I controlli tedeschi alla frontiera con la Polonia continuano a produrre conseguenze che vanno ben oltre il rapporto tra Berlino e Varsavia. La gestione dell’immigrazione irregolare e dei movimenti secondari sta infatti riportando al centro dell’Europa qualcosa che Schengen avrebbe dovuto progressivamente rendere eccezionale: il controllo delle frontiere interne.
La questione merita di essere osservata senza semplificazioni. Il ripristino temporaneo dei controlli è previsto dallo stesso sistema Schengen in presenza delle condizioni stabilite dal diritto europeo. Il problema politico è un altro: quando questi strumenti tendono a ripetersi e a prolungarsi, significa che gli Stati non ritengono più sufficienti i meccanismi ordinari attraverso i quali l’Unione dovrebbe governare la mobilità interna e l’immigrazione irregolare.
La frontiera tedesco-polacca diventa così il luogo nel quale emerge una contraddizione europea. Abbiamo costruito uno spazio di libera circolazione eliminando progressivamente i controlli interni, ma non siamo ancora riusciti a costruire una capacità altrettanto efficace di identificare le persone, seguirne la posizione giuridica, contrastare i movimenti irregolari ed eseguire concretamente le decisioni di rimpatrio.
È qui che la vicenda incrocia il nono pilastro del paradigma Integrazione o ReImmigrazione: “La Polizia dell’Immigrazione come corpo specializzato”. Il paradigma propone una separazione funzionale tra l’amministrazione che gestisce i titoli di soggiorno e un apparato specializzato nel controllo dell’immigrazione e nell’esecuzione dei rimpatri. Non semplicemente più controlli, dunque, ma competenze dedicate, intelligence, banche dati interoperabili e cooperazione operativa con gli altri Stati.
Il paradosso è evidente: se l’Europa non riesce a controllare efficacemente l’immigrazione irregolare, saranno gli Stati a tornare a controllarsi reciprocamente. E il costo di questa inefficienza finirà per ricadere anche sui cittadini europei, sulle imprese e sui lavoratori transfrontalieri che della libertà di circolazione beneficiano ogni giorno.
Per questo la tutela di Schengen e il controllo dell’immigrazione non sono obiettivi contrapposti. Una capacità più efficace e specializzata di governo dei flussi può diventare, al contrario, una delle condizioni necessarie per preservare la libertà di circolazione interna.
La frontiera tra Germania e Polonia ci ricorda dunque una cosa piuttosto concreta: Schengen non si difende rinunciando ai controlli. Si difende facendo in modo che i controlli sull’immigrazione funzionino dove e quando devono funzionare.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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