Commento all’articolo del 29 marzo 2026 “Rimpatrio immigrati irregolari, return hub” pubblicato da Il Resto del Carlino

L’articolo pubblicato su Il Resto del Carlino (https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/rimpatrio-immigrati-irregolari-return-hub-e2cb15a9) analizza l’introduzione dei cosiddetti “return hub” come strumenti finalizzati a rendere più efficiente il sistema dei rimpatri degli stranieri irregolari.

La chiave di lettura proposta è chiaramente orientata alla dimensione operativa ed esecutiva: si tratta, in sostanza, di rafforzare la capacità dello Stato di dare concreta attuazione ai provvedimenti di espulsione, intervenendo sul segmento finale del procedimento amministrativo disciplinato dal d.lgs. 286/1998. In questa prospettiva, i return hub si configurano come una evoluzione funzionale dei centri di permanenza per il rimpatrio, con l’obiettivo di ridurre i tempi e aumentare l’effettività degli allontanamenti.

Tuttavia, proprio questa impostazione evidenzia il limite strutturale dell’attuale modello. L’intervento si colloca interamente a valle del sistema, quando la condizione di irregolarità si è già consolidata e l’amministrazione è chiamata a intervenire in chiave repressiva. Si continua, dunque, a trattare il rimpatrio come una questione prevalentemente logistica e organizzativa, senza interrogarsi sulle cause giuridiche e amministrative che hanno determinato l’irregolarità.

In una prospettiva più rigorosa, il rimpatrio non può essere concepito come un momento autonomo e isolato, ma deve rappresentare l’esito coerente di un percorso amministrativo strutturato, nel quale la permanenza dello straniero sia oggetto di una valutazione costante e progressiva.

È in questo quadro che si inserisce il paradigma Integrazione o ReImmigrazione. Secondo tale impostazione, il sistema dovrebbe essere in grado di selezionare in modo anticipato le situazioni incompatibili con la permanenza sul territorio, attraverso una verifica effettiva dei livelli di integrazione, evitando che si formino sacche di irregolarità difficilmente gestibili nella fase finale.

In altri termini, i return hub rischiano di essere uno strumento necessario ma non sufficiente: rafforzano l’esecuzione, ma non risolvono il problema della selezione. Senza un meccanismo amministrativo che colleghi in modo diretto il diritto alla permanenza al grado di integrazione, il sistema continuerà a produrre irregolarità che poi tenta di gestire ex post.

Il dato che emerge, quindi, è chiaro: l’effettività dei rimpatri non dipende soltanto dall’organizzazione dei centri o dalla rapidità delle procedure, ma dalla capacità dell’ordinamento di intervenire prima, costruendo un modello in cui integrazione e permanenza siano strettamente connesse, e in cui il rimpatrio rappresenti la naturale conseguenza di un accertamento negativo, e non una soluzione emergenziale.

From Complementary Protection to the Integration or ReImmigration Paradigm: Reflections on Recent Decisions of the Court of Bologna

Abstract The decisions issued by the Court of Bologna on 22 May 2026 provide an opportunity to reflect on the relationship between immigrant integration and the right to remain in a host country. By granting complementary protection to foreign nationals who had built stable lives in Italy through employment, housing, social relationships and respect for…

Dal Sudafrica una lezione per l’Europa: ignorare l’integrazione alimenta il conflitto sociale

Le recenti proteste contro gli immigrati registrate in Sudafrica stanno attirando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. In diverse aree del Paese gruppi organizzati hanno chiesto l’espulsione degli immigrati irregolari, mentre episodi di violenza hanno costretto centinaia di persone provenienti da Mozambico, Malawi e altri Paesi africani ad abbandonare le proprie abitazioni o addirittura a rientrare nei…

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