L’Europa sta attraversando una crisi che non è solo migratoria, né semplicemente istituzionale.
È una crisi più profonda, culturale e politica, che riguarda la dissoluzione dell’idea stessa di cittadinanza.
Negli ultimi decenni, il concetto di appartenenza è stato progressivamente svuotato, fino a essere ridotto a un fatto amministrativo, a una somma di requisiti formali, a una procedura di regolarizzazione protratta nel tempo.
La cittadinanza, nella tradizione europea, non è mai stata questo. Non è mai stata un automatismo. È sempre stata un punto di arrivo, il riconoscimento di un legame sostanziale tra individuo e comunità politica. Lingua, lavoro, rispetto delle regole, adesione ai valori fondamentali: elementi diversi, ma convergenti in un’unica idea di appartenenza.
Oggi, invece, questi elementi vengono trattati come accessori, quando non come ostacoli.
Il modello europeo contemporaneo si fonda su una premessa implicita quanto fragile: l’integrazione avverrebbe da sola.
Il semplice trascorrere del tempo sul territorio basterebbe a trasformare il residente in cittadino. In questa visione, lo Stato non chiede, non verifica, non pretende. Si limita ad amministrare presenze, a gestire flussi, a certificare situazioni di fatto.
La cittadinanza diventa così l’esito burocratico di una permanenza, non la conseguenza di un percorso.
Ma una cittadinanza senza criteri di appartenenza non crea coesione. Al contrario, produce frammentazione. Quando tutto è cittadinanza, nulla lo è davvero. E quando l’accesso alla comunità politica non è più legato a doveri chiari e condivisi, la cittadinanza perde la sua funzione ordinante e diventa fonte di conflitto sociale.
L’Europa post-nazionale ha scelto di separare tre elementi che storicamente stavano insieme: ingresso, integrazione e appartenenza.
L’ingresso è stato liberalizzato o tollerato; l’integrazione è stata trasformata in un concetto vago, spesso simbolico; l’appartenenza è stata rimossa dal dibattito pubblico, perché considerata divisiva.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una cittadinanza debole, incapace di definire chi fa parte della comunità e a quali condizioni.
È in questo vuoto che si colloca il paradigma Integrazione o ReImmigrazione. Non come proposta ideologica, ma come ricostruzione razionale del nesso che l’Europa ha spezzato. L’integrazione non è un’opzione morale né un auspicio retorico: è una condizione.
Se è reale, verificabile e sostanziale, allora giustifica la permanenza e, nel tempo, l’accesso alla cittadinanza.
Se non lo è – perché rifiutata, fallita o solo simulata – allora viene meno il fondamento stesso della permanenza.
Affermare questo principio significa riportare la cittadinanza nel suo alveo naturale: non strumento di inclusione indiscriminata, ma riconoscimento di un’appartenenza acquisita. Non un atto di generosità amministrativa, ma una scelta politica consapevole.
Uno Stato che rinuncia a definire chi può diventare cittadino rinuncia, in realtà, a governare la propria comunità.
Senza integrazione non c’è cittadinanza.
E senza cittadinanza non c’è futuro europeo, ma solo una gestione permanente dell’emergenza.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato – Lobbista UE
Registro per la Trasparenza dell’Unione europea
ID 280782895721-36

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- Commento all’articolo di Domani dal titolo “Immigrazione e integrazione: il modello Svezia sta fallendo, serve programmazione”Leggendo l’articolo https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/immigrazione-integrazione-modello-svezia-sta-fallendo-serve-programmazione-drkmhe60 emerge finalmente un elemento che negli altri contributi manca quasi sempre: il riferimento all’integrazione come questione centrale. L’analisi del fallimento del modello svedese coglie un punto reale: l’integrazione non può essere lasciata a dinamiche spontanee, ma richiede una struttura, una programmazione, un intervento pubblico consapevole. Tuttavia, anche qui l’impostazione resta incompleta. Si… Leggi tutto: Commento all’articolo di Domani dal titolo “Immigrazione e integrazione: il modello Svezia sta fallendo, serve programmazione”
- Albania Case: la prueba de que sin verificación de la integración no existe una política eficaz de retornosEl denominado “Albania Case” pone de manifiesto una contradicción estructural del sistema europeo de retornos que resulta perfectamente comprensible también para el contexto español. Se siguen diseñando instrumentos operativos basados en la lógica de la disuasión, mientras que el Derecho de la Unión Europea exige, de forma constante, una evaluación individualizada de cada caso. Las… Leggi tutto: Albania Case: la prueba de que sin verificación de la integración no existe una política eficaz de retornos
- Remigration in Europe: What Martin Sellner’s Theory Really Proposes — and How the “Integration or ReImmigration” Paradigm DiffersIn recent years, the concept of remigration has entered the European debate on immigration policy with increasing intensity. The idea is associated primarily with Austrian activist Martin Sellner, a leading figure of the identitarian movement and former head of the Identitäre Bewegung Österreich. Sellner has articulated his views in several writings and public interventions, particularly… Leggi tutto: Remigration in Europe: What Martin Sellner’s Theory Really Proposes — and How the “Integration or ReImmigration” Paradigm Differs
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- El fracaso del multiculturalismo, entre remigración y “teoría del reemplazo”: la ausencia de un criterio jurídico y la propuesta de “Integración o Reinmigración”El debate europeo sobre inmigración se ha ido desplazando progresivamente del terreno jurídico hacia un enfrentamiento ideológico. Por un lado, existe un reconocimiento cada vez más explícito del fracaso del multiculturalismo como modelo de gestión de sociedades plurales. Por otro, emergen teorías radicales —como la remigración o la llamada “teoría del reemplazo”— que pretenden ofrecer… Leggi tutto: El fracaso del multiculturalismo, entre remigración y “teoría del reemplazo”: la ausencia de un criterio jurídico y la propuesta de “Integración o Reinmigración”
- Commento all’articolo de La Voce del Patriota dal titolo “Immigrazione, Bignami (FdI): da Consulta stop a scorciatoie contro espulsionLeggendo l’articolo https://www.lavocedelpatriota.it/immigrazione-bignami-fdi-da-consulta-stop-a-scorciatoie-contro-espulsioni/ emerge un’impostazione che valorizza il rafforzamento degli strumenti di espulsione e richiama la necessità di evitare ostacoli giurisdizionali ritenuti eccessivi. Si tratta di una lettura che pone al centro l’effettività delle espulsioni, ma che rischia di spostare il discorso su un piano incompleto. L’espulsione è uno strumento. È una conseguenza. Non è… Leggi tutto: Commento all’articolo de La Voce del Patriota dal titolo “Immigrazione, Bignami (FdI): da Consulta stop a scorciatoie contro espulsion
- Albania Hubs: The Real Issue Isn’t Transfer — It’s Enforcing the Integration ContractThe debate over offshore migration hubs—particularly the Italian initiative in Albania—is being framed in the wrong way. Most commentary focuses on logistics: where migrants are transferred, under what procedures, and whether such arrangements comply with human rights standards. These are legitimate concerns, but they miss the central legal question. The real issue is not transfer.… Leggi tutto: Albania Hubs: The Real Issue Isn’t Transfer — It’s Enforcing the Integration Contract
- Immigration Without Integration: Why Europe’s Economic Migration Model Is FailingIn the United Kingdom, debates about immigration usually focus on border control, legal pathways, asylum policy, and the economic contribution of migrants. Since Brexit, questions of sovereignty and control over migration have become central to political discussion. However, to fully understand the current European debate on migration, it is necessary to look at a deeper… Leggi tutto: Immigration Without Integration: Why Europe’s Economic Migration Model Is Failing
- Criminalité liée à l’échec de l’intégration : combien cela pourrait-il coûter à l’Italie d’ici 2030 ?Depuis plusieurs années, le débat européen sur l’immigration se concentre principalement sur deux questions : la gestion des flux migratoires et l’accès des migrants au marché du travail. Pourtant, un autre aspect, moins discuté mais de plus en plus central, concerne les conséquences de l’échec de l’intégration, notamment en matière de sécurité publique et de… Leggi tutto: Criminalité liée à l’échec de l’intégration : combien cela pourrait-il coûter à l’Italie d’ici 2030 ?
- Commento all’articolo de Secolo d’Italia dal titolo “Migranti, Piantedosi: sbarchi giù del 33% da inizio anno e rimpatri record. Il messaggio all’opposizione: basta ideologie sui CPR”Leggendo l’articolo https://www.secoloditalia.it/2026/03/migranti-piantedosi-sbarchi-giu-del-33-da-inizio-anno-e-rimpatri-record-il-messaggio-allopposizione-basta-ideologie-sui-cpr/ emerge una narrazione centrata sull’efficacia delle politiche di contenimento, misurata attraverso dati quantitativi: riduzione degli sbarchi e incremento dei rimpatri. Si tratta di un’impostazione chiara, ma incompleta sul piano giuridico. I numeri descrivono l’effetto delle politiche, non il loro fondamento. Dire che aumentano i rimpatri o diminuiscono gli sbarchi non risponde alla… Leggi tutto: Commento all’articolo de Secolo d’Italia dal titolo “Migranti, Piantedosi: sbarchi giù del 33% da inizio anno e rimpatri record. Il messaggio all’opposizione: basta ideologie sui CPR”
- Hubs en Albanie : le véritable enjeu n’est pas le transfert, mais l’exécution du contrat d’intégrationLe débat public en France et en Europe sur les hubs migratoires, notamment en Albanie, est aujourd’hui mal orienté. Il se concentre presque exclusivement sur la question du transfert : externalisation, respect des droits fondamentaux, compatibilité avec la CEDH. Ce sont des questions sérieuses, mais elles restent périphériques si l’on ne traite pas le point… Leggi tutto: Hubs en Albanie : le véritable enjeu n’est pas le transfert, mais l’exécution du contrat d’intégration
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