Il sistema italiano di ingresso legale per lavoro, fondato sul cosiddetto Decreto Flussi, nasce con un obiettivo teoricamente chiaro: programmare gli ingressi di lavoratori stranieri sulla base delle esigenze dell’economia nazionale, mantenendo il controllo dei movimenti migratori e garantendo al tempo stesso la tutela del mercato del lavoro interno. In teoria, si tratta di uno strumento di pianificazione amministrativa: lo Stato individua il fabbisogno di manodopera e autorizza un numero determinato di ingressi dall’estero.
Nella pratica, tuttavia, il meccanismo ha progressivamente assunto caratteristiche che lo rendono sempre meno uno strumento di programmazione e sempre più un dispositivo amministrativo incapace di governare i fenomeni migratori reali. Il problema non riguarda tanto la presenza di quote numeriche — una tecnica utilizzata anche in altri ordinamenti — quanto la distanza strutturale tra la programmazione normativa e la domanda effettiva di lavoro.
Negli ultimi anni il numero delle domande presentate da datori di lavoro e intermediari ha superato di gran lunga le quote autorizzate. In diversi cicli di programmazione si è registrata una sproporzione evidente tra richieste e autorizzazioni disponibili, con centinaia di migliaia di istanze a fronte di un numero molto più ridotto di ingressi effettivamente autorizzati. Il risultato è che il sistema non funziona come una pianificazione economica, ma come una competizione amministrativa. In pochi minuti dall’apertura del cosiddetto click day le quote disponibili vengono esaurite, trasformando un meccanismo di regolazione dei flussi migratori in una gara informatica in cui la velocità di invio della domanda conta più della reale esigenza produttiva.
Il paradosso diventa ancora più evidente se si considera il presupposto economico su cui si fonda il sistema. Una delle giustificazioni più frequentemente utilizzate per difendere il Decreto Flussi è la presunta carenza di manodopera nel mercato del lavoro italiano. Secondo questa narrativa, le imprese sarebbero costrette a cercare lavoratori all’estero perché non riescono a trovarli nel territorio nazionale.
Il dato merita tuttavia una lettura più complessa. Secondo le statistiche ufficiali pubblicate dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), il tasso di disoccupazione in Italia si colloca negli ultimi anni intorno al 7–8% della popolazione attiva, con valori significativamente più elevati nel Mezzogiorno e tra i giovani.
Fonte: https://www.istat.it/it/archivio/disoccupazione
Ciò significa che milioni di persone risultano formalmente disoccupate o inattive nel mercato del lavoro. Questo dato non dimostra automaticamente che i lavoratori italiani possano sostituire integralmente la manodopera straniera, ma rende evidente che la questione non può essere ridotta alla semplice affermazione secondo cui “non ci sono lavoratori”. In molti casi il problema riguarda piuttosto le condizioni economiche e contrattuali offerte: lavori stagionali, salari bassi, mansioni fisicamente gravose o situazioni di forte precarietà.
Un secondo elemento che evidenzia le fragilità del sistema riguarda le numerose vicende giudiziarie e di cronaca che negli ultimi anni hanno portato alla luce l’esistenza di sistemi organizzati di sfruttamento delle quote dei flussi. Diverse indagini della magistratura e delle forze dell’ordine hanno evidenziato l’esistenza di reti che utilizzano il meccanismo dei nulla osta per favorire ingressi fittizi o per trarre vantaggi economici dalla vendita di posti nei flussi.
La stampa nazionale ha riportato diversi casi di indagini legate al sistema dei flussi. Ad esempio, sono state segnalate operazioni investigative riguardanti presunti ingressi fittizi e reti organizzate che sfruttavano il sistema del click day:
https://www.ilsole24ore.com/art/decreto-flussi-indagini-sui-click-day-e-reti-organizzate-AFQK9qY
Altre inchieste giornalistiche hanno descritto sistemi di intermediazione illegale che promettevano posti nei flussi stagionali in cambio di denaro:
https://www.repubblica.it/cronaca/2024/03/07/news/decreto_flussi_indagine_lavoratori_fittizi-422302995/
Questi episodi non dimostrano che tutte le domande presentate nel sistema dei flussi siano fraudolente, ma rivelano quanto il meccanismo sia vulnerabile a distorsioni e utilizzi opportunistici.
Anche ammesso, per ipotesi, che la domanda di lavoro sia genuina e che il lavoratore entri realmente in Italia per svolgere l’attività indicata nel nulla osta, emerge comunque un problema più profondo. Il sistema del Decreto Flussi regola l’ingresso economico dello straniero, ma non pone alcuna condizione reale di integrazione.
Il titolo di soggiorno è infatti collegato quasi esclusivamente all’esistenza del rapporto di lavoro. Una volta entrato nel territorio nazionale, il lavoratore non è sottoposto a un vero percorso giuridico di integrazione. Non esiste una verifica sistematica della conoscenza della lingua, non esiste un monitoraggio dell’effettiva partecipazione alla vita sociale e non esiste un criterio chiaro che colleghi la permanenza nel territorio dello Stato a un processo di integrazione verificabile.
In altri termini, il sistema giuridico si limita a regolare l’ingresso nel mercato del lavoro, ma non governa il processo sociale che inevitabilmente ne deriva. Questa lacuna è particolarmente rilevante perché l’immigrazione non è solo un fenomeno economico. È un fenomeno sociale, culturale e giuridico che incide sulla struttura della società nel medio e lungo periodo.
È proprio in questo punto che emerge il limite strutturale dell’attuale sistema normativo. Il diritto dell’immigrazione italiano dispone di strumenti frammentati, ma non di un paradigma complessivo di governo del fenomeno migratorio.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si propone di colmare questa lacuna introducendo un principio di responsabilità reciproca tra lo Stato ospitante e lo straniero. In questo modello la permanenza nel territorio nazionale non è collegata esclusivamente al possesso formale di un titolo di soggiorno, ma alla verifica concreta di un percorso di integrazione.
L’integrazione non viene intesa come una formula retorica, ma come un criterio giuridico verificabile fondato su tre elementi fondamentali: partecipazione al mercato del lavoro, conoscenza della lingua italiana e rispetto delle regole dell’ordinamento.
Quando questi elementi sono presenti e dimostrabili, lo Stato ha interesse a stabilizzare la posizione giuridica dello straniero. In tale prospettiva possono essere utilizzati strumenti già esistenti nell’ordinamento, come le forme di protezione complementare previste dall’articolo 19 del decreto legislativo 286 del 1998 o altri titoli di soggiorno che riconoscano il radicamento sociale e lavorativo.
Al contrario, quando il processo di integrazione non si realizza o non è realisticamente perseguibile, lo Stato deve essere in grado di applicare con effettività le misure di allontanamento previste dall’ordinamento. In questa prospettiva la ReImmigrazione rappresenta il naturale complemento del sistema: non una misura punitiva, ma uno strumento di riequilibrio che evita la formazione di sacche permanenti di irregolarità amministrativa.
Il fallimento strutturale del Decreto Flussi non consiste quindi soltanto nella limitata efficacia delle quote o nelle distorsioni del click day. Il problema è più profondo. Il sistema giuridico italiano continua a trattare l’immigrazione esclusivamente come una questione di ingresso nel mercato del lavoro, senza governare il processo di integrazione che inevitabilmente ne deriva.
Finché questa contraddizione non verrà affrontata in modo esplicito, il principale strumento di ingresso legale previsto dall’ordinamento rischierà di continuare a produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: non la programmazione dei flussi migratori, ma la crescita di una irregolarità strutturale.
Solo un modello fondato sul principio integrazione oppure reimmigrazione può trasformare l’immigrazione da fenomeno subìto a fenomeno realmente governato.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato – Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea (ID 280782895721-36)
ORCID
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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