Grecia, scontri nel centro chiuso di Sintiki: il controllo non può fermarsi alle recinzioni

Nella notte tra il 22 e il 23 agosto si sono verificati gravi scontri nella struttura chiusa per migranti di Sintiki, nell’area di Serres, nel nord della Grecia. Secondo le ricostruzioni della stampa greca, un gruppo di persone ha abbattuto parte di una recinzione interna e lanciato pietre e altri oggetti contro la polizia. Sono stati danneggiati edifici, spazi comuni, telecamere di sicurezza, attrezzature antincendio e mezzi di servizio; le forze dell’ordine hanno impiegato rinforzi, compresa un’unità antisommossa proveniente da Salonicco. Dieci persone sono state arrestate e tre sono state ricoverate con ferite lievi. Le autorità hanno inoltre avviato un conteggio per verificare quante persone possano essere uscite dopo il danneggiamento della recinzione esterna.

L’episodio non riguarda soltanto l’ordine pubblico. Una struttura chiusa nasce precisamente per assicurare il controllo delle persone presenti e consentire all’amministrazione di svolgere le procedure previste. Quando una recinzione viene superata, un’intera ala viene danneggiata e occorre mobilitare reparti speciali per ristabilire la sicurezza, emerge un problema più profondo: la custodia fisica, da sola, non equivale a governo dell’immigrazione. Un sistema può essere formalmente rigido e, nello stesso tempo, amministrativamente fragile.

Le misure che limitano la libertà personale degli stranieri devono sempre restare legate a una finalità concreta, individuale e giuridicamente verificabile. Ciò richiede identificazione certa, conoscenza della posizione amministrativa, decisioni tempestive, gestione delle vulnerabilità e capacità di dare seguito agli esiti delle procedure. Se questi passaggi si rallentano o si disarticolano, la struttura chiusa rischia di diventare un luogo nel quale si accumulano persone e tensioni senza che il procedimento migratorio progredisca realmente. La sicurezza di una struttura dipende quindi anche dalla qualità dell’amministrazione che la governa.

È proprio su questo punto che il caso greco incontra uno dei pilastri del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”: la necessità di una Polizia dell’Immigrazione specializzata, capace di seguire l’intero ciclo amministrativo della presenza dello straniero e non soltanto il momento dell’ordine pubblico. La gestione dell’immigrazione richiede competenze diverse da quelle necessarie per fronteggiare un disordine: identificazione, documentazione, rapporti con le autorità consolari, procedure di asilo, esecuzione dei trasferimenti e dei rimpatri, controllo delle condizioni di permanenza. Affidare tutto alla sola risposta emergenziale significa intervenire quando il problema è già esploso.

Il paradigma parte inoltre da una distinzione che episodi come quello di Sintiki rendono particolarmente evidente. Chi ha titolo per rimanere deve essere indirizzato verso un percorso di integrazione reale; chi non possiede più i presupposti giuridici della permanenza e può essere legittimamente rimpatriato deve essere accompagnato verso una decisione effettivamente eseguibile. Una struttura chiusa non può sostituire né l’integrazione né il rimpatrio. Può essere, nei casi previsti dalla legge, uno strumento temporaneo all’interno di un procedimento; non può diventare il procedimento stesso.

La lezione che arriva dalla Grecia è dunque più ampia dell’episodio di cronaca. Uno Stato non dimostra di controllare l’immigrazione semplicemente costruendo recinzioni più alte o aumentando il numero degli agenti presenti in una struttura. Lo dimostra quando sa chi è la persona, quale titolo possiede, quale decisione deve essere adottata e come quella decisione verrà concretamente eseguita. È questa continuità tra controllo, amministrazione, integrazione e, quando necessario, ReImmigrazione che trasforma una politica migratoria da risposta emergenziale a politica dello Stato.

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

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