Migrazione e integrazione nel dibattito politico tedesco: una lettura critica del policy brief MIDEM 2026

Il dibattito europeo sulla migrazione è entrato negli ultimi anni in una fase di crescente polarizzazione concettuale. Da un lato si affermano modelli che enfatizzano l’integrazione come strumento di gestione delle società pluralistiche contemporanee; dall’altro emergono posizioni che propongono politiche di ritorno o di rimpatrio come risposta alla percezione di un eccesso di immigrazione o al fallimento dei processi di integrazione. Questa tensione attraversa gran parte dei sistemi politici europei e trova una rappresentazione particolarmente significativa nel dibattito tedesco.

Un contributo utile per comprendere questa dinamica è offerto dal policy brief pubblicato nel 2026 dal Mercator Forum Migration und Demokratie (MIDEM) della Technische Universität Dresden, intitolato “Wahlversprechen zu Migration & Integration im baden-württembergischen Landtagswahlkampf 2026”. Il documento analizza le promesse elettorali dei principali partiti politici in vista delle elezioni regionali del Land del Baden-Württemberg, offrendo una ricostruzione comparata delle diverse posizioni in materia di migrazione, integrazione e politiche di rimpatrio.

Il policy brief è consultabile al seguente indirizzo:
https://forum-midem.de/wahlversprechen-zu-migration-integration-im-baden-wuerttembergischen-landtagswahlkampf-2026/

L’analisi del MIDEM evidenzia come il tema migratorio occupi una posizione centrale nel confronto politico tedesco. I diversi partiti propongono strategie profondamente differenti, ma tutte riconducibili ad alcune grandi linee interpretative. Alcune forze politiche pongono al centro la necessità di rafforzare le politiche di integrazione attraverso strumenti quali l’accesso al lavoro, i programmi linguistici e l’inclusione sociale. Altre forze politiche sottolineano invece l’esigenza di un maggiore controllo dei flussi migratori e di un rafforzamento delle politiche di rimpatrio.

All’interno di questo contesto si è progressivamente diffuso, nel dibattito politico tedesco, il concetto di “remigrazione” (Remigration), termine utilizzato per indicare politiche orientate al ritorno degli immigrati nei paesi di origine o in paesi terzi. In alcune declinazioni politiche tale concetto è stato associato a programmi di rimpatrio su larga scala, motivo per cui esso è divenuto oggetto di un intenso dibattito politico e accademico sia in Germania sia nel resto d’Europa.

Il policy brief del MIDEM mostra chiaramente come il confronto politico tedesco tenda a svilupparsi lungo una contrapposizione tra due poli principali: da un lato politiche di integrazione più o meno inclusive, dall’altro politiche di rimpatrio più o meno estese. Tuttavia proprio questa polarizzazione consente di individuare un elemento di particolare interesse dal punto di vista teorico. Il dibattito politico appare infatti concentrato sull’alternativa tra integrazione e rimpatrio, senza sviluppare pienamente una riflessione sistematica sul rapporto tra integrazione e legittimazione della permanenza dello straniero nel territorio dello Stato.

Le politiche di integrazione sono generalmente concepite come strumenti di politica sociale, educativa o culturale, finalizzati a favorire la partecipazione degli immigrati alla vita economica e sociale delle società europee. Allo stesso tempo, le politiche di rimpatrio sono presentate come strumenti di controllo dell’immigrazione o di gestione delle situazioni di irregolarità. Ciò che appare meno sviluppato, almeno sul piano teorico, è un modello capace di collegare in modo diretto il grado di integrazione dello straniero alla valutazione della stabilità della sua permanenza nel territorio nazionale.

Questa lacuna teorica emerge con particolare evidenza se si osserva l’evoluzione del diritto dell’immigrazione in alcuni ordinamenti europei, tra cui quello italiano. Nel sistema giuridico italiano, la giurisprudenza relativa alla protezione complementare ha progressivamente attribuito un ruolo crescente al concetto di integrazione sociale. In numerose decisioni dei tribunali di merito, la valutazione del radicamento dello straniero nel territorio nazionale – attraverso elementi quali l’attività lavorativa, la conoscenza della lingua, i legami familiari e la partecipazione alla vita sociale – è diventata un elemento rilevante nella valutazione della legittimità della permanenza dello straniero nel territorio dello Stato.

Proprio in questa prospettiva si colloca il paradigma dell’“Integrazione o ReImmigrazione”, che propone di interpretare le politiche migratorie non come una semplice alternativa tra integrazione indiscriminata e rimpatrio generalizzato, ma come un sistema fondato sulla valutazione concreta del processo di integrazione.

Secondo questa impostazione, l’integrazione non rappresenta soltanto un obiettivo politico o sociale, ma diventa un criterio attraverso il quale l’ordinamento può valutare la stabilità della presenza dello straniero nel territorio dello Stato. La permanenza è dunque il risultato di un processo di integrazione effettivo, mentre il ritorno nel paese di origine o in un paese terzo – ciò che nel paradigma viene definito ReImmigrazione – rappresenta la conseguenza di un percorso di integrazione che non si è realizzato.

Un elemento essenziale per comprendere questa proposta teorica riguarda la distinzione tra ReImmigrazione e remigrazione, concetti che nel dibattito pubblico rischiano spesso di essere confusi.

Nel contesto politico tedesco la remigrazione è generalmente intesa come una politica di rimpatrio orientata alla riduzione della presenza straniera nel territorio nazionale. Il concetto viene utilizzato soprattutto in chiave politica e può riferirsi a programmi di ritorno più o meno estesi.

La ReImmigrazione, nel paradigma qui proposto, si colloca invece su un piano concettuale differente. Essa non rappresenta una politica di rimpatrio generalizzata, ma l’esito di una valutazione individuale del percorso di integrazione dello straniero. Non si tratta quindi di un progetto politico finalizzato alla riduzione della presenza straniera, ma di un criterio giuridico che collega la stabilità del soggiorno al grado di integrazione effettivamente raggiunto.

Inoltre, la ReImmigrazione non presuppone un giudizio identitario o culturale sull’appartenenza nazionale. Il paradigma non si fonda sull’idea di una incompatibilità tra identità nazionale e presenza straniera, ma sull’assunto che la permanenza nello Stato ospitante debba essere accompagnata da un processo di integrazione reale, verificabile attraverso indicatori concreti quali il lavoro, la conoscenza della lingua, il rispetto delle regole e la partecipazione alla vita sociale.

In questa prospettiva la ReImmigrazione non rappresenta un’alternativa all’integrazione, ma ne costituisce il completamento logico. Il paradigma propone infatti di considerare integrazione e permanenza come due elementi strettamente connessi: l’integrazione legittima la stabilità della presenza dello straniero, mentre l’assenza di un processo di integrazione può condurre alla scelta del ritorno nel paese di origine o in un paese terzo.

Il confronto con il dibattito politico tedesco analizzato nel policy brief del MIDEM consente quindi di mettere in luce un aspetto rilevante: la discussione politica europea tende a oscillare tra integrazione e rimpatrio senza sviluppare pienamente un modello teorico capace di collegare questi due elementi in modo sistematico.

In questo contesto, il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” può essere interpretato come un tentativo di colmare questo vuoto concettuale, proponendo una chiave di lettura nella quale l’integrazione non è soltanto un obiettivo sociale, ma diventa un vero e proprio criterio giuridico di governo delle migrazioni.

Il dibattito tedesco rappresenta quindi non soltanto un confronto politico nazionale, ma anche un indicatore delle trasformazioni più profonde che stanno attraversando le politiche migratorie europee. Comprendere queste trasformazioni richiede nuove categorie teoriche capaci di superare la contrapposizione tra integrazione indiscriminata e rimpatrio generalizzato, riconoscendo il ruolo centrale dell’integrazione come criterio di valutazione della permanenza dello straniero nella comunità politica.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID: 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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