Il 28 agosto il governo spagnolo ha chiesto formalmente alla Commissione europea il sostegno di Frontex per identificare e registrare le persone ancora presenti a Ceuta dopo l’ingresso di massa del 30 luglio. La richiesta del ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska comprende dieci agenti aggiuntivi. Secondo le autorità, nella città autonoma restano tra 5.000 e 8.000 persone, mentre almeno 72.000 avrebbero attraversato il confine in poche ore.
Il punto politico non è soltanto l’arrivo degli agenti europei. È il cambio di linea. Il 17 agosto il Ministero dell’Interno aveva respinto per la seconda volta l’offerta di dispiegamento, ritenendola poco utile sul piano operativo. Undici giorni dopo Madrid ha dovuto riconoscere che la gestione non dipende più soltanto dalla presenza di uomini alla frontiera, ma dalla capacità di attribuire a ciascuna persona un’identità e un procedimento giuridico.
Il giorno precedente alla richiesta europea, lo stesso Ministero aveva annunciato il potenziamento del dispositivo nazionale: otto nuove postazioni nel CATE provvisorio di El Tarajal, destinate a diventare quattordici dal 4 settembre, oltre a quelle già attive presso la Jefatura Superior e il valico. Sono arrivati anche specialisti della Direzione generale della protezione internazionale per le prime fasi delle domande d’asilo. Il dato decisivo è contenuto nella nota ufficiale: il triage è obbligatorio e precede qualsiasi procedura di espulsione, respingimento, protezione internazionale, tutela dei minori o identificazione delle vittime di tratta.
Frontex entra esattamente in questo spazio. L’articolo 40 del regolamento UE 2019/1896 consente a uno Stato sottoposto a una pressione migratoria sproporzionata di chiedere rinforzi tecnici e operativi. Gli esperti europei possono assistere nello screening, nell’identificazione, nella registrazione, nella raccolta delle impronte, nell’informazione sulla protezione internazionale e nella preparazione dei ritorni. La Commissione coordina il pacchetto di sostegno con lo Stato interessato e con le agenzie competenti.
Questo non trasferisce a Bruxelles la responsabilità delle decisioni. Frontex non concede l’asilo, non dispone l’espulsione e non sostituisce le autorità spagnole. La Policía Nacional continua a identificare e registrare; gli organi amministrativi nazionali istruiscono le domande e adottano i provvedimenti previsti dalla legge; le garanzie giurisdizionali restano quelle dell’ordinamento competente. L’agenzia europea fornisce capacità, personale e strumenti, non una scorciatoia rispetto alla valutazione individuale.
La distinzione conta perché a Ceuta l’emergenza numerica si è già trasformata in crisi istituzionale e sociale. Reuters riferisce 82 morti sul lato spagnolo e altri 14 confermati dal Marocco. Negli ultimi giorni si sono verificati attacchi ai campi improvvisati, incendi, proteste e scontri. Il 28 agosto Grande-Marlaska ha annunciato altri 40 agenti antisommossa, mentre continua a mancare una cifra definitivamente consolidata sia degli ingressi sia delle persone rimaste nella città.
È proprio qui che il percorso migratorio deve tornare leggibile. Il riconoscimento medico, la verifica delle vulnerabilità, l’identificazione biometrica e l’accesso effettivo alla domanda di protezione servono a distinguere chi deve essere tutelato, chi può accedere a un titolo e chi, dopo un procedimento legale e individuale, deve essere rimpatriato. L’integrazione può cominciare soltanto dopo che la posizione giuridica è stata chiarita; non può sostituire il titolo di soggiorno, così come il ritorno non può essere ridotto a una formula collettiva.
Ceuta dimostra dunque una verità meno spettacolare degli annunci ma più concreta: uno Stato non è forte perché rifiuta l’aiuto europeo. È forte quando conserva la responsabilità delle decisioni e attiva per tempo gli strumenti necessari a renderle legali, individuali ed effettive. Madrid ha chiamato Frontex quando il confine aveva già smesso di essere soltanto una linea da sorvegliare ed era diventato migliaia di procedimenti da governare.
Fonti: Ministero dell’Interno spagnolo, 27 agosto 2026; Reuters, 28 agosto 2026; El País, 28 agosto 2026; Regolamento (UE) 2019/1896.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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