Quando si parla di ReImmigrazione, qualcuno potrebbe pensare a un concetto nuovo o ancora tutto da inventare.
In realtà, il nostro ordinamento già conosce una forma concreta di questo paradigma: la conversione del permesso di soggiorno rilasciato ai minori stranieri in un permesso per lavoro al compimento della maggiore età.
La disciplina, infatti, prevede che il giovane non possa semplicemente trasformare automaticamente il proprio titolo di soggiorno.
Per ottenere la conversione, è necessario un parere favorevole del Comitato per i minori stranieri presso il Ministero del Lavoro. Questo parere non si limita a un controllo burocratico, ma ha al centro una valutazione sostanziale: viene esaminato il percorso di integrazione del ragazzo in Italia.
Scuola, formazione, eventuali esperienze lavorative, rispetto delle regole: tutti questi elementi servono a capire se il giovane abbia realmente costruito un percorso di vita nel nostro Paese.
In caso positivo, la conversione è concessa e il ragazzo può continuare a vivere in Italia da adulto, entrando regolarmente nel mondo del lavoro.
In caso contrario, il permesso non viene convertito e la conseguenza naturale è il rientro nel Paese di origine.
Questa procedura dimostra come il principio “integrazione o ReImmigrazione” non sia un’invenzione ideologica, ma un meccanismo già previsto dalla legge.
L’ordinamento riconosce il diritto a rimanere non come fatto automatico, ma come risultato di un’integrazione effettiva.
È una regola che tutela la società, responsabilizza i giovani migranti e stabilisce un equilibrio tra accoglienza e necessità di coesione.
Il futuro delle politiche migratorie potrebbe partire proprio da qui: estendere un modello già esistente, basato sull’integrazione concreta come condizione per restare, e sulla ReImmigrazione come esito naturale quando quell’integrazione manca.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
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