Dal 3 settembre il Regno Unito consente a un lavoratore qualificato riconosciuto come vittima di schiavitù moderna di lasciare il datore che lo sponsorizza e lavorare per un altro datore fino alla scadenza del visto. La modifica, annunciata dall’Home Office e ricostruita dal Guardian, riguarda anche lavoratori dell’assistenza, cuochi e addetti dell’ospitalità arrivati legalmente ma esposti, dopo l’ingresso, a condizioni abusive. Non è una regolarizzazione generale né un visto nuovo: è la rimozione del vincolo con lo sponsor nel caso in cui lo Stato abbia già accertato lo sfruttamento.
La contraddizione che la misura prova a correggere era interna allo stesso sistema. Il visto Skilled Worker ordina l’ingresso attraverso un datore autorizzato, un certificato di sponsorizzazione e uno specifico impiego. Ma quando il soggiorno dipende dall’impresa, il requisito amministrativo può trasformarsi in uno strumento di pressione nelle mani del datore scorretto: chi lascia un lavoro abusivo rischia di perdere reddito e titolo per restare, se non trova rapidamente un nuovo sponsor.
La disciplina ordinaria resta restrittiva. La guida ufficiale di GOV.UK prevede che il titolare di uno Skilled Worker visa che cambi datore debba aggiornare il proprio visto, ottenere un nuovo certificato di sponsorizzazione e attendere la conferma prima di iniziare il nuovo impiego. La deroga annunciata oggi interrompe quel passaggio soltanto per le vittime che abbiano ricevuto una decisione positiva sui “conclusive grounds”. La semplice denuncia, dunque, non basta.
È qui che entra in gioco il National Referral Mechanism, il quadro britannico per identificare e sostenere le vittime di tratta, schiavitù, servitù e lavoro forzato. Le autorità adottano prima una decisione sui “reasonable grounds”, che riconosce elementi ragionevoli per ritenere la persona una possibile vittima, e poi una decisione conclusiva. La nuova libertà lavorativa nasce al termine di questo accertamento: una soglia utile contro gli abusi della procedura, ma anche un possibile collo di bottiglia per chi deve sottrarsi subito al controllo dell’impresa.
I dati dell’Home Office sul 2025 mostrano la dimensione del problema. Sono state adottate 25.390 decisioni conclusive, il numero più alto dall’avvio del meccanismo nel 2009; il 66 per cento è stato positivo. Tuttavia, per i casi decisi nel corso dell’anno, il tempo mediano trascorso dalla decisione preliminare a quella conclusiva è stato di 372 giorni. La tutela può quindi essere incisiva, ma la sua efficacia reale dipenderà dalla rapidità e dall’accessibilità del riconoscimento.
Per la vittima, l’effetto più importante non è simbolico. Poter cambiare datore senza sacrificare il periodo di soggiorno già concesso restituisce reddito, autonomia e capacità di cooperare con le autorità. Le forme di sfruttamento considerate comprendono salari trattenuti, inganno, intimidazioni, minacce, violenza, limitazioni agli spostamenti e confisca dei passaporti. Se il permesso continua invece a dipendere da chi esercita quel controllo, la politica migratoria finisce per proteggere il rapporto di subordinazione prima della persona.
La riforma accompagna un rafforzamento dei controlli sugli sponsor. Secondo i dati comunicati dal Governo al Guardian, più di 6.600 licenze sono state revocate da quando il Labour è arrivato al potere; oltre 4.400 soltanto nell’anno terminato a giugno 2026, con un aumento del 140 per cento rispetto all’anno precedente. L’Home Office ha inoltre annunciato il deferimento alla polizia degli sponsor quando emergano elementi di reato. Revocare le licenze colpisce l’impresa; svincolare il visto impedisce che la sanzione ricada anche sul lavoratore sfruttato.
L’integrazione non può essere richiesta a chi è costretto a scegliere tra abuso e perdita del soggiorno. Il Regno Unito riconosce finalmente che l’ordine dell’immigrazione legale non coincide con l’immobilità del lavoratore e che la sponsorizzazione deve aprire un percorso, non consegnare una persona al datore. La prova decisiva verrà ora dall’attuazione: se l’accertamento della schiavitù moderna resterà lento o difficile da raggiungere, la libertà promessa arriverà quando il danno è già compiuto. Se sarà tempestivo, il visto cesserà di proteggere l’abusante e tornerà a disciplinare il soggiorno.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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