Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti, alla Conferenza di Monaco 2026: cosa cambia per il diritto dell’immigrazione europeo

Il discorso di Marco Rubio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026 va letto per quello che è davvero: non una dichiarazione contingente di politica estera, ma l’anticipazione di un nuovo ordine mondiale. In quel contesto Rubio ha parlato di alleanza occidentale, di sovranità nazionale, di sicurezza delle frontiere e di revisione del multilateralismo. Non ha usato categorie giuridiche europee, ma ha indicato una direzione politica chiara: il sistema internazionale sta cambiando.

E quando cambia l’ordine internazionale, cambia inevitabilmente anche il diritto dell’immigrazione.

L’Europa si trova oggi davanti a una trasformazione storica. Il nuovo Patto UE su migrazione e asilo, l’evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Unione europea, le crisi geopolitiche in Medio Oriente e Africa, tutto converge verso una conclusione evidente: il modello migratorio degli ultimi trent’anni non è più sostenibile nelle forme in cui è stato concepito.

Il discorso di Rubio, in questo senso, è un segnale politico preciso. L’Occidente si sta spostando da un ordine multilaterale fondato su istituzioni universali a un ordine basato sulla sovranità negoziata tra Stati. Questo non significa abbandonare i diritti fondamentali, ma significa che la gestione dei flussi migratori tornerà al centro della responsabilità statale.

In questo contesto diventa indispensabile distinguere con rigore tra le diverse forme di tutela giuridica. La protezione internazionale comprende lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria. È una tutela derivante dalla Convenzione di Ginevra e dal diritto dell’Unione europea, e resta un pilastro irrinunciabile dello Stato di diritto.

Accanto a essa, però, esiste la protezione complementare prevista dall’art. 19, commi 1 e 1.1, del d.lgs. 286/98. Questa tutela opera quando non ricorrono i presupposti della protezione internazionale ma sussiste un rischio concreto di violazione dei diritti fondamentali o un radicamento personale e familiare incompatibile con l’allontanamento. Non è una concessione discrezionale, ma una garanzia obbligatoria.

Nel nuovo contesto geopolitico che si sta delineando, la protezione complementare diventa centrale. Non perché sostituisca la protezione internazionale, ma perché consente allo Stato di gestire l’immigrazione in modo realistico, distinguendo tra chi ha diritto a restare per tutela della persona e chi, non integrandosi e non versando in condizioni di vulnerabilità, deve tornare nel proprio Paese.

È qui che si colloca il paradigma che ho definito “Integrazione o ReImmigrazione”.

Per anni il dibattito europeo si è diviso tra accoglienza indiscriminata e chiusura totale. Ma nessuna delle due posizioni regge davanti alla realtà. Serve una politica fondata su criteri verificabili: lavoro, lingua, rispetto delle regole. Chi dimostra integrazione reale deve poter restare stabilmente. Chi non si integra deve tornare nel proprio Paese, nel rispetto della dignità e delle garanzie giuridiche.

Il discorso di Rubio non entra nel dettaglio del diritto europeo, ma anticipa un clima politico che avrà conseguenze concrete nelle procedure amministrative, nelle circolari ministeriali, nelle decisioni delle questure e nelle strategie difensive nei tribunali. Vedremo più dinieghi, più controlli, più richieste di prova dell’integrazione. Questo è inevitabile.

Proprio per questo la protezione complementare diventa uno strumento decisivo. Permette allo Stato di mantenere l’equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali. Permette di distinguere tra tutela individuale e gestione dei flussi. Permette di evitare che il sistema dell’asilo si blocchi sotto il peso di procedure inefficaci.

Il nuovo ordine mondiale di cui Monaco è stata un’anticipazione non cancellerà i diritti fondamentali, ma renderà indispensabile un approccio più rigoroso, più selettivo e più responsabile all’immigrazione. Il diritto europeo continuerà a garantire la tutela individuale, ma richiederà sempre più prova di integrazione reale.

È su questo terreno che si giocherà il futuro dell’immigrazione in Europa.

E proprio per questo il paradigma Integrazione o ReImmigrazione non è una posizione ideologica, ma una proposta giuridica concreta per governare l’immigrazione nel nuovo contesto internazionale.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
Studio legale in Bologna, Via Ermete Zacconi n. 3/A

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