Giorno: 16 Maggio 2026

  • Protezione complementare e art. 8 CEDU nel DDL Sicurezza S.1869: verso il paradigma integrazione o ReImmigrazione

    Il diritto dell’immigrazione europeo e italiano sta attraversando una trasformazione profonda che non riguarda soltanto il rafforzamento dei controlli alle frontiere o l’inasprimento delle politiche di rimpatrio. Il cambiamento più importante sembra essere un altro: la progressiva centralità dell’integrazione come criterio giuridico di valutazione della permanenza dello straniero nel territorio dello Stato.

    Il dibattito parlamentare relativo al DDL Sicurezza S.1869 rappresenta uno dei segnali più evidenti di questa evoluzione.

    Documentazione ufficiale del Senato della Repubblica relativa al DDL S.1869:

    Scheda ufficiale DDL S.1869 – Senato della Repubblica

    https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=60049

    Il punto giuridicamente più interessante riguarda il ruolo sempre più centrale assunto dalla protezione complementare e, soprattutto, dal bilanciamento fondato sull’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La tutela della vita privata e familiare sta infatti diventando il luogo principale attraverso cui valutare il rapporto tra diritto dello straniero alla permanenza e potere dello Stato di controllare l’immigrazione.

    Per molti anni il diritto dell’immigrazione italiano è stato costruito prevalentemente attorno a categorie amministrative rigide: ingresso regolare, permesso di soggiorno, espulsione, rinnovo, trattenimento. Anche la protezione internazionale veniva valutata quasi esclusivamente sulla base del rischio esistente nel Paese di origine. Oggi, invece, il centro del sistema sembra progressivamente spostarsi verso la qualità dell’integrazione costruita nel territorio italiano.

    La protezione complementare tende infatti a configurarsi come il luogo giuridico nel quale lo Stato valuta se il cittadino straniero abbia costruito una reale vita privata e familiare in Italia. Non assume più rilievo soltanto ciò che il richiedente rischia tornando nel proprio Paese, ma anche ciò che perderebbe venendo allontanato dal territorio italiano.

    È proprio qui che l’articolo 8 CEDU assume una funzione decisiva. Il diritto al rispetto della vita privata e familiare impone infatti di valutare concretamente il livello di radicamento dello straniero nella comunità ospitante. Il lavoro stabile, la continuità reddituale, la conoscenza della lingua italiana, la stabilità abitativa, le relazioni sociali e familiari, il rispetto delle regole dell’ordinamento e l’assenza di pericolosità sociale diventano progressivamente elementi centrali nel bilanciamento tra interesse pubblico e diritti fondamentali della persona.

    Questo passaggio produce una trasformazione molto profonda del diritto dell’immigrazione italiano. Il sistema tende progressivamente a superare sia la logica dell’accoglienza indiscriminata sia quella della mera espulsione automatica. Emerge invece un modello selettivo di permanenza fondato sul livello di integrazione concretamente raggiunto nel territorio nazionale.

    È in questo contesto che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” assume una rilevanza sistematica sempre più evidente. La permanenza stabile non appare più come conseguenza automatica della semplice presenza fisica nello Stato, ma come risultato di un autentico percorso di integrazione sociale, lavorativa e relazionale.

    La ReImmigrazione, in questa prospettiva, non viene concepita come misura indiscriminata o ideologica, ma come il naturale esito di un sistema nel quale la permanenza stabile presuppone un reale radicamento nella società ospitante. Chi costruisce una vita privata e familiare effettiva in Italia tende progressivamente ad entrare nell’area della tutela complementare; chi invece non sviluppa alcun significativo percorso di integrazione rischia di collocarsi nell’area del ritorno e dell’allontanamento.

    Il DDL Sicurezza S.1869 sembra inserirsi esattamente lungo questa direttrice. Da un lato rafforza gli strumenti di controllo, trattenimento e rimpatrio; dall’altro consolida progressivamente il ruolo della protezione complementare come principale strumento di valutazione dell’integrazione dello straniero nel territorio nazionale.

    Il vero cambiamento in atto nel diritto dell’immigrazione italiano potrebbe quindi essere proprio questo: il passaggio da un sistema fondato prevalentemente sul diritto di ingresso a un sistema fondato sempre di più sul diritto all’integrazione effettiva.

    Ed è proprio il bilanciamento sviluppato attraverso l’articolo 8 CEDU che sembra destinato a diventare il principale criterio giuridico del nuovo modello italiano di permanenza selettiva.

    Avv. Fabio Loscerbo
    Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36

    ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

    Se le seconde generazioni aggrediscono gli insegnanti

    L’episodio avvenuto a Parma, dove alcuni giovani hanno aggredito degli insegnanti nei pressi dell’ITIS “Leonardo da Vinci”, rappresenta molto più di un semplice fatto di cronaca. È un episodio che riapre una domanda sempre più difficile da ignorare: cosa accade quando l’integrazione rimane soltanto formale e non riesce a trasformarsi in reale appartenenza alla comunità…

    Milton Friedman aveva previsto il dilemma dell’Europa

    La celebre affermazione di Milton Friedman continua ancora oggi a suscitare un dibattito enorme: “You cannot simultaneously have a welfare state and free immigration.” Per molto tempo questa frase è stata liquidata come una provocazione ideologica. Oggi, invece, appare sempre più come una delle questioni centrali dell’Europa contemporanea. Friedman non era contrario all’immigrazione in quanto…