Analisi del programma sull’immigrazione di Forza Italia: gestione dei flussi e sicurezza senza una teoria della permanenza

Il programma di Forza Italia in materia di immigrazione, contenuto nel documento allegato

si inserisce in una tradizione politica ben definita: quella del controllo dei flussi, della cooperazione internazionale e del rafforzamento degli strumenti di sicurezza.

L’impianto è chiaro sin dalle prime pagine. La gestione dei flussi migratori deve essere coordinata a livello europeo, con una maggiore condivisione degli oneri tra gli Stati membri e un rafforzamento del ruolo di Bruxelles. Parallelamente, viene attribuita centralità agli accordi bilaterali con i Paesi di transito e di origine, considerati uno strumento essenziale per contenere l’immigrazione irregolare (come evidenziato nelle sezioni dedicate agli accordi con Tunisia ed Egitto, pp. 5-6).

Accanto a questa dimensione esterna, il programma insiste sulla difesa delle frontiere e sul contrasto all’immigrazione clandestina. Il riferimento ai decreti recenti (Cutro e ONG) e ai dati sulla riduzione degli sbarchi indica una volontà di legittimare l’azione di governo attraverso risultati concreti (p. 3). Il messaggio è inequivoco: i confini vanno controllati e l’ingresso deve essere regolato in modo rigoroso.

Non manca, tuttavia, un’apertura alla migrazione legale, concepita come strumento funzionale al mercato del lavoro e, al tempo stesso, come mezzo di contrasto ai traffici illegali. I decreti flussi vengono valorizzati come meccanismo ordinato di ingresso, con percorsi definiti e attività formative nei Paesi di origine (p. 6).

A differenza di altri programmi, Forza Italia affronta in modo esplicito anche il tema dei rimpatri. Viene riconosciuta la necessità di rafforzare i meccanismi di espulsione per i soggetti che non hanno diritto a rimanere, anche attraverso strumenti europei più efficaci e obbligatori (p. 8). Si tratta di un elemento rilevante, perché introduce una dimensione spesso trascurata nel dibattito politico: quella dell’uscita dal territorio come componente strutturale del sistema.

Tuttavia, se si analizza il programma alla luce del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, emergono limiti altrettanto evidenti.

Il modello proposto da Forza Italia si concentra prevalentemente su due fasi del fenomeno migratorio: l’ingresso e, in parte, l’uscita. Da un lato, si rafforzano i controlli e si regolano i flussi; dall’altro, si punta a rendere più efficaci i rimpatri. Ma manca completamente una riflessione sulla fase intermedia: la permanenza qualificata dello straniero nel territorio dello Stato.

L’integrazione, in senso tecnico-giuridico, non è sviluppata come categoria autonoma. Non vengono individuati parametri, non sono previsti strumenti di verifica, né si stabilisce un collegamento tra integrazione e diritto di permanenza. Il lavoro è richiamato come criterio di ingresso, ma non come elemento di valutazione continuativa dell’inserimento.

In altri termini, il programma non distingue tra stranieri integrati e non integrati. La linea di demarcazione resta quella tradizionale tra regolari e irregolari.

È proprio su questo punto che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” introduce una discontinuità decisiva.

In tale prospettiva, il governo del fenomeno migratorio non può limitarsi a controllare chi entra e a espellere chi è irregolare. È necessario anche valutare chi resta. La permanenza deve essere subordinata a un’integrazione effettiva, verificata attraverso criteri concreti – lavoro, lingua, rispetto delle regole – e non meramente formali.

Il programma di Forza Italia, pur affrontando il tema dei rimpatri in modo più serio rispetto ad altre proposte politiche, non compie questo passaggio. Il rimpatrio resta uno strumento legato all’irregolarità, non all’eventuale fallimento dell’integrazione.

Ne deriva un modello che, pur più completo sul piano della sicurezza e dell’effettività rispetto ad altri, rimane ancorato a una struttura tradizionale: controllo dei flussi, distinzione regolare/irregolare, espulsione degli irregolari.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, invece, richiede un salto ulteriore: passare da un sistema che gestisce l’ingresso a un sistema che seleziona la permanenza.

In conclusione, il programma di Forza Italia appare solido sul piano della gestione dei flussi e della dimensione esterna della politica migratoria, e introduce elementi concreti sul tema dei rimpatri. Tuttavia, resta incompleto nella sua architettura complessiva, perché non affronta il nodo centrale del diritto dell’immigrazione contemporaneo: la qualificazione giuridica della permanenza e la distinzione tra integrazione riuscita e integrazione fallita.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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