Il tema della gestione dei flussi migratori è oggi al centro del dibattito politico e giuridico europeo. Negli ultimi anni, infatti, la crescente pressione migratoria ha determinato l’emergere di modelli teorici e politici profondamente diversi tra loro. Tra questi, due paradigmi stanno progressivamente assumendo un ruolo centrale nella discussione pubblica: quello della Remigrazione e quello della ReImmigrazione.
Sebbene i due termini possano apparire simili sul piano linguistico, essi esprimono visioni radicalmente differenti del fenomeno migratorio e delle modalità attraverso cui gli Stati dovrebbero governarlo.
La Remigrazione nasce principalmente come concetto politico sviluppato all’interno di alcuni movimenti europei e indica una strategia volta a favorire il ritorno massiccio degli stranieri nei Paesi di origine, anche quando essi risultino stabilmente presenti sul territorio degli Stati europei. In questa prospettiva, il fenomeno migratorio viene letto prevalentemente come una questione demografica e culturale, rispetto alla quale la soluzione consisterebbe nella riduzione della presenza straniera all’interno delle società europee.
La ReImmigrazione, al contrario, rappresenta un paradigma profondamente diverso. Essa non si fonda su presupposti identitari o demografici, ma su un modello giuridico di governo dell’immigrazione fondato sull’integrazione effettiva e sul rispetto dei diritti fondamentali della persona. In questa prospettiva, l’immigrazione non viene considerata un fenomeno da eliminare, ma un fenomeno da governare attraverso strumenti giuridici coerenti con l’ordinamento costituzionale e con il diritto europeo.
Il punto centrale del paradigma della ReImmigrazione consiste nell’assumere l’integrazione come criterio fondamentale per la permanenza dello straniero nel territorio dello Stato. L’integrazione non viene intesa esclusivamente in senso economico o lavorativo, ma come un processo complesso che comprende diversi elementi: la partecipazione alla vita sociale, il rispetto delle regole dell’ordinamento giuridico e la capacità di inserirsi stabilmente nella comunità ospitante.
In questo modello, lo straniero che dimostra di essersi integrato deve poter continuare a vivere nel Paese in cui si trova. Viceversa, quando tale integrazione non si realizza, lo Stato può prevedere il ritorno nel Paese di origine. La ReImmigrazione si configura dunque come un sistema fondato su un equilibrio tra diritti e responsabilità, nel quale l’integrazione diventa il presupposto della permanenza.
In questo contesto assume particolare rilevanza il ruolo della protezione complementare, che rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’ordinamento giuridico europeo e nazionale garantisce la tutela dei diritti fondamentali delle persone migranti.
Nel mio volume La protezione complementare ho evidenziato come
tale forma di tutela costituisca una modalità di attuazione del diritto di asilo previsto dall’articolo 10 della Costituzione e del principio di non-refoulement, che impedisce allo Stato di allontanare una persona quando ciò comporterebbe una violazione dei suoi diritti fondamentali. In particolare, la protezione complementare assume un ruolo centrale nei casi in cui l’allontanamento dello straniero determinerebbe una violazione del diritto alla vita privata e familiare garantito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Questa forma di tutela dimostra come il diritto contemporaneo non consenta una gestione dei flussi migratori basata esclusivamente su logiche espulsive. Gli Stati europei sono infatti vincolati da un sistema articolato di norme costituzionali, europee e internazionali che impongono il rispetto dei diritti fondamentali della persona.
Proprio per questo motivo il paradigma della ReImmigrazione appare più coerente con il quadro giuridico vigente. Esso riconosce l’esistenza di limiti giuridici alle politiche di espulsione, ma allo stesso tempo afferma la necessità di collegare la permanenza dello straniero sul territorio dello Stato a un effettivo percorso di integrazione.
Il governo dei flussi migratori non può quindi ridursi a una contrapposizione tra accoglienza indiscriminata ed espulsione generalizzata. La sfida consiste piuttosto nel costruire un modello giuridico capace di coniugare la tutela dei diritti fondamentali con l’esigenza degli Stati di governare in modo efficace i fenomeni migratori.
In questa prospettiva, la ReImmigrazione si propone come un paradigma che consente di superare questa contrapposizione, ponendo al centro il concetto di integrazione come criterio di permanenza e riconoscendo allo stesso tempo la possibilità del ritorno nel Paese di origine quando tale integrazione non si realizza.
La differenza tra Remigrazione e ReImmigrazione non riguarda quindi soltanto il linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico. Essa riflette due modi profondamente diversi di concepire il rapporto tra immigrazione, diritti fondamentali e interesse nazionale.
Mentre la Remigrazione si colloca prevalentemente nel campo della teoria politica e della riflessione identitaria, la ReImmigrazione si propone come un modello giuridico di governo dell’immigrazione, fondato sull’integrazione, sulla responsabilità individuale e sul rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale ed europeo.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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