Nell’articolo “La riforma sull’immigrazione di Hanoi: un passo avanti nella digitalizzazione, al servizio dei cittadini e delle imprese”, pubblicato da Vietnam.vn il 17 marzo 2025 e attribuito a Báo Nhân dân, viene descritta l’esperienza del Dipartimento per la Gestione dell’Immigrazione della Polizia di Hanoi, indicato con la sigla PA08, impegnato in un processo di riforma amministrativa fondato sulla digitalizzazione delle procedure e sulla semplificazione dei rapporti con cittadini, imprese e stranieri.
Il dato interessante non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda il modello organizzativo.
Ad Hanoi esiste una struttura di polizia espressamente specializzata nella gestione dell’immigrazione, competente sulle procedure di ingresso, uscita, transito e soggiorno degli stranieri. Nel 2024 il Dipartimento ha trattato oltre 23.000 pratiche relative a cittadini stranieri, quasi il doppio rispetto all’anno precedente: più di 10.000 domande riguardavano permessi di soggiorno temporanei e oltre 13.000 visti e proroghe. Il 95 per cento delle domande complessivamente considerate nell’attività descritta è stato presentato attraverso il portale dei servizi pubblici.
È un’esperienza che merita attenzione anche nel dibattito italiano, soprattutto in relazione al nono pilastro del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, dedicato alla creazione di una Polizia dell’Immigrazione come corpo specializzato.
Quando si propone una struttura specificamente dedicata all’immigrazione, la prima obiezione è spesso quella di immaginare un apparato ulteriore, destinato ad aumentare controlli e burocrazia. L’esperienza di Hanoi suggerisce esattamente il contrario: specializzazione amministrativa e semplificazione possono procedere insieme.
Il Dipartimento ha reso pubbliche tutte le 17 tipologie di procedure amministrative relative all’immigrazione, indicando modalità, tariffe e tempi di conclusione dei procedimenti. La progressiva introduzione delle procedure telematiche permette inoltre agli utenti di presentare le domande online, evitare code agli sportelli e seguire lo stato della pratica attraverso sistemi elettronici.
È precisamente questo il punto.
Una Polizia dell’Immigrazione specializzata non dovrebbe essere concepita soltanto come struttura deputata al controllo dello straniero. Dovrebbe essere soprattutto un’amministrazione professionalmente competente, capace di conoscere la normativa, gestire rapidamente le procedure, garantire uniformità di interpretazione e assicurare al cittadino straniero un interlocutore amministrativo chiaramente individuabile.
In Italia, invece, la materia continua spesso ad essere percepita come una delle molte competenze affidate agli apparati generali di pubblica sicurezza. Questo produce una sovrapposizione tra funzioni profondamente diverse: da una parte il rilascio e il rinnovo dei titoli di soggiorno; dall’altra le attività di controllo, allontanamento e rimpatrio.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” propone di superare questa confusione funzionale.
Chi deve valutare una domanda di soggiorno, verificare un percorso amministrativo o gestire la regolarità della permanenza dovrebbe operare all’interno di una struttura altamente specializzata, dotata di personale formato, banche dati integrate e procedure prevalentemente digitali.
Allo stesso tempo, l’esecuzione della ReImmigrazione deve essere affidata a un apparato capace di dare effettività alle decisioni assunte, senza costringere gli stessi uffici a svolgere contemporaneamente funzioni amministrative di servizio e attività coercitive.
La specializzazione, quindi, non significa necessariamente moltiplicare gli uffici. Significa separare le funzioni, attribuire responsabilità chiare e professionalizzare il sistema.
L’esperienza descritta da Vietnam.vn mostra anche un altro elemento significativo: la digitalizzazione viene collegata esplicitamente alla trasparenza. Le ricevute elettroniche, il monitoraggio dello stato delle domande e la pubblicazione delle procedure riducono il rapporto puramente fisico con l’amministrazione e consentono all’utente di sapere dove si trova la propria pratica.
Per chi conosce concretamente il funzionamento delle procedure italiane sull’immigrazione, questo punto non è secondario.
Tempi difficilmente prevedibili, appuntamenti, convocazioni, passaggi tra uffici e difficoltà nel conoscere lo stato del procedimento rappresentano ancora uno dei problemi più rilevanti del sistema. Digitalizzare non significa semplicemente trasformare un modulo cartaceo in un modulo online. Significa rendere tracciabile l’intero procedimento amministrativo.
Una vera Polizia dell’Immigrazione dovrebbe quindi nascere già digitale.
Dovrebbe consentire allo straniero e al suo difensore di conoscere lo stato della pratica, verificare i documenti acquisiti, ricevere comunicazioni ufficiali, integrare telematicamente la documentazione e comprendere con chiarezza quale ufficio sia responsabile del procedimento.
In questa prospettiva, efficienza amministrativa e controllo dell’immigrazione non sono obiettivi contrapposti.
Al contrario, uno Stato che conosce meglio le posizioni amministrative degli stranieri è anche uno Stato più capace di distinguere rapidamente chi ha titolo per rimanere da chi non lo ha.
La certezza delle procedure tutela quindi sia lo straniero regolarmente soggiornante sia l’interesse pubblico.
L’esperienza di Hanoi non deve naturalmente essere trasferita meccanicamente nell’ordinamento italiano, profondamente diverso per struttura costituzionale, sistema delle garanzie e quadro europeo. Ma offre un’indicazione che sarebbe sbagliato ignorare: la specializzazione dell’amministrazione dell’immigrazione può diventare uno strumento di modernizzazione, e non necessariamente di irrigidimento burocratico.
Il nono pilastro del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” parte precisamente da questa esigenza.
L’Italia ha bisogno di un’amministrazione dell’immigrazione che non sia soltanto competente, ma riconoscibile, specializzata, digitalizzata e responsabile dei risultati.
Perché un sistema migratorio efficace non si misura dal numero degli sportelli o dalla quantità di documenti richiesti.
Si misura dalla capacità dello Stato di decidere correttamente e rapidamente chi può entrare, chi può restare e chi deve tornare nel proprio Paese.
La lezione di Hanoi, sotto questo profilo, è semplice: specializzare non significa complicare. Se il sistema è progettato bene, può significare esattamente il contrario.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista – Registro Trasparenza UE n. 280782895721-36
ORCID 0009-0004-7030-0428

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