Il dibattito europeo sulle politiche migratorie si sviluppa oggi attorno a modelli teorici e operativi profondamente differenti. Da un lato emergono iniziative che propongono la regolarizzazione generalizzata dei migranti irregolari come strumento di inclusione sociale, come nel caso della piattaforma spagnola “Regularización Ya”. Dall’altro lato si sviluppano paradigmi che attribuiscono centralità ai processi di integrazione sociale, linguistica e lavorativa come criterio per la stabilizzazione del soggiorno. In questo contesto si colloca il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, che propone un modello di gestione dell’immigrazione fondato sulla verifica dei percorsi di integrazione effettiva nello Stato ospitante. Il presente contributo propone un’analisi comparata di questi due paradigmi, evidenziandone i presupposti teorici, le implicazioni giuridiche e le possibili conseguenze nel contesto delle politiche migratorie europee.
Negli ultimi anni la piattaforma “Regularización Ya” si è affermata nel dibattito pubblico spagnolo come una delle principali iniziative a favore della regolarizzazione straordinaria dei migranti privi di titolo di soggiorno. Il movimento, costituito da associazioni e collettivi di migranti, ha promosso una iniziativa legislativa popolare finalizzata a ottenere una regolarizzazione su larga scala delle persone straniere presenti nel territorio spagnolo in condizione di irregolarità amministrativa. Secondo quanto illustrato dalla stessa piattaforma, l’obiettivo dell’iniziativa è quello di superare la condizione di irregolarità amministrativa che colpisce una parte significativa della popolazione migrante, favorendo l’inclusione sociale e l’accesso ai diritti fondamentali. Le attività e le campagne del movimento sono documentate nel portale ufficiale della piattaforma, in particolare nella sezione dedicata agli aggiornamenti e alle iniziative pubbliche (https://regularizacionya.com/noticias/).
Il paradigma promosso da “Regularización Ya” attribuisce alla regolarizzazione amministrativa una funzione di strumento di inclusione sociale. In questa prospettiva la presenza nel territorio e l’inserimento di fatto nella società ospitante vengono considerati elementi sufficienti per giustificare la concessione di un titolo di soggiorno. La regolarizzazione straordinaria viene quindi concepita come una misura di politica pubblica capace di ridurre la marginalità sociale, contrastare il lavoro irregolare e favorire l’emersione economica di attività lavorative già presenti nel tessuto produttivo.
Tuttavia, il percorso di regolarizzazione proposto nel contesto spagnolo non appare strutturalmente condizionato alla verifica di percorsi di integrazione effettiva, quali l’inserimento lavorativo stabile, la conoscenza della lingua del paese ospitante o altri indicatori di partecipazione alla vita sociale e istituzionale dello Stato. In questa impostazione la regolarizzazione rappresenta principalmente uno strumento di emersione amministrativa della presenza straniera, più che un meccanismo fondato sulla valutazione dei processi di integrazione.
In una prospettiva di medio e lungo periodo tale impostazione solleva alcune questioni rilevanti sul piano delle politiche migratorie europee. La regolarizzazione amministrativa concessa da uno Stato membro dell’Unione Europea comporta infatti il rilascio di un titolo di soggiorno che consente allo straniero di circolare nello spazio Schengen per soggiorni di breve durata e, in determinate condizioni, di trasferire successivamente la propria residenza in altri Stati membri dell’Unione. Ne consegue che una regolarizzazione straordinaria su larga scala non produce effetti esclusivamente nel contesto nazionale in cui viene adottata, ma può avere ripercussioni sull’intero spazio europeo di libera circolazione.
In questo senso, politiche di regolarizzazione non accompagnate da criteri strutturati di integrazione potrebbero incidere non solo sugli equilibri sociali interni dello Stato che le adotta, ma anche sul più ampio sistema europeo di gestione delle migrazioni. Il tema assume pertanto una dimensione che travalica il contesto nazionale e si inserisce nel dibattito più generale sulla sostenibilità delle politiche migratorie nel quadro dell’Unione Europea.
Accanto a questo approccio si collocano modelli teorici differenti, fondati sull’idea che la stabilizzazione del soggiorno debba essere strettamente collegata ai percorsi di integrazione nello Stato ospitante. In questa prospettiva si inserisce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, che propone una lettura delle politiche migratorie basata sul principio secondo cui il diritto a permanere stabilmente nel territorio di uno Stato deve essere collegato alla capacità dello straniero di inserirsi nel contesto sociale, linguistico e normativo della società di accoglienza.
Secondo questa impostazione l’integrazione non rappresenta soltanto un obiettivo politico o sociale, ma diventa un vero e proprio criterio di governo dell’immigrazione. L’inserimento nel mercato del lavoro, la conoscenza della lingua del paese ospitante e il rispetto delle regole dell’ordinamento giuridico costituiscono elementi essenziali per valutare la possibilità di stabilizzare il soggiorno dello straniero nel lungo periodo.
Il confronto tra i due paradigmi evidenzia quindi una differenza strutturale nell’approccio alla gestione dell’immigrazione. Il modello promosso dalla piattaforma “Regularización Ya” pone l’accento sulla regolarizzazione amministrativa come strumento di inclusione sociale, mentre il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” attribuisce centralità alla verifica dei percorsi di integrazione come condizione per la permanenza stabile nello Stato ospitante.
L’analisi comparata di questi modelli mette in luce come le politiche migratorie contemporanee si trovino oggi di fronte a scelte di fondo che riguardano non soltanto la gestione amministrativa dei flussi migratori, ma anche il rapporto tra integrazione, coesione sociale e sostenibilità delle politiche pubbliche. Il confronto tra il paradigma promosso dalla piattaforma “Regularización Ya” e il modello teorico dell’“Integrazione o ReImmigrazione” contribuisce pertanto a chiarire come il governo delle migrazioni rappresenti uno dei principali terreni di confronto nelle politiche europee contemporanee.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato – Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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