Nel dibattito giuridico e politico contemporaneo sulle politiche migratorie, la protezione complementare occupa una posizione centrale. Essa rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso i quali l’ordinamento giuridico tenta di conciliare due esigenze che spesso appaiono tra loro in tensione: la tutela dei diritti fondamentali della persona e la necessità dello Stato di esercitare un controllo effettivo sui flussi migratori.
Se interpretata esclusivamente come una forma residuale di tutela rispetto alla protezione internazionale, la protezione complementare rischia tuttavia di essere ridotta ad una funzione marginale del sistema. Una simile lettura non coglie la portata più ampia dell’istituto. In realtà, la protezione complementare può essere considerata uno degli strumenti attraverso cui l’ordinamento definisce i criteri di legittimità della permanenza dello straniero nel territorio nazionale.
Questa prospettiva emerge con particolare evidenza quando la protezione complementare viene analizzata alla luce del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.
Come illustrato nel volume La Protezione Complementare, l’istituto trova il proprio fondamento nel sistema costituzionale italiano e nella disciplina dell’asilo prevista dall’articolo 10 della Costituzione. la protezione complementare
In questa prospettiva, la protezione complementare rappresenta una delle modalità attraverso cui l’ordinamento dà attuazione agli obblighi costituzionali e internazionali di tutela della persona, in particolare al principio di non-refoulement e alla protezione del diritto alla vita privata e familiare sancito dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. la protezione complementare
Tuttavia, proprio perché fondata sulla valutazione concreta della posizione individuale dello straniero, la protezione complementare introduce nel sistema giuridico un elemento di selezione. La decisione relativa alla permanenza o all’allontanamento dello straniero dal territorio nazionale implica infatti un esame del grado di radicamento della persona nella società ospitante. La durata della permanenza, l’esistenza di relazioni familiari, l’inserimento sociale e lavorativo costituiscono elementi che incidono direttamente sulla valutazione della compatibilità tra l’allontanamento e il rispetto dei diritti fondamentali della persona.
È proprio questo meccanismo che consente di comprendere il legame tra protezione complementare e integrazione. L’integrazione non rappresenta soltanto un obiettivo delle politiche pubbliche, ma diventa un parametro giuridico attraverso il quale l’ordinamento valuta la legittimità della permanenza dello straniero nel territorio dello Stato.
In questo contesto si inserisce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Tale paradigma parte da una constatazione semplice: ogni ordinamento statale deve stabilire le condizioni alle quali uno straniero può stabilmente far parte della propria comunità politica. La permanenza nel territorio dello Stato non può essere priva di presupposti giuridici, ma deve trovare giustificazione nell’esistenza di un rapporto reale tra lo straniero e la società ospitante.
Quando tale rapporto esiste e si manifesta attraverso un percorso concreto di integrazione, l’ordinamento può riconoscere la legittimità della permanenza dello straniero nel territorio nazionale, anche attraverso strumenti quali la protezione complementare. Quando invece tale percorso non si realizza, diventa ragionevole e coerente con il sistema giuridico prevedere il ritorno nel Paese di origine. È proprio questa seconda dimensione che il paradigma definisce con il concetto di ReImmigrazione.
La ReImmigrazione deve essere distinta da un concetto spesso evocato nel dibattito pubblico europeo, quello di Remigrazione. I due termini, pur potendo apparire simili, esprimono logiche profondamente diverse.
La Remigrazione viene generalmente utilizzata nel dibattito politico come categoria ideologica, spesso associata a politiche di rimpatrio generalizzato o a progetti di riorganizzazione etno-demografica delle società europee. In molte delle sue formulazioni, essa prescinde dalla valutazione individuale delle situazioni giuridiche e tende a configurarsi come un progetto di carattere politico o identitario.
La ReImmigrazione, invece, si colloca su un piano diverso. Essa non rappresenta un progetto ideologico, ma una conseguenza giuridica del mancato radicamento dello straniero nel territorio dello Stato. In questa prospettiva, la ReImmigrazione non implica alcuna espulsione generalizzata né una politica indiscriminata di rimpatri. Al contrario, essa presuppone una valutazione individuale delle situazioni giuridiche e si inserisce all’interno delle regole dello Stato di diritto.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si fonda dunque su una logica di equilibrio. Da un lato esso riconosce il valore dei percorsi di integrazione e la necessità di tutelare i diritti fondamentali delle persone che hanno costruito nel territorio nazionale relazioni familiari, sociali e lavorative. Dall’altro lato esso afferma il principio secondo cui la permanenza nel territorio dello Stato non può essere priva di condizioni e deve essere compatibile con l’interesse generale della collettività.
In questa prospettiva, la protezione complementare assume una funzione particolarmente significativa. Essa rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’ordinamento riconosce tutela giuridica alle situazioni nelle quali l’allontanamento dello straniero comporterebbe una violazione sproporzionata dei diritti fondamentali della persona.
Allo stesso tempo, proprio perché fondata su una valutazione concreta della situazione individuale, la protezione complementare contribuisce a evitare che il sistema migratorio si trasformi in un meccanismo privo di criteri selettivi.
Letta in questa chiave, la protezione complementare non rappresenta soltanto una misura di tutela individuale, ma una componente essenziale del sistema di governo dell’immigrazione. Essa consente di mantenere un equilibrio tra la salvaguardia dei diritti fondamentali e la necessità dello Stato di definire in modo coerente le condizioni di appartenenza alla propria comunità politica.
Ed è proprio in questo spazio giuridico che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” trova una delle sue possibili applicazioni più concrete.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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