L’articolo pubblicato su L’Unione Sarda (https://www.unionesarda.it/news/mondo/greg-bovino-contro-limmigrazione-illegale-allitalia-servono-deportazioni-di-massa-wm46ykq0) riporta una posizione estremamente netta sul tema dell’immigrazione irregolare, fondata sull’idea di “deportazioni di massa” come strumento risolutivo.
Dal punto di vista giuridico, una simile impostazione si colloca in tensione con i principi fondamentali dell’ordinamento europeo e nazionale. Il sistema italiano, in linea con il diritto dell’Unione europea e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è costruito su una valutazione individuale delle posizioni, che esclude interventi generalizzati e automatici. L’allontanamento dello straniero, infatti, deve sempre essere preceduto da un procedimento amministrativo e, nei casi previsti, da un controllo giurisdizionale, nel rispetto delle garanzie sostanziali e procedurali.
Il richiamo a misure di carattere massivo evidenzia, tuttavia, un dato politico e sistemico che non può essere ignorato: la percezione di inefficacia degli strumenti attualmente disponibili per la gestione dell’immigrazione irregolare. È proprio questa percezione che alimenta proposte radicali, le quali, pur non essendo compatibili con il quadro normativo vigente, intercettano una domanda di maggiore effettività dell’azione pubblica.
In una prospettiva tecnica, il problema non può essere risolto né con slogan né con interventi emergenziali. Il nodo centrale resta quello della costruzione di un sistema amministrativo coerente, capace di collegare in modo stabile il diritto alla permanenza sul territorio a parametri verificabili di integrazione.
In questo senso, il paradigma Integrazione o ReImmigrazione si colloca su un piano diverso rispetto alla logica delle “deportazioni di massa”. Non si tratta di interventi generalizzati, ma di un modello fondato su accertamenti individuali, progressivi e giuridicamente strutturati, nei quali il rimpatrio rappresenta l’esito di una valutazione negativa sull’integrazione e non una misura indiscriminata.
L’alternativa, in definitiva, non è tra immobilismo e radicalizzazione, ma tra un sistema che continua a intervenire ex post e un modello che seleziona ex ante, riducendo strutturalmente l’irregolarità e rendendo il rimpatrio una conseguenza coerente e giuridicamente sostenibile.

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