Il programma ufficiale del partito Azione in materia di immigrazione è consultabile al seguente link:
https://www.azione.it/le-nostre-proposte-immigrazione/
L’impianto delineato si colloca chiaramente all’interno di una tradizione amministrativa e funzionale della politica migratoria. Azione propone un modello fondato su tre direttrici principali: regolazione dei flussi in ingresso, rafforzamento dei rimpatri per i soggetti irregolari e costruzione di canali legali di accesso legati alle esigenze del mercato del lavoro. A ciò si aggiunge una visione europeista, che mira a una gestione condivisa del fenomeno migratorio a livello dell’Unione.
Tuttavia, ciò che emerge con evidenza è l’assenza di una vera teoria giuridica dell’integrazione. Il programma si concentra sulla gestione del fenomeno migratorio, ma non affronta in modo strutturale il problema della permanenza qualificata dello straniero sul territorio dello Stato. In altri termini, si disciplina l’ingresso e, in parte, l’uscita, ma manca un criterio normativo chiaro che regoli la permanenza.
Questo rappresenta il principale punto di frizione rispetto al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. In tale prospettiva, infatti, il diritto di rimanere nel territorio nazionale non può essere fondato esclusivamente su presupposti formali – come il possesso di un titolo di soggiorno o lo svolgimento di un’attività lavorativa – ma deve essere subordinato a una verifica sostanziale del livello di integrazione.
Nel programma di Azione, il lavoro assume un ruolo centrale come strumento di inclusione. Si tratta di una impostazione coerente con la tradizione liberale e produttivistica, ma insufficiente. Il lavoro è certamente uno dei pilastri dell’integrazione, ma non può esaurirla. Restano infatti marginali altri elementi fondamentali, quali la conoscenza della lingua, l’adesione ai valori costituzionali e il rispetto effettivo delle regole del vivere civile.
Ancora più significativa è l’assenza di un meccanismo giuridico di valutazione dell’integrazione. Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” presuppone, al contrario, un sistema in cui l’integrazione sia oggetto di accertamento continuo e non meramente dichiarato. In questa logica, strumenti già esistenti – come l’accordo di integrazione previsto dal D.P.R. 179/2011 – dovrebbero essere valorizzati e resi effettivi, superando l’attuale applicazione meramente formale.
Il programma di Azione, invece, non sembra attribuire a tali strumenti una funzione centrale. L’integrazione resta un obiettivo politico, non un criterio giuridico selettivo. Di conseguenza, il sistema delineato non è in grado di distinguere tra chi si integra e chi, pur essendo formalmente regolare, rimane estraneo al contesto sociale e normativo.
Sul versante dei rimpatri, Azione propone un rafforzamento delle procedure e una maggiore efficacia esecutiva. Questo elemento si avvicina, almeno in parte, alla logica del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, ma rimane confinato alla gestione dell’irregolarità. Non viene invece affrontato il nodo più rilevante: il trattamento dei soggetti regolari ma non integrati.
Ed è proprio qui che emerge il limite strutturale dell’impostazione. Il sistema continua a basarsi su una dicotomia tradizionale – regolare/irregolare – che non è più sufficiente a descrivere la realtà sociale contemporanea. Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” introduce una distinzione ulteriore e più sofisticata: integrato/non integrato, che consente di valutare in modo più aderente la posizione dello straniero all’interno della comunità nazionale.
In conclusione, il programma di Azione rappresenta un tentativo serio di razionalizzazione del sistema migratorio, ma resta ancorato a una visione amministrativa del fenomeno. Manca una dimensione propriamente giuridica dell’integrazione, intesa come condizione per la permanenza. Senza questo passaggio, ogni riforma rischia di intervenire solo sulla superficie del problema, lasciando irrisolta la questione fondamentale: chi ha diritto di rimanere e sulla base di quali criteri sostanziali.
È proprio su questo terreno che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si propone come evoluzione necessaria del sistema, spostando l’asse dalla gestione dei flussi alla selezione qualitativa della presenza straniera nel territorio dello Stato.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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