Commento all’articolo de La Verità dal titolo “Consulta, sui CPR decidono i medici: sentenza choc sull’immigrazione”

Leggendo l’articolo https://www.laverita.info/consulta-sentenza-immigrazione-cpr-medici-2676632590.html emerge un’impostazione che enfatizza il ruolo della decisione giudiziaria, presentandola come uno spostamento anomalo del potere decisionale in materia di trattenimento nei CPR.

Al di là del tono utilizzato, il punto giuridico è diverso e va ricondotto a sistema.

Il trattenimento amministrativo dello straniero nei CPR incide direttamente sulla libertà personale e, proprio per questo, è soggetto a limiti stringenti. In questo contesto, il riferimento alle condizioni di salute e alla valutazione medica non rappresenta un’anomalia, ma una conseguenza della necessità di verificare la compatibilità della misura con i diritti fondamentali della persona.

Non si tratta, quindi, di attribuire ai medici un potere decisionale autonomo, ma di riconoscere che la legittimità della misura dipende anche da presupposti di fatto che richiedono una valutazione tecnica.

Ma anche qui il dibattito si ferma alla superficie.

Si discute del ruolo dei medici, si critica l’intervento della giurisdizione, ma non si affronta il nodo centrale: perché il sistema ricorre in modo così esteso al trattenimento e quali siano i criteri che determinano la permanenza o l’allontanamento dello straniero.

E, ancora una volta, manca completamente ogni riferimento all’integrazione.

Il trattenimento nei CPR è uno strumento esecutivo, non un criterio di selezione. Serve a rendere effettivo un allontanamento già deciso, ma non risponde alla domanda fondamentale: chi deve restare e perché.

Senza un parametro giuridico fondato sull’integrazione – lavoro, lingua, rispetto delle regole – il sistema resta sbilanciato. Si rafforzano gli strumenti coercitivi, si discute delle loro condizioni di legittimità, ma non si costruisce il presupposto sostanziale della permanenza.

In questo modo, anche il contenzioso è destinato ad aumentare. Perché, in assenza di criteri chiari a monte, ogni decisione a valle – compreso il trattenimento – diventa oggetto di verifica e contestazione.

Il punto, invece, è riportare il sistema a equilibrio: definire criteri giuridici chiari per la permanenza e utilizzare gli strumenti esecutivi solo come conseguenza di tali criteri, non come sostituto.

In questa prospettiva, il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” consente di distinguere nettamente i piani: da un lato la valutazione individuale dell’integrazione, dall’altro l’eventuale esecuzione dell’allontanamento. Senza questa distinzione, il rischio è quello di continuare a discutere degli strumenti, senza affrontare la struttura del problema.

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