Analisi del programma di Fratelli d’Italia sull’immigrazione: governo, risultati e limiti nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”

Il programma di si distingue, rispetto a quelli degli altri partiti analizzati, per un elemento che ne condiziona profondamente la lettura giuridico-politica: non è soltanto un documento programmatico, ma anche una rivendicazione dell’azione di governo già svolta.

Ne deriva una impostazione meno teorica e più operativa, nella quale il tema migratorio è inserito all’interno di una più ampia visione di sovranità, sicurezza e controllo delle frontiere.

Il fulcro dell’impostazione emerge con chiarezza nella parte dedicata alla “protezione dei confini europei”, dove si afferma esplicitamente che deve essere l’Europa a decidere chi entra e non le organizzazioni criminali o attori esterni. Il paradigma è dunque quello del controllo preventivo e della gestione esternalizzata del fenomeno migratorio, attraverso accordi con Paesi terzi, rafforzamento delle agenzie europee e potenziamento dei rimpatri . In questo senso, il programma si colloca in continuità con una linea già visibile nella prassi amministrativa e normativa degli ultimi anni: riduzione degli ingressi irregolari, cooperazione internazionale e centralità del rimpatrio come strumento di riequilibrio del sistema.

Sotto il profilo giuridico, questa impostazione appare coerente con una lettura restrittiva dell’art. 10, comma 3, Cost., nella quale il diritto d’asilo non è negato, ma fortemente incanalato entro procedure selettive e territorialmente esternalizzate. Si tratta di una trasformazione significativa del modello italiano, che tende a spostare il baricentro dalla gestione interna del migrante alla prevenzione dell’ingresso.

Tuttavia, è proprio qui che emerge il nodo centrale se si assume come chiave di lettura il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.

Il programma di Fratelli d’Italia, pur strutturato e articolato sul versante della sicurezza e della regolazione dei flussi, appare ancora incompleto nella costruzione di un vero ciclo giuridico della permanenza. L’integrazione è evocata solo indirettamente, soprattutto attraverso il riferimento all’immigrazione regolare legata al lavoro e alla necessità di incontro tra domanda e offerta . Manca però una definizione normativa forte dell’integrazione come condizione giuridica per la stabilizzazione del soggiorno.

In altri termini, il modello delineato è efficace nella fase di ingresso e di contenimento, ma non altrettanto nella fase successiva, quella decisiva: la permanenza.

Qui il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” impone una scelta netta, che nel programma non viene ancora pienamente esplicitata. Se l’integrazione non diventa criterio giuridico verificabile – fondato su indicatori oggettivi quali lavoro stabile, conoscenza linguistica, adesione ai valori costituzionali – il sistema rischia di rimanere sospeso tra due modelli incompiuti: da un lato il controllo dei flussi, dall’altro una permanenza non sufficientemente regolata.

Va riconosciuto, rispetto ad altri programmi, che Fratelli d’Italia affronta in modo più diretto e strutturale il tema dei rimpatri, considerati elemento essenziale del sistema. Il rafforzamento degli accordi con i Paesi di origine e la previsione di strumenti europei più efficaci rappresentano, sotto il profilo tecnico, un avanzamento rispetto alle impostazioni che tendono a rimuovere o marginalizzare il problema. Tuttavia, anche in questo caso, il rimpatrio resta uno strumento amministrativo, non ancora pienamente integrato in un sistema normativo che lo colleghi in modo automatico e trasparente al fallimento del percorso di integrazione.

Il confronto con il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” evidenzia dunque una criticità di fondo: il programma costruisce con rigore la fase di selezione e di controllo, ma non chiude il cerchio sul piano della permanenza. Manca, in termini giuridici, una vera condizionalità del soggiorno fondata sull’integrazione, così come manca una previsione esplicita della reimmigrazione come esito fisiologico per chi non si integra.

In prospettiva, è proprio su questo passaggio che si gioca la tenuta del modello. Senza una saldatura tra ingresso, integrazione e rimpatrio, il sistema rischia di rimanere parziale: forte nella difesa dei confini, ma meno incisivo nella gestione interna del fenomeno.

In conclusione, il programma di Fratelli d’Italia rappresenta, allo stato, il tentativo più avanzato di ricondurre l’immigrazione entro una logica di sovranità e controllo. Tuttavia, per evolvere in un modello giuridico completo, deve ancora compiere un passaggio decisivo: trasformare l’integrazione da obiettivo politico a criterio normativo vincolante e collegare in modo esplicito il mancato inserimento alla reimmigrazione. Solo così il paradigma potrà dirsi realmente compiuto.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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