Il Regno Unito ha riaperto il proprio ordinamento migratorio a Erasmus+. Con lo Statement of Changes HC 584, presentato al Parlamento il 3 settembre 2026, Londra ha modificato le rotte Visitor, Student, Child Student e Government Authorised Exchange in vista del rientro nel programma europeo nel 2027. Il nucleo delle disposizioni entrerà in vigore l’8 ottobre 2026, all’interno di un pacchetto applicato in più fasi fino al 9 dicembre.
La svolta è concreta. Scuole statali e academies potranno ospitare partecipanti Erasmus+ per periodi di studio fino a sei mesi; saranno consentiti formazione, affiancamento professionale, tirocini, laboratori, dibattiti, competizioni di abilità e determinate attività sportive. Una nuova articolazione del visto Government Authorised Exchange permetterà inoltre stage e collocamenti lavorativi soprannumerari, cioè senza occupare stabilmente un posto ordinario.
La riapertura, però, porta con sé un’incertezza che lo stesso Governo riconosce. Nel 2019 circa 60.000 partecipanti Erasmus+ entrarono nel Regno Unito; poiché nel frattempo il programma ha ampliato le attività finanziabili e si è accumulata domanda, il numero dal 2027 potrebbe essere superiore. Nell’Explanatory Memorandum, tuttavia, il Home Office afferma di non poter ancora stimare con precisione il volume futuro.
Il quadro giuridico prova a tenere insieme apertura e controllo. Per la rotta Visitor occorrerà dimostrare l’effettiva partecipazione a un progetto di mobilità; per i minorenni impegnati in tirocini o job shadowing serviranno le autorizzazioni del genitore o tutore e dell’istituzione di provenienza. Le attività non dovranno coprire ruoli permanenti e l’osservazione professionale dovrà restare realmente formativa.
Anche la rotta Student viene adattata alla natura particolare di Erasmus+. Saranno ammessi corsi dal livello RQF 2, o SCQF 5 in Scozia, e alcune attività non dovranno necessariamente condurre a una qualifica approvata. I periodi di lavoro inseriti nei progetti Erasmus+ saranno inoltre sottratti agli ordinari limiti proporzionali rispetto alla durata del corso. Sono eccezioni funzionali allo scambio, ma proprio per questo richiedono una verifica rigorosa della sua autenticità.
La tensione istituzionale è evidente: il Governo definisce il ritorno a Erasmus+ una scelta politica significativa e onerosa, prevede una mobilità superiore al passato, ma non ha svolto una consultazione pubblica formale né predisposto una valutazione d’impatto completa sulle modifiche migratorie, considerate meramente strumentali all’accordo. L’Electronic Immigration Network ha confermato che le nuove attività attraverseranno quattro diverse categorie di ingresso. Facilitarle non elimina quindi la necessità di misurarne gli effetti.
Il risultato non andrà giudicato dal numero dei visti rilasciati, ma dalla corrispondenza tra ingresso e progetto: frequenza effettiva, qualità dei tirocini, tutela dei minori, assenza di sostituzione lavorativa e conclusione regolare della mobilità. Se questi elementi saranno controllati, la circolazione temporanea potrà produrre competenze e relazioni senza trasformarsi in un canale opaco di permanenza.
La mobilità ordinata non è una frontiera abolita, ma una frontiera capace di distinguere. Erasmus+ riporta il Regno Unito dentro uno spazio europeo di formazione, mentre le nuove regole ricordano che apertura e controllo non sono opposti. Un ingresso temporaneo ha senso quando possiede uno scopo verificabile, un percorso reale e una conclusione definita: senza questi tre elementi, anche il migliore programma di scambio rischia di diventare soltanto un’etichetta migratoria.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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