Australia, il taglio ai visti incontra il trattato: Londra conserva tre anni senza lavoro regionale

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha escluso il 26 agosto 2026 che i giovani britannici titolari di un Working Holiday visa siano obbligati a lavorare nelle aree regionali per prolungare il soggiorno. L’ipotesi era stata valutata dal Governo nel più ampio tentativo di ridurre la migrazione netta, ma si è fermata davanti a un limite preciso: l’accordo di libero scambio tra Australia e Regno Unito garantisce ai cittadini britannici fino a tre anni nel programma senza il requisito del lavoro specificato.

La contraddizione è politicamente significativa. Canberra vuole diminuire gli ingressi temporanei e sta rallentando o declassando diverse categorie di domande, ma non può trattare ogni canale come se dipendesse soltanto da una decisione amministrativa interna. La politica migratoria incontra qui la politica commerciale: ciò che oggi appare un privilegio difficile da restringere fu negoziato come contropartita reciproca per ampliare la mobilità dei giovani australiani e britannici.

L’Australia–United Kingdom Free Trade Agreement è entrato in vigore il 31 maggio 2023. In attuazione degli impegni sulla mobilità giovanile, dal 1° luglio 2023 il limite di età per i britannici è salito a 35 anni e, dal 1° luglio 2024, chi utilizza un passaporto del Regno Unito può ottenere il secondo e il terzo Working Holiday visa, subclass 417, senza dimostrare di avere svolto il lavoro specificato richiesto ordinariamente per le proroghe. Non è una tolleranza informale: è una regola pubblica collegata a un’intesa internazionale.

Per gli altri partecipanti al programma, l’accesso al secondo o al terzo visto resta normalmente legato a periodi di lavoro in settori e aree individuati dall’amministrazione. La differenza ha prodotto effetti misurabili. Secondo i dati del Department of Home Affairs riportati da ABC, i backpacker britannici sono passati da 47.238 nel 2023-2024 a 79.412 nel 2024-2025. Nel complesso, nell’ultimo anno sono stati rilasciati 321.116 visti Working Holiday Maker, contro 234.556 nell’anno precedente.

Il Governo sostiene di avere già ridotto la migrazione netta a 301.000 persone nell’anno concluso a dicembre 2025, oltre il 45 per cento in meno rispetto al picco successivo alla pandemia, e punta a scendere a 225.000 entro il 2028. Ma la distribuzione dello sforzo conta quanto il risultato numerico. Se alcuni ingressi sono protetti da impegni bilaterali e altri vengono frenati attraverso le priorità di lavorazione, il rischio è che il controllo si sposti dalle condizioni sostanziali alla velocità delle pratiche.

ABC riferisce che il ministro dell’Interno Tony Burke ha già sospeso la lavorazione delle domande Working Holiday provenienti da 24 Paesi, tra i quali Argentina, Spagna, Polonia e Malaysia, e ha dato precedenza ai richiedenti già presenti in Australia rispetto ai lavoratori qualificati che attendono all’estero. La tensione è dunque tra una disciplina visibile, negoziata e verificabile e un contenimento ottenuto mediante rallentamenti amministrativi. Le imprese del turismo, dell’agricoltura e dell’ospitalità denunciano incertezza proprio perché non sanno ancora quali modifiche diventeranno regole definitive.

Il Working Holiday visa rimane un titolo temporaneo: non attribuisce da solo un diritto alla residenza permanente e non sostituisce gli eventuali requisiti richiesti per altri percorsi. Il lavoro regionale può essere uno strumento utile per collegare gli ingressi ai fabbisogni territoriali, ma deve essere previsto con chiarezza prima della partenza e applicato in modo coerente. L’integrazione effettiva richiede legalità del rapporto di lavoro, autonomia e rispetto delle condizioni del soggiorno; non può essere affidata né a un privilegio opaco né a una coda consolare rallentata senza prospettive certe.

Il caso australiano ricorda che governare l’immigrazione non significa poter riscrivere ogni canale a piacimento. Significa scegliere gli ingressi, definire la durata della permanenza, controllare il rispetto delle condizioni e far valere le conseguenze previste, ma anche rispettare gli impegni assunti dallo Stato. Se Canberra vuole modificare l’eccezione britannica, dovrà rinegoziarla; se vuole ridurre gli altri flussi, dovrà farlo con regole esplicite e non soltanto con pratiche lasciate ferme. Il controllo è credibile quando ha una base giuridica, non quando coincide con l’attesa.

Fonti: ABC News, 26 agosto 2026; Department of Foreign Affairs and Trade – Australia–UK FTA; Department of Home Affairs – condizioni del Working Holiday Maker; Minister for Home Affairs – dati sulla migrazione netta.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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