Il disegno di legge n. 869/2026 interviene sulla protezione complementare con l’obiettivo dichiarato di ridurre le disomogeneità applicative e di ricondurre a maggiore certezza la valutazione della vita privata e familiare ai sensi dell’articolo 8 CEDU. Tuttavia, nel tentativo di rafforzare il sistema, il legislatore omette un elemento che, nella prassi amministrativa, esiste già e che, se correttamente disciplinato, potrebbe diventare il perno di un modello coerente: la consegna del passaporto.
Il punto, però, va affrontato con precisione tecnica. Non si tratta di affermare — in modo semplicistico — che “il passaporto viene già trattenuto” e quindi debba esserlo sempre. Questa impostazione è debole e facilmente attaccabile. La realtà è più complessa: nella procedura di protezione internazionale, disciplinata dal Decreto legislativo 25/2008, il documento di viaggio viene spesso acquisito dall’amministrazione per esigenze di identificazione e gestione del procedimento. Ma questa acquisizione non è oggi configurata come misura generale, tipizzata e finalizzata a garantire la permanenza o l’uscita.
Ed è proprio qui che si apre lo spazio per una riforma vera.
Se si vuole costruire un sistema coerente con il paradigma Integrazione o ReImmigrazione, non basta evocare l’integrazione come criterio sostanziale. Occorre dotarsi di strumenti che rendano il percorso individuale tracciabile, verificabile e, soprattutto, collegato alla fase finale del sistema: l’eventuale uscita dal territorio.
La consegna del passaporto può svolgere questa funzione. Ma solo a una condizione: che venga trasformata da prassi amministrativa a misura legale espressamente prevista, delimitata e garantita.
La proposta, dunque, non è quella di introdurre una compressione indiscriminata della libertà personale, ma di tipizzare uno strumento già esistente, inserendolo in un sistema giuridico coerente.
In questa prospettiva, la consegna del passaporto deve essere qualificata non come misura coercitiva, ma come elemento tecnico di tracciabilità del percorso migratorio. Essa consente di stabilire un collegamento stabile tra ingresso, permanenza e uscita, superando una delle principali debolezze del sistema attuale: l’assenza di continuità tra queste tre fasi.
Oggi il sistema è frammentato. L’ingresso è regolato (male) dal decreto flussi, la permanenza è valutata in modo disomogeneo, l’uscita è spesso ineffettiva. Il risultato è un modello privo di coerenza interna. La proposta qui avanzata mira a ricostruire questa coerenza.
La consegna del passaporto, inserita all’interno della procedura di protezione complementare, potrebbe essere prevista come condizione del titolo temporaneo di permanenza, con una funzione precisa: garantire la identificabilità continua del soggetto e la effettività del procedimento.
Perché questa misura sia giuridicamente sostenibile, però, deve essere costruita su basi rigorose.
In primo luogo, deve essere prevista da una norma primaria, che ne definisca i presupposti. Non può essere lasciata alla discrezionalità delle Questure. Deve essere collegata a una fase specifica del procedimento — ad esempio, alla formalizzazione della domanda o al rilascio di un titolo temporaneo condizionato.
In secondo luogo, deve essere delimitata nel tempo. La durata non può essere indeterminata, ma deve essere legata alla permanenza nel percorso integrativo, con verifiche periodiche e possibilità di restituzione in presenza di determinate condizioni.
In terzo luogo, deve essere assistita da garanzie effettive. Il soggetto deve poter ottenere un documento sostitutivo per l’identificazione sul territorio, deve poter richiedere la restituzione per esigenze specifiche e deve poter sottoporre la misura a controllo giurisdizionale nei casi di protrazione o abuso.
In quarto luogo, deve essere inserita in un sistema più ampio di monitoraggio individuale. Senza un fascicolo del percorso integrativo, la consegna del passaporto rischia di essere uno strumento isolato. Con un sistema di tracciabilità, diventa parte di un meccanismo coerente.
In questo modo, la misura si sottrae alle critiche più evidenti. Non è più una limitazione arbitraria, ma un elemento di un sistema che mira a rendere prevedibile e verificabile la permanenza.
Il vero punto, infatti, non è il documento in sé. È la logica che lo sorregge.
Il paradigma Integrazione o ReImmigrazione impone di collegare in modo strutturale il diritto a restare al percorso effettivamente realizzato. Questo richiede strumenti che rendano il sistema credibile. Senza strumenti di tracciabilità, l’integrazione resta una dichiarazione di principio. Senza strumenti di effettività, la fase di uscita resta debole.
La consegna del passaporto, se correttamente disciplinata, può contribuire a colmare entrambe le lacune.
È importante sottolineare che questa proposta non si pone in contrasto con i principi dell’articolo 8 CEDU. Al contrario, ne rafforza l’applicazione. Un bilanciamento proporzionato tra vita privata e familiare e interesse pubblico è possibile solo se fondato su dati concreti e verificabili. Un sistema che traccia il percorso individuale consente una valutazione più precisa e meno arbitraria.
Il DDL 869/2026 ha individuato il problema dell’eterogeneità e della mancanza di uniformità. Ma, così come è formulato, non offre strumenti sufficienti per risolverlo. L’inserimento di una disciplina sulla consegna del passaporto, come parte di un sistema integrato, rappresenta un passo necessario.
La verità è che il sistema italiano soffre di un difetto strutturale: manca un collegamento tra le sue componenti. Si entra in un modo, si resta in un altro, si esce — spesso — in nessun modo.
Rendere obbligatoria la consegna del passaporto, con tutte le garanzie del caso, non è una misura isolata. È il segnale di un cambio di paradigma: da un sistema frammentato a un sistema coerente.
Non si tratta di trattenere un documento.
Si tratta di costruire un ordinamento che sappia misurare i percorsi e renderne effettive le conseguenze.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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