Australia, 41.033 iscrizioni al diploma usato per restare: Canberra blocca i nuovi studenti

Il Governo australiano ha impedito dal 3 settembre 2026 nuove iscrizioni internazionali al Graduate Diploma of Management (Learning), dopo aver concluso che il corso veniva utilizzato da studenti non genuini per prolungare il soggiorno. È la prima applicazione del nuovo potere di cancellare un corso dal sistema degli studenti stranieri: i 452 enti abilitati non potranno reclutare o avviare nuovi iscritti, mentre chi ha già cominciato potrà completare il percorso. I dati riferiti da ABC News Australia fotografano una dimensione tutt’altro che marginale: 41.033 conferme di iscrizione attive, ma soltanto 15.772 persone registrate come effettivamente in formazione.

La tensione sta nel divario tra la funzione dichiarata e quella reale. I trasferimenti verso questo diploma sono passati da 510 nel 2020 a circa 4.000 nel 2025; il 77 per cento proveniva dall’istruzione universitaria. Il passaggio poteva avvenire senza che fosse sempre necessario richiedere un nuovo visto studentesco, trasformando un titolo professionale avanzato in una possibile passerella amministrativa per restare più a lungo.

Gli altri indicatori hanno rafforzato il sospetto: nel 2025 quasi la metà delle persone ammesse non avrebbe neppure iniziato le lezioni e i tassi di completamento sarebbero rimasti sensibilmente inferiori a quelli di corsi professionali comparabili. Il problema, dunque, non è la denominazione del titolo — tuttora presente nel registro nazionale australiano della formazione — ma il suo impiego sistemico dentro il circuito dei visti.

Il fondamento giuridico è l’Education Legislation Amendment (Integrity and Other Measures) Act 2025, entrato in vigore e dotato di una specifica disciplina per la cancellazione automatica di corsi individuati nell’ambito dell’Education Services for Overseas Students Act. Canberra non ha quindi annullato in massa i visti né invalidato le qualifiche già conseguite: ha colpito l’offerta futura del corso per gli studenti internazionali, distinguendo la correzione del sistema dalla sanzione individuale.

Questa distinzione è decisiva. Gli iscritti effettivi conservano il diritto di completare gli studi e i titoli già rilasciati restano validi; la misura grava invece sui nuovi reclutamenti, sugli enti formativi e sugli incentivi che alimentavano i trasferimenti. La proporzionalità dell’intervento dipende proprio da questa tutela dell’affidamento: chi studia davvero non può essere trattato come chi usa un’iscrizione soltanto formale.

La decisione si inserisce in una stretta più ampia sull’integrità del settore. Nel 2026 il Governo aveva già sospeso per dodici mesi nuove domande di registrazione e di corsi professionali destinati agli studenti stranieri e vietato le commissioni agli agenti per alcuni trasferimenti. Per il 2027 il livello nazionale programmato è stato mantenuto a 295.000 nuovi studenti, mentre gli inizi di percorso del 2026 risultavano già inferiori dell’8 per cento rispetto al 2025. Non è soltanto una politica di numeri: è un tentativo di selezionare la sostanza dei percorsi.

Il pregio della scelta è la sua precisione: anziché chiudere indistintamente per nazionalità o settore, individua un corso sulla base di trasferimenti anomali, mancati avvii e risultati insufficienti. Ma l’efficacia non si misura nel giorno del divieto. Occorrerà verificare se la domanda si sposterà verso altri diplomi, se gli enti rinunceranno alle pratiche opportunistiche e se controlli e dati riusciranno a seguire gli studenti lungo l’intero percorso.

Una politica migratoria credibile deve tenere insieme accesso, permanenza e risultato. Il visto per studio è una promessa reciproca: lo Stato consente il soggiorno, lo studente frequenta e acquisisce competenze reali. Se l’iscrizione diventa solo il contenitore formale del restare, l’integrazione perde il suo contenuto; ma chi ha rispettato quella promessa deve poter concludere il cammino. Canberra ha chiuso una scorciatoia senza espellere chi sta studiando: ora dovrà dimostrare che il controllo produce formazione autentica, non semplicemente un’altra deviazione.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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