsi di stabilizzazione permanente e naturalizzazione.
Fonte:
https://eastasiaforum.org/2026/05/15/japan-narrows-path-to-citizenship-amid-labour-shortages/
Questo elemento appare particolarmente significativo perché mostra un modello profondamente diverso rispetto a gran parte delle esperienze europee degli ultimi decenni. L’approccio giapponese sembra infatti orientato verso un’immigrazione prevalentemente funzionale alle esigenze economiche, accompagnata però da una forte attenzione alla continuità culturale e alla stabilità sociale.
Anche il Financial Times ha evidenziato come la crescita della popolazione straniera stia progressivamente entrando al centro del confronto politico giapponese, soprattutto in relazione alle conseguenze sociali della crisi demografica e alla capacità del Paese di preservare la propria coesione interna.
Fonte:
https://www.ft.com/content/7f314584-4865-4237-ac06-67b013481460
Parallelamente, stanno emergendo movimenti politici che pongono sempre più attenzione ai temi dell’identità nazionale e della gestione dell’immigrazione. Il quotidiano britannico The Guardian ha recentemente analizzato la crescita di formazioni come Sanseitō, che ha sviluppato parte del proprio consenso attorno al tema “Japanese First”.
Fonte:
https://www.theguardian.com/world/2025/jul/25/japan-upper-house-election-sanseito-japanese-first
Il caso giapponese sta quindi attirando crescente attenzione anche a livello internazionale perché pone una domanda che riguarda ormai molte società avanzate: è possibile affrontare la crisi demografica e la carenza di manodopera senza trasformare radicalmente l’identità culturale dello Stato?
Si tratta di una questione destinata probabilmente ad assumere sempre maggiore rilevanza anche nel dibattito europeo.
Per molti anni, infatti, l’immigrazione è stata spesso presentata come una conseguenza inevitabile della globalizzazione economica e della crisi demografica occidentale. Il Giappone sembra invece voler costruire un modello diverso, fondato su ingresso selettivo, forte controllo amministrativo e particolare attenzione alla stabilità sociale.
Resta naturalmente da comprendere se tale equilibrio potrà essere mantenuto nel lungo periodo e se il progressivo aumento della presenza straniera produrrà trasformazioni più profonde all’interno della società giapponese.
Il dibattito, in ogni caso, è ormai aperto.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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