Regno Unito, il piano Burnham ridistribuisce l’asilo: 15,3 miliardi senza un vero governo del sistema

Il Regno Unito prova a correggere uno degli squilibri più visibili del proprio sistema di asilo: la concentrazione dei richiedenti nelle aree meno ricche. Il 23 agosto, un’analisi di The i Paper ha ricostruito il piano del governo di Andy Burnham per distribuire maggiormente l’accoglienza anche nei territori più ricchi. I numeri spiegano il problema: alla fine di marzo 2026 erano 97.519 le persone sostenute dal sistema di asilo britannico, oltre 31.000 delle quali nel Nord dell’Inghilterra; più di 17.000 nel solo Nord-Ovest, contro appena 2.268 nel Sud-Ovest.

La scelta di riequilibrare territorialmente l’accoglienza ha una sua logica. Non è sostenibile che il costo sociale e amministrativo di una politica nazionale ricada stabilmente sugli stessi Comuni, spesso già caratterizzati da fragilità economiche. Ma il meccanismo britannico mostra anche il limite della risposta: spostare i richiedenti asilo da un quartiere a un altro non equivale a governare l’immigrazione. Il Governo sta valutando di aumentare i tetti di spesa riconosciuti ai gestori privati per reperire alloggi nelle aree più costose, con il rischio di rendere più equa la distribuzione ma ancora più oneroso il sistema.

Il nodo finanziario è tutt’altro che marginale. La Home Affairs Committee del Parlamento britannico ha già accertato che il costo previsto dei contratti per l’alloggio dei richiedenti asilo nel periodo 2019-2029 è salito da 4,5 a 15,3 miliardi di sterline. Lo stesso Parlamento ha descritto il modello come costoso, caotico e privo per anni di una strategia di lungo periodo. Il problema, dunque, non è soltanto dove collocare le persone, ma perché lo Stato continui a sostenere costi così elevati senza riuscire a trasformare rapidamente la domanda di asilo in una decisione definitiva e, quando necessario, in una decisione eseguita.

I dati ufficiali del Home Office rendono il punto ancora più chiaro. Al 31 marzo 2026 erano 48.758 le persone in attesa di una decisione iniziale, mentre 97.519 ricevevano sostegno pubblico. Ciò significa che una parte rilevante della spesa riguarda persone già collocate in fasi successive del procedimento: ricorsi, situazioni di permanenza temporanea o casi nei quali l’uscita dal Paese non è ancora stata realizzata. Un sistema efficace deve naturalmente garantire il diritto di difesa e impedire qualsiasi rimpatrio contrario al principio di non-refoulement, ma deve anche evitare che il procedimento diventi una condizione amministrativa indefinita.

È qui che il caso britannico si collega al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Una politica migratoria ordinata ha bisogno di un’amministrazione specializzata capace di seguire l’intero percorso dello straniero: identificazione, domanda, decisione, integrazione quando sussiste il diritto alla permanenza e ritorno effettivo quando quel diritto viene meno. Il pilastro di una Polizia dell’Immigrazione dedicata nasce precisamente da questa esigenza: non moltiplicare i controlli di ordine pubblico, ma concentrare responsabilità amministrative, tempi, dati e capacità esecutiva in una struttura che possa essere chiamata a rispondere dei risultati.

La lezione britannica interessa anche l’Europa. La solidarietà territoriale è necessaria, sia tra quartieri e Comuni sia, nel sistema europeo, tra Stati membri. Ma la redistribuzione può soltanto ripartire un onere; non può sostituire una politica capace di ridurlo attraverso decisioni rapide, integrazione verificabile e rimpatri realmente eseguibili. Se il governo dell’asilo viene misurato soltanto dal numero di posti letto disponibili, il sistema continuerà a inseguire l’emergenza. Il vero parametro deve diventare il tempo necessario allo Stato per decidere, integrare chi ha diritto a restare e accompagnare fuori dal sistema chi non ne ha più titolo.

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

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