Il programma del Movimento 5 Stelle in materia di immigrazione, contenuto nel programma elettorale europeo 2024 (consultabile nel documento allegato)
, si articola attorno alla nozione di “terza via”, proposta come alternativa tanto alle politiche di chiusura quanto agli approcci meramente umanitari.
La sezione dedicata ai flussi migratori evidenzia una critica esplicita all’attuale assetto europeo, incentrato sul principio dello Stato di primo ingresso e privo di meccanismi effettivi di redistribuzione dei richiedenti asilo . Il Movimento 5 Stelle individua nella dimensione sovranazionale il livello adeguato per affrontare il fenomeno, insistendo sulla necessità di rafforzare i canali legali di ingresso, contrastare i trafficanti e costruire un sistema di accoglienza più equo tra gli Stati membri.
Si tratta, formalmente, di un’impostazione che tenta di introdurre elementi di razionalità nel dibattito pubblico. Non è privo di rilievo il fatto che venga richiamata la “capacità di accoglienza” dei singoli Stati, segnale di una consapevolezza – almeno teorica – dei limiti strutturali dei sistemi nazionali.
Tuttavia, quando si passa dal piano enunciativo a quello sostanziale, il programma mostra una lacuna che lo avvicina a molte altre elaborazioni politiche degli ultimi anni: l’assenza di una reale teoria del governo del fenomeno migratorio.
Ed è proprio in questo punto che il confronto con il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” consente di cogliere con chiarezza i limiti dell’impostazione proposta.
Il paradigma tradizionale dell’integrazione – al quale il Movimento 5 Stelle resta sostanzialmente ancorato – si fonda sull’assunto che l’inserimento dello straniero nel tessuto sociale rappresenti l’esito fisiologico del percorso migratorio. In questa prospettiva, le politiche pubbliche devono principalmente favorire l’inclusione, riducendo le barriere e creando opportunità.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, invece, introduce un elemento di discontinuità: esso riconosce che l’integrazione non è un esito garantito, ma una possibilità condizionata. Ne consegue che l’ordinamento deve dotarsi non solo di strumenti per favorire l’inserimento, ma anche di meccanismi efficaci per gestire l’ipotesi – tutt’altro che marginale – del mancato inserimento.
Sotto questo profilo, il programma del Movimento 5 Stelle si colloca chiaramente nel primo paradigma, senza però affrontarne le criticità.
L’integrazione viene evocata come obiettivo, ma non viene mai analizzata come processo fallibile. Non si rinviene alcuna riflessione sulle frizioni sociali che possono emergere nei contesti territoriali, né sui costi – economici e sociali – di un’integrazione incompleta o fallita. Si tratta di una rimozione significativa, perché proprio tali frizioni rappresentano oggi uno dei principali fattori di instabilità nelle società europee.
Ancora più evidente è il vuoto sul versante della reimmigrazione, intesa come insieme delle politiche di rimpatrio e di gestione dell’uscita dal territorio.
Nel programma esaminato, questo tema è sostanzialmente assente. Non viene delineata alcuna strategia organica in materia di rimpatri, né sotto il profilo dell’effettività amministrativa, né sotto quello della cooperazione internazionale con i Paesi di origine. Si tratta di una lacuna strutturale, che incide direttamente sulla credibilità complessiva dell’impianto.
In assenza di un sistema efficace di rimpatri, infatti, l’intero edificio delle politiche migratorie risulta sbilanciato: l’ingresso è regolato (più o meno efficacemente), la permanenza è incentivata, ma l’uscita resta sostanzialmente priva di disciplina operativa. È un modello incompleto, che finisce per alimentare proprio quelle situazioni di irregolarità che si vorrebbero contrastare.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” impone invece una logica diversa, più lineare e, per certi aspetti, più aderente alla tradizione giuridica degli ordinamenti europei: chi entra deve poter integrarsi secondo regole chiare; chi non si integra, o non ha titolo a permanere, deve essere ricondotto fuori dal territorio in modo altrettanto chiaro ed effettivo.
Il programma del Movimento 5 Stelle, pur introducendo elementi di razionalizzazione sul piano europeo e riconoscendo la necessità di evitare approcci ideologici, non compie questo passaggio. Resta ancorato a una visione in cui l’integrazione è data per possibile e auspicabile, ma non viene mai posta come condizione giuridicamente rilevante della permanenza.
In definitiva, la cosiddetta “terza via” rischia di tradursi in una formula intermedia che attenua i conflitti retorici ma non risolve le questioni sostanziali. Senza una piena assunzione del binomio integrazione/reimmigrazione, il modello resta privo di uno dei suoi pilastri essenziali: la capacità di governare non solo l’ingresso, ma l’intero ciclo della presenza dello straniero nel territorio dello Stato.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Il futuro dell’immigrazione si gioca sull’integrazione: il dibattito che la politica continua a rinviare
Negli ultimi anni il dibattito politico sull’immigrazione si è progressivamente trasformato in uno scontro tra slogan. Da una parte si invocano politiche sempre più restrittive; dall’altra si continua a difendere un modello che, nei fatti, ha mostrato tutti i suoi limiti. Nel frattempo, il confronto sulle vere riforme necessarie continua a essere rinviato. Eppure il…
La critica del vescovo Cahill apre lo spazio per il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”
Le dichiarazioni del vescovo Brendan John Cahill, secondo cui la remigrazione violerebbe la dignità umana, meritano di essere lette con attenzione. Al di là delle diverse posizioni politiche, esse riportano al centro del dibattito un principio che nessuno Stato democratico può ignorare: ogni politica migratoria deve confrontarsi con il rispetto della persona e dei suoi…
“Irpef, la Lombardia è più ricca anche grazie alle tasse pagate dagli immigrati” – il contributo fiscale è importante, ma non può essere l’unico criterio delle politiche migratorie
L’articolo de Il Giorno (consultabile qui: https://www.ilgiorno.it/cronaca/irpef-piu-ricca-lombardia-tasse-immigrati-a00gbs2u) evidenzia come il contributo fiscale dei lavoratori stranieri rappresenti una componente significativa delle entrate tributarie della Lombardia. Si tratta di un dato che merita di essere riconosciuto. Chi lavora regolarmente, produce reddito e paga le imposte contribuisce al finanziamento dei servizi pubblici e al funzionamento dello Stato. Negarlo…
- Il futuro dell’immigrazione si gioca sull’integrazione: il dibattito che la politica continua a rinviare
- La critica del vescovo Cahill apre lo spazio per il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”
- “Irpef, la Lombardia è più ricca anche grazie alle tasse pagate dagli immigrati” – il contributo fiscale è importante, ma non può essere l’unico criterio delle politiche migratorie
- La nozione di vita privata nella protezione complementare. Osservazioni sul decreto del Tribunale di Firenze del 17 giugno 2026 (R.G. n. 11675/2025)
- “Prevost: gli immigrati hanno plasmato l’America” – la storia non può diventare un argomento per evitare il tema dell’integrazione



Lascia un commento