Costa Rica, 10.480 persone possono uscire dal limbo dell’asilo: la regolarizzazione comincia dal radicamento

Dal 1° settembre 2026 la Costa Rica riceve le domande per la nuova Categoría Especial Temporal Complementaria, una via di soggiorno destinata ai cittadini di Nicaragua, Venezuela, Cuba e Colombia rimasti per anni sospesi tra una richiesta di asilo non decisa e un diniego che non si è tradotto in un ritorno. La Direzione generale della migrazione accetterà le istanze, esclusivamente su appuntamento, fino al 1° settembre 2027.

La platea non coincide con tutti gli stranieri irregolari. Possono accedere coloro che hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato tra il 1° giugno 2014 e il 7 maggio 2026, la cui domanda sia ancora pendente, sia stata dichiarata manifestamente infondata oppure sia stata definitivamente respinta. Devono inoltre aver vissuto continuativamente nel Paese dalla presentazione dell’istanza, non possedere un’altra categoria migratoria e non poter utilizzare una via ordinaria di regolarizzazione. La permanenza pregressa diventa così un requisito da dimostrare, non un semplice effetto del tempo trascorso.

Chi supera l’esame ottiene un titolo di due anni, rinnovabile per periodi uguali, e può lavorare legalmente sia come dipendente sia in proprio. La procedura richiede prova dell’identità, certificazione di nascita, precedenti penali, rilievi delle impronte e documenti di radicamento. Come riferisce il quotidiano costaricano La Nación, possono valere l’iscrizione a scuola, la frequenza scolastica dei figli, le cure ricevute nel sistema sanitario pubblico o altri rapporti documentati con le istituzioni.

Non è quindi una sanatoria indiscriminata. Sono esclusi coloro che costituiscono una minaccia per la sicurezza o l’ordine pubblico e chi ha riportato condanne per reati dolosi negli ultimi dieci anni; sono previsti controlli nelle banche dati nazionali e internazionali. Dopo l’accoglimento occorre inoltre completare la documentazione entro tre mesi e dimostrare l’iscrizione alla Caja Costarricense de Seguro Social. Il titolo offre lavoro e stabilità, ma collega la permanenza a identità verificabile, rispetto delle regole e partecipazione al sistema sociale.

La contraddizione emerge dai numeri. Secondo la stima comunicata dalla stessa amministrazione e riportata da El País América, i potenziali beneficiari sono circa 10.480, mentre all’inizio del 2026 le domande di asilo in attesa di risposta erano circa 318.000. La nuova categoria riconosce dunque un fatto istituzionale: una parte dell’irregolarità non nasce dall’elusione dei controlli, ma dall’incapacità dello Stato di decidere entro tempi ragionevoli.

Trasformare quel ritardo in un percorso regolare è più serio che lasciare migliaia di persone in una zona grigia, disponibili al lavoro informale e prive di una prospettiva giuridica. Ma la categoria complementare costaricana non equivale allo status di rifugiato e non risolve l’intero arretrato. Inoltre, come osservano le cronache locali, ottenere certificati dal Paese di origine può risultare difficile proprio per chi sostiene di essere perseguitato, mentre ogni familiare deve presentare una domanda autonoma. Una procedura selettiva è legittima; deve però evitare che il requisito documentale renda impossibile provare una condizione reale.

Il collegamento con il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce qui in modo naturale. La Costa Rica non presume l’integrazione e non ordina un ritorno soltanto perché il fascicolo è stato respinto: verifica continuità della presenza, rapporti con scuola e sanità, possibilità di lavoro, identità e condotta. Chi soddisfa questi criteri può uscire dall’incertezza; chi rappresenta un pericolo o non possiede i requisiti resta sottoposto alle procedure di diniego, espulsione o ritorno previste dalla legge.

I risultati dovranno essere misurati sul numero delle domande effettivamente presentate e accolte, sull’emersione del lavoro, sull’iscrizione alla sicurezza sociale, sulla riduzione dell’arretrato e sulla capacità di definire la posizione di chi resta escluso. La Costa Rica prova a convertire il tempo perduto dall’amministrazione in una valutazione individuale del radicamento. Se funzionerà, non avrà semplicemente regolarizzato 10.480 persone: avrà dimostrato che tra l’attesa indefinita e l’espulsione proclamata esiste una terza via, fondata su criteri verificabili e decisioni finalmente eseguibili.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Commenti

Rispondi

Scopri di più da Integrazione o ReImmigrazione

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere