Commento all’articolo de La Voce del Patriota dal titolo “Immigrazione, Bignami (FdI): da Consulta stop a scorciatoie contro espulsion

Leggendo l’articolo https://www.lavocedelpatriota.it/immigrazione-bignami-fdi-da-consulta-stop-a-scorciatoie-contro-espulsioni/ emerge un’impostazione che valorizza il rafforzamento degli strumenti di espulsione e richiama la necessità di evitare ostacoli giurisdizionali ritenuti eccessivi.

Si tratta di una lettura che pone al centro l’effettività delle espulsioni, ma che rischia di spostare il discorso su un piano incompleto.

L’espulsione è uno strumento. È una conseguenza. Non è il criterio.

Il diritto dell’immigrazione non può essere costruito esclusivamente attorno all’efficacia dell’allontanamento. Deve, prima ancora, definire le condizioni della permanenza. E questo passaggio, nell’articolo, manca del tutto.

Si insiste sull’esigenza di rendere più rapide e certe le espulsioni, ma non si affronta la questione decisiva: sulla base di quale parametro si stabilisce chi deve restare e chi deve essere allontanato.

E, ancora una volta, manca completamente ogni riferimento all’integrazione.

Senza un criterio giuridico fondato sull’integrazione – lavoro, lingua, rispetto delle regole – il sistema resta sbilanciato. Si rafforzano gli strumenti esecutivi, ma non si costruisce il presupposto sostanziale che li giustifica.

In questo modo, anche il rapporto tra politica e giurisdizione rischia di essere frainteso. Le decisioni dei giudici non rappresentano “scorciatoie”, ma spesso intervengono proprio per colmare lacune normative o per verificare il rispetto di diritti fondamentali in assenza di criteri chiari a monte.

Il punto, invece, è definire questi criteri.

Un sistema giuridico coerente dovrebbe fondarsi su una valutazione individuale dell’integrazione, che consenta di distinguere in modo razionale tra permanenza e allontanamento. Solo su questa base gli strumenti di espulsione possono essere applicati in modo stabile e prevedibile.

In questa prospettiva, il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” non si pone in contrasto con l’esigenza di effettività delle espulsioni, ma la presuppone: prima si accerta il livello di integrazione, poi – se questo manca – si procede all’allontanamento.

Senza questo passaggio, il rischio è quello di continuare a intervenire sugli strumenti senza affrontare la struttura del problema. E un sistema costruito solo sull’esecuzione, senza un criterio sostanziale, è destinato a rimanere incompleto.

Se le seconde generazioni aggrediscono gli insegnanti

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