Remigrazione e ReImmigrazione: due approcci diversi a un tema che richiede serietà istituzionale

Negli ultimi anni il termine “remigrazione” è riemerso nel dibattito pubblico europeo, anche grazie alla diffusione di contenuti e interventi riconducibili ad alcuni esponenti dell’area identitaria.

Tra questi, uno dei nomi più citati è quello dell’attivista austriaco Martin Sellner, che ha contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della remigrazione come possibile risposta alle criticità percepite nella gestione delle migrazioni

Al di là delle diverse valutazioni politiche, è un dato oggettivo che la remigrazione, così come viene discussa in questo contesto, esprima l’esigenza di una parte dell’elettorato europeo di vedere maggiore ordine, prevedibilità e coerenza nelle politiche migratorie.

Proprio per questo motivo è utile chiarire come la remigrazione, nella sua formulazione attuale, e la ReImmigrazione rappresentino due approcci diversi, nati da presupposti distinti e orientati a strumenti differenti.

Non si tratta di modelli “nemici”, ma di percorsi concettuali che rispondono a logiche e a domande non sovrapponibili.
La remigrazione, nella versione resa nota anche attraverso le posizioni di Sellner e di altri esponenti dell’area identitaria, parte da una lettura del fenomeno migratorio che pone al centro soprattutto le dinamiche culturali e il grado di assimilazione delle persone presenti sul territorio. In sintesi, cerca di dare una risposta a un disagio reale: la percezione di una gestione disordinata dei flussi, di una integrazione talvolta solo proclamata e di un equilibrio sociale messo alla prova.

Questa impostazione, tuttavia, tende a non affrontare in modo diretto un nodo strutturale che riguarda l’intero continente: la necessità di superare la visione economicista che, negli ultimi decenni, ha dominato la gestione delle migrazioni. Una visione che ha considerato per troppo tempo il migrante principalmente come risorsa o costo, oscillando tra fasi di apertura per esigenze di mercato del lavoro e fasi di chiusura dettate dal clima politico, senza costruire un modello stabile e coerente.
È precisamente da questa esigenza che nasce il paradigma di Integrazione o ReImmigrazione.

La ReImmigrazione non si colloca sul terreno dello scontro ideologico e non si fonda su categorie collettive. Propone un impianto giuridico-amministrativo, pienamente compatibile con l’ordinamento europeo e con i principi dello Stato di diritto, costruito su parametri chiari e verificabili:
– conoscenza della lingua del Paese ospitante;
– inserimento lavorativo regolare;
– rispetto delle regole e partecipazione ordinata alla vita della comunità.

In questo modello, il diritto a rimanere sul territorio non deriva da una valutazione astratta o da meri dati economici, ma da un percorso individuale di integrazione, documentato e verificabile. Quando questo percorso si realizza, il soggiorno si consolida. Quando, al contrario, non si realizza, l’ordinamento deve poter attivare, in modo individuale e garantito, un percorso di rientro: non come misura punitiva o identitaria, ma come conseguenza naturale del mancato completamento di un cammino di integrazione.

L’obiettivo della ReImmigrazione non è contrapporsi a chi, come Sellner e altri, solleva interrogativi sulla tenuta dei sistemi di accoglienza europei. L’obiettivo è diverso: offrire una soluzione istituzionale, che consenta di rispondere a quelle stesse preoccupazioni senza uscire dal perimetro del diritto, senza semplificazioni e senza ridurre il fenomeno migratorio a una variabile economica.
Chiarire la differenza tra remigrazione e ReImmigrazione non serve ad alimentare divisioni, ma a mettere ordine sul piano concettuale. La remigrazione, così come viene oggi discussa nel dibattito pubblico, indica una tensione verso il ritorno come risposta politica generale.

La ReImmigrazione, invece, si propone come paradigma amministrativo moderno, centrato sull’integrazione responsabile, sul caso singolo, sulla verificabilità dei requisiti e sul superamento definitivo della logica economicista.

In un’Europa che dovrà confrontarsi nei prossimi decenni con flussi migratori strutturali, la sfida non è scegliere uno slogan contro un altro, ma costruire strumenti giuridici capaci di reggere nel tempo.

È in questo spazio che la ReImmigrazione intende collocarsi: come proposta concreta, istituzionale, orientata al futuro e pensata per dare risposte serie sia ai cittadini europei sia a chi sceglie di venire in Europa assumendosi fino in fondo la responsabilità di integrarsi.

Avvocato Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36

Commenti

Lascia un commento