Il dibattito italiano sull’immigrazione è stato per molti anni dominato da una contrapposizione quasi esclusivamente politica tra accoglienza ed espulsione. Il diritto dell’immigrazione veniva concepito principalmente come uno strumento di gestione amministrativa dei flussi o come meccanismo di controllo della presenza straniera nel territorio nazionale. Oggi, tuttavia, sembra emergere una trasformazione molto più profonda, destinata ad incidere sulla struttura stessa del sistema giuridico italiano.
Il DDL Sicurezza 2026 S.1869, attualmente in discussione presso il Senato della Repubblica Italiana, rappresenta probabilmente uno dei segnali più evidenti di questa evoluzione.
Documentazione ufficiale del Senato della Repubblica relativa al DDL S.1869:
Scheda ufficiale DDL S.1869 – Senato della Repubblica
https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=60049
Il dato più interessante non riguarda soltanto il rafforzamento degli strumenti di sicurezza, dei trattenimenti o delle procedure di rimpatrio. La vera novità è il progressivo consolidamento della protezione complementare come categoria centrale del nuovo diritto dell’immigrazione italiano.
Per lungo tempo le forme di tutela previste dall’articolo 19 del Testo Unico Immigrazione sono state considerate sostanzialmente residuali rispetto alla protezione internazionale classica. Oggi, invece, la protezione complementare tende progressivamente ad assumere una funzione molto più ampia e strategica.
Il centro della valutazione non è più soltanto il rischio esistente nel Paese di origine, ma il livello di integrazione costruito dal cittadino straniero nel territorio italiano. La tutela della vita privata e familiare ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo diventa così il principale luogo di bilanciamento tra diritti fondamentali della persona e interesse dello Stato al controllo dell’immigrazione.
Questo passaggio modifica profondamente la logica del sistema. Il diritto dell’immigrazione non si fonda più esclusivamente sulla distinzione formale tra regolarità e irregolarità amministrativa. Diventano progressivamente centrali la continuità lavorativa, la stabilità reddituale, la conoscenza della lingua italiana, le relazioni sociali e familiari, la stabilità abitativa, il rispetto delle regole dell’ordinamento e l’assenza di pericolosità sociale.
In altre parole, il Parlamento sembra progressivamente trasformare il diritto dell’immigrazione in un diritto dell’integrazione.
È proprio in questo contesto che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” assume una rilevanza sistematica sempre più evidente. La permanenza stabile non appare più come conseguenza automatica della semplice presenza fisica nel territorio dello Stato. Essa tende invece ad essere collegata all’esistenza di un autentico percorso di integrazione nella comunità nazionale.
La ReImmigrazione, in questa prospettiva, non viene concepita come misura indiscriminata o ideologica, ma come il naturale esito di un sistema che collega la permanenza stabile al livello di integrazione concretamente raggiunto. Chi costruisce una reale vita privata e familiare in Italia entra progressivamente nell’area della tutela complementare; chi invece non sviluppa alcun significativo radicamento sociale rischia di collocarsi nell’area del ritorno e dell’allontanamento.
Il DDL Sicurezza 2026 S.1869 sembra quindi muoversi lungo una direttrice molto precisa. Da un lato rafforza gli strumenti di controllo e rimpatrio; dall’altro consolida progressivamente il ruolo della protezione complementare come principale meccanismo di valutazione della permanenza legittima dello straniero nel territorio italiano.
Si tratta di una trasformazione molto profonda, perché modifica la funzione stessa del diritto dell’immigrazione. Il sistema non appare più orientato soltanto a regolare l’ingresso nel territorio nazionale, ma sempre di più a valutare la qualità dell’integrazione raggiunta nella società italiana.
Il vero cambiamento in atto potrebbe quindi essere proprio questo: il passaggio da un diritto dell’ingresso a un diritto dell’integrazione.
Ed è proprio la protezione complementare che sembra destinata a diventare il centro di questo nuovo modello italiano di gestione dell’immigrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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