Parlamento europeo: limiti al potere dell’UE sui fondi. Si rafforza lo spazio per le politiche nazionali, anche in materia di immigrazione

Bruxelles, 16 aprile 2026 – La Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) del Parlamento europeo ha adottato un parere preliminare nell’ambito della proposta di regolamento relativa al nuovo quadro finanziario dell’Unione per il periodo 2028–2034, introducendo rilevanti limiti all’utilizzo dei fondi europei come strumento di pressione sulle politiche degli Stati membri.

Il documento interviene su uno dei nodi più controversi dell’attuale assetto europeo: la cosiddetta “condizionalità” legata al rispetto dello Stato di diritto e dei valori dell’Unione. In particolare, il parere stabilisce che eventuali misure incidenti sull’erogazione dei finanziamenti europei devono essere rigorosamente circoscritte a casi in cui sia dimostrabile, in modo oggettivo e verificabile, un nesso diretto tra la violazione contestata e un pregiudizio concreto per il bilancio dell’Unione.

Viene esclusa, in termini espliciti, la possibilità di utilizzare strumenti finanziari per operare valutazioni generali sui sistemi costituzionali, sui processi democratici o sugli assetti istituzionali degli Stati membri. Il testo ribadisce inoltre che l’Unione europea agisce esclusivamente nei limiti delle competenze conferite dai Trattati, nel rispetto dell’identità nazionale degli Stati e delle loro strutture fondamentali, politiche e costituzionali .

Particolarmente significativa è la presa di posizione sulla nozione di “Stato di diritto”, definita nel documento come concetto non univoco e suscettibile di interpretazioni differenziate nei vari ordinamenti nazionali. Da qui la necessità di evitare applicazioni discrezionali o estensive che possano incidere sull’autonomia degli Stati senza un fondamento giuridico rigoroso .

L’impostazione complessiva del parere segna un riequilibrio nel rapporto tra Unione e Stati membri, riaffermando i principi di sussidiarietà e proporzionalità e limitando le ipotesi di intervento dell’Unione alle sole situazioni strettamente necessarie alla tutela degli interessi finanziari europei.

Tale orientamento assume rilievo anche con riferimento alle politiche migratorie, settore nel quale gli Stati membri mantengono una competenza primaria. La limitazione degli strumenti di condizionamento finanziario rafforza, infatti, la possibilità per gli ordinamenti nazionali di sviluppare modelli autonomi di gestione dell’immigrazione, nel rispetto del quadro giuridico europeo ma senza indebite interferenze di natura politica o discrezionale.

Il procedimento legislativo è ancora in fase di definizione e il testo dovrà essere oggetto di ulteriori valutazioni nell’ambito dell’iter europeo. Tuttavia, il parere della Commissione LIBE rappresenta un segnale chiaro di attenzione verso la tutela delle competenze statali e la necessità di garantire certezza giuridica nell’applicazione dei meccanismi di condizionalità.

Per approfondimenti:
Testo del documento del Parlamento europeo – LIBE Draft Opinion
(COM(2025)0565 – 2025/0240(COD))

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