Analisi del programma sull’immigrazione di Alleanza Verdi e Sinistra: accoglienza come unico asse e assenza del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”

Il programma di Alleanza Verdi e Sinistra in materia migratoria, consultabile al seguente link:
https://verdisinistra.it/programma-alleanza-verdi-e-sinistra/

si presenta come una delle elaborazioni più nette e coerenti sul piano ideologico nel panorama politico italiano. L’impostazione è chiaramente orientata alla tutela dei diritti fondamentali della persona migrante, al superamento delle politiche restrittive e alla costruzione di un sistema fondato sull’accoglienza diffusa e sull’ampliamento dei canali legali di ingresso.

Tuttavia, se si passa da una lettura politica a una lettura tecnico-giuridica, emerge con chiarezza un dato che non può essere eluso: il programma non sviluppa un modello di integrazione in senso proprio, ma si fonda su una logica di accoglienza estesa, priva di criteri selettivi e di meccanismi di verifica.

L’integrazione, infatti, non è mai definita come processo giuridicamente rilevante. Non vengono individuati parametri, non sono previsti strumenti di accertamento, né tantomeno si stabilisce un collegamento tra il livello di integrazione raggiunto e il diritto di permanenza sul territorio dello Stato. In altri termini, l’integrazione non è un criterio, ma una presunzione.

Questa impostazione determina un primo limite strutturale: la totale assenza di una teoria della permanenza qualificata. Il programma disciplina – o meglio, amplia – l’ingresso e sostiene la permanenza, ma non si interroga mai su quali condizioni debbano legittimare quest’ultima nel tempo.

A ciò si aggiunge un secondo elemento, ancora più rilevante: la rimozione del problema della sostenibilità sociale. Non viene affrontato il tema delle frizioni che possono emergere nei contesti territoriali, né quello della capacità reale delle comunità locali di assorbire nuovi ingressi in modo equilibrato. L’accoglienza è considerata un valore in sé, non un processo che deve misurarsi con limiti concreti.

Il profilo più critico, tuttavia, riguarda la totale assenza del tema dei rimpatri.

Nel programma non si rinviene alcuna elaborazione in materia di espulsioni, di cooperazione con i Paesi di origine o di strumenti di allontanamento. Il momento dell’uscita dal territorio – che rappresenta, sul piano giuridico, una componente essenziale di qualsiasi sistema migratorio – è semplicemente escluso dal discorso.

È a questo punto che il confronto con il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” diventa decisivo.

Tale paradigma si fonda su una struttura binaria e completa del fenomeno migratorio: l’ingresso dello straniero è sostenibile solo se accompagnato da un percorso di integrazione effettiva; in caso contrario, deve esistere un sistema credibile di reimmigrazione, intesa come ritorno verso il Paese di origine.

Il programma di Alleanza Verdi e Sinistra non si colloca neppure in modo parziale all’interno di questa struttura. Non sviluppa il primo polo – l’integrazione – perché non lo definisce né lo rende verificabile. E non contempla il secondo – la reimmigrazione – perché omette completamente il tema dei rimpatri.

Ne deriva un modello che non è semplicemente sbilanciato, ma incompleto nella sua architettura. Si concentra esclusivamente sull’ingresso e sulla permanenza, senza disciplinare né la qualità dell’inserimento né l’eventuale uscita dal sistema.

In questo senso, la definizione di “accoglienza indiscriminata” non ha una valenza polemica, ma descrittiva. L’accoglienza rappresenta l’unico asse regolativo, mentre tutti gli altri elementi che compongono un sistema migratorio – integrazione effettiva, selezione, rimpatri, sostenibilità sociale – restano fuori dal perimetro.

In conclusione, il programma di Alleanza Verdi e Sinistra esprime una visione chiara e coerente sul piano dei principi, ma rinuncia a confrontarsi con il nodo centrale del diritto dell’immigrazione contemporaneo: la necessità di governare non solo l’ingresso, ma l’intero ciclo della presenza dello straniero nel territorio dello Stato.

È proprio su questo terreno che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si propone come alternativa strutturale, introducendo un criterio selettivo della permanenza e un meccanismo di chiusura del sistema. Senza questi due elementi, qualsiasi modello rischia di rimanere privo degli strumenti necessari per essere non solo giusto, ma anche effettivamente governabile.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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