Negli ultimi mesi il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” ha iniziato a circolare non soltanto nel dibattito italiano, ma anche in contesti europei. Un esempio significativo è rappresentato da un recente intervento pubblicato in lingua tedesca sul blog Hansgamma, che prende posizione rispetto alle tesi da me sviluppate in materia di governo dell’immigrazione e interesse nazionale.
L’articolo, consultabile al seguente indirizzo:
https://hansgamma.blogspot.com/2026/03/integrazione-o-reimmigrazione.html
propone una lettura critica del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, sostenendo che esso non rappresenterebbe una categoria tecnica, ma una scelta normativa o politica in materia di immigrazione.
Si tratta di una critica interessante, perché dimostra che il paradigma sta iniziando a entrare nel dibattito europeo. Tuttavia, essa presuppone un equivoco di fondo sulla genesi stessa del paradigma.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” non nasce come proposta ideologica o come costruzione teorica astratta, ma come elaborazione giuridica a partire dall’osservazione di un istituto già esistente nell’ordinamento: la protezione complementare.
Proprio nell’ambito della protezione complementare – così come disciplinata nell’ordinamento italiano a partire dall’articolo 19 del Testo Unico sull’Immigrazione – il giudice è chiamato a svolgere una valutazione concreta del percorso di integrazione dello straniero nel territorio nazionale. La giurisprudenza di merito ha progressivamente sviluppato criteri di valutazione che tengono conto di elementi quali il lavoro, la stabilità abitativa, le relazioni sociali, la conoscenza della lingua e il radicamento nel contesto territoriale.
In altre parole, la protezione complementare rappresenta già oggi il luogo in cui il diritto dell’immigrazione valuta concretamente il livello di integrazione dello straniero.
È proprio da questa constatazione che nasce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. La protezione complementare può essere letta, infatti, come un vero e proprio laboratorio giuridico nel quale si manifesta una logica che attraversa l’intero sistema: la permanenza stabile dello straniero nel territorio dello Stato è strettamente collegata alla sua effettiva integrazione nella società ospitante.
Da questo punto di vista, il paradigma non introduce un principio nuovo, ma rende esplicita una logica già presente nell’ordinamento.
La protezione complementare dimostra infatti che il diritto dell’immigrazione non si limita a gestire l’ingresso o il soggiorno degli stranieri, ma è chiamato a valutare anche la qualità del rapporto tra lo straniero e la società di accoglienza. Quando tale rapporto assume caratteri di stabilità e integrazione, l’ordinamento tende a riconoscere forme di tutela; quando invece tale integrazione non si realizza, il sistema giuridico prevede strumenti di cessazione o di allontanamento.
In questo senso la protezione complementare rappresenta il punto di emersione più evidente di un principio generale: la permanenza nel territorio dello Stato non può essere concepita come un dato puramente automatico o indefinito, ma deve essere collegata a un percorso effettivo di integrazione.
È proprio da questa dinamica che deriva la formulazione sintetica del paradigma: Integrazione o ReImmigrazione.
Il paradigma si distingue quindi nettamente da alcune teorie di remigrazione sviluppatesi nel dibattito politico di altri Paesi europei. Mentre queste ultime tendono a configurare politiche di rimpatrio generalizzato o su base identitaria, il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” si fonda su criteri giuridici verificabili e su valutazioni individuali già previste dal diritto vigente.
Il fatto che questo paradigma inizi a essere discusso anche in contesti europei dimostra che il tema del rapporto tra integrazione e permanenza nel territorio dello Stato è destinato a diventare uno dei nodi centrali del diritto dell’immigrazione nei prossimi anni.
Ed è proprio a partire dall’esperienza giuridica maturata nell’ambito della protezione complementare che è possibile sviluppare una riflessione più ampia sul governo dei fenomeni migratori, capace di coniugare Stato di diritto, interesse nazionale e percorsi reali di integrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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