Le statistiche pubblicate periodicamente dal Ministero dell’Interno costituiscono uno strumento essenziale per comprendere l’andamento dei fenomeni migratori. Attraverso tali dati è possibile conoscere il numero degli sbarchi, la provenienza geografica dei migranti, il numero dei minori stranieri non accompagnati, le presenze nel sistema di accoglienza e i rimpatri effettuati nel corso dell’anno.
Si tratta di informazioni indispensabili per valutare la dimensione quantitativa del fenomeno migratorio. Tuttavia, queste statistiche presentano un limite strutturale: descrivono gli arrivi e le partenze, ma non consentono di comprendere il percorso individuale delle persone che vivono stabilmente sul territorio nazionale.
È proprio in questo spazio che assume rilievo la protezione complementare.
Mentre le statistiche osservano i flussi, la protezione complementare osserva le persone.
Il suo presupposto fondamentale non consiste nell’appartenenza ad una determinata categoria collettiva, ma nella valutazione concreta della situazione individuale dello straniero. Il diritto non si limita a chiedersi da quale Paese provenga la persona o attraverso quale percorso sia entrata nel territorio nazionale. La domanda centrale diventa un’altra: quale percorso di vita ha costruito in Italia e quali conseguenze deriverebbero dal suo allontanamento?
La protezione complementare rappresenta infatti uno degli istituti nei quali l’ordinamento giuridico italiano prende maggiormente in considerazione la concreta traiettoria individuale della persona.
Il radicamento sociale, l’inserimento lavorativo, i legami familiari, la durata della permanenza sul territorio nazionale, la conoscenza della lingua italiana e l’effettiva partecipazione alla vita della comunità costituiscono elementi che assumono un rilievo decisivo nella valutazione della posizione dello straniero.
Si tratta di fattori che non compaiono nelle statistiche del Viminale ma che, sul piano giuridico, possono risultare determinanti.
Da questo punto di vista la protezione complementare appare particolarmente significativa anche sotto un altro profilo. Essa dimostra che l’ordinamento italiano conosce già strumenti capaci di collegare la permanenza sul territorio ad una valutazione individuale della persona.
In altre parole, il paradigma Integrazione o ReImmigrazione non propone una logica estranea al sistema giuridico esistente. Al contrario, individua e valorizza principi che sono già presenti nell’esperienza giuridica italiana.
Quando i tribunali valutano il percorso di integrazione di una persona, il suo radicamento sociale e familiare, la sua condotta, la sua partecipazione alla vita economica e civile del Paese, stanno già applicando una logica fondata sulla centralità della traiettoria individuale.
La protezione complementare rappresenta quindi un punto di equilibrio particolarmente significativo tra la tutela dei diritti fondamentali e l’esigenza dello Stato di governare i fenomeni migratori attraverso criteri selettivi e verificabili.
Da una parte essa impedisce che l’immigrazione venga ridotta ad una mera questione numerica. Dall’altra parte evita che la permanenza sul territorio venga considerata un diritto automatico e incondizionato.
L’istituto impone infatti una valutazione concreta della persona, del suo percorso e del suo livello di integrazione.
Per questa ragione la protezione complementare può essere considerata il terreno applicativo privilegiato del paradigma Integrazione o ReImmigrazione.
I primi quattro pilastri individuano i principi generali: la permanenza condizionata, la misurabilità dell’integrazione, la centralità della persona e la verifica attraverso strumenti amministrativi adeguati. La protezione complementare dimostra che questi principi non appartengono soltanto al piano teorico, ma trovano già oggi significative applicazioni nel diritto vivente.
Le statistiche continueranno a svolgere una funzione fondamentale perché consentono di comprendere l’ampiezza dei flussi migratori. Tuttavia, nessuna politica migratoria potrà mai essere costruita esclusivamente sui numeri.
I numeri descrivono i fenomeni.
Il diritto valuta le persone.
Ed è proprio nella protezione complementare che questa distinzione emerge con maggiore evidenza.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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