Il dato pubblicato oggi dal Home Office britannico merita attenzione perché porta il dibattito sulla ReImmigrazione fuori dal terreno degli slogan e dentro quello, molto più difficile, della capacità concreta dello Stato di eseguire le proprie decisioni.
Alla fine di giugno 2026 risultavano 21.294 foreign national offenders soggetti a deportazione ma monitorati nella comunità. Un anno prima erano 18.993: l’aumento è quindi del 12%. Il dato è ancora più significativo se confrontato con marzo 2026, quando erano 20.027. Nello stesso anno terminato a giugno 2026 il Regno Unito ha
rimpatriato 5.962 autori di reato stranieri, il livello più elevato dal 2017 e il 12% in più rispetto all’anno precedente.
La domanda, allora, è inevitabile: se esiste un provvedimento di deportazione, perché oltre ventunomila persone continuano a vivere nella comunità?
La risposta è precisamente ciò che rende il caso britannico
interessante per il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Decidere il ritorno e realizzarlo sono due cose diverse. Lo stesso Home Office spiega che alcuni soggetti vengono rilasciati su cauzione quando non esiste una prospettiva immediata di allontanamento oppure quando sono pendenti domande o procedure – per esempio in materia di asilo – capaci di impedire temporaneamente l’esecuzione del rimpatrio.
È qui che emerge uno dei limiti strutturali di qualsiasi politica fondata sulla semplice parola “rimpatrio”. Uno Stato può moltiplicare i provvedimenti di espulsione, irrigidire le norme e annunciare obiettivi numerici. Ma il ritorno effettivo richiede identificazione certa, documenti di viaggio, cooperazione consolare, accordi con i Paesi di origine, disponibilità dei vettori, capacità amministrativa, gestione del contenzioso e rispetto delle garanzie previste
dall’ordinamento.
La ReImmigrazione, dunque, non può essere ridotta all’idea che basti decidere chi deve partire. Il problema politico e amministrativo è costruire le condizioni perché chi non può o non deve permanere possa effettivamente ritornare nel Paese di origine nel rispetto della legge.
Il caso britannico dimostra contemporaneamente due cose. La prima è che una politica del ritorno può produrre risultati: i rimpatri degli autori di reato stranieri sono aumentati e hanno raggiunto il livello più alto dal 2017. La seconda è che persino uno Stato che investe fortemente nell’enforcement incontra un divario rilevante tra la decisione di deportare e la sua esecuzione.
È proprio questo divario che dovrebbe diventare oggetto di analisi pubblica. Quanti provvedimenti vengono adottati? Quanti vengono realmente eseguiti? In quanto tempo? Per quali ragioni gli altri rimangono ineseguiti? Quali Paesi collaborano al rilascio dei documenti e quali no? Quali ostacoli sono giuridici e quali
semplicemente amministrativi?
Una politica seria di ReImmigrazione comincia da queste domande, non da una percentuale astratta di persone da allontanare. Il ritorno deve diventare una funzione stabile dello Stato, misurabile nei risultati e verificabile nelle cause degli insuccessi.
Il dato britannico dei 21.294 stranieri condannati soggetti a deportazione ma ancora presenti nella comunità è quindi più importante di quanto sembri: dimostra che il vero confine tra propaganda e politica migratoria passa dalla capacità di trasformare una decisione amministrativa in un risultato effettivo.
Fonte: UK Home Office, Immigration system statistics, year ending June 2026, pubblicate il 27 agosto 2026.
https://www.gov.uk/government/statistics/immigration-system-statistics-year-ending-june-2026/how-many-people-are-detained-under-immigration-powers-in-the-uk
https://www.gov.uk/government/statistics/immigration-system-statistics-year-ending-june-2026/how-many-people-are-returned-from-the-uk
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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