In queste settimane assistiamo a una escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran che rischia di travolgere l’intero Medio Oriente e di produrre conseguenze economiche, energetiche e sociali ben oltre la regione. In momenti come questi la tentazione di schierarsi emotivamente è forte, ma per un Paese come l’Italia la domanda decisiva deve restare un’altra: quale sia il nostro interesse nazionale.
L’Italia non è una superpotenza militare e non ha mai costruito la propria sicurezza sull’intervento armato. La nostra forza storica è stata diversa: la capacità di dialogare, di mediare, di restare interlocutore credibile per parti diverse. Nel Mediterraneo, che è il nostro spazio naturale, l’Italia ha spesso rappresentato un punto di equilibrio tra Occidente e Medio Oriente, tra esigenze energetiche e stabilità politica, tra alleanze atlantiche e rapporti economici con il mondo arabo e persiano. Questa non è una posizione ideologica ma una necessità geografica ed economica. Ogni crisi nel Golfo si riflette immediatamente sull’energia, sui traffici commerciali, sulla stabilità del Mediterraneo e, inevitabilmente, sui flussi migratori verso l’Europa.
Proprio per questo, tra il 2020 e il 2021, avevo iniziato a scrivere una serie di articoli per l’emittente internazionale IRIB – Pars Today dedicati alla Costituzione iraniana.
Non fu una scelta estemporanea né personale. In quel periodo storico l’interesse nazionale italiano ed europeo era orientato a mantenere e sviluppare ponti di dialogo con l’Iran, soprattutto sul piano economico e culturale, perché dopo la stagione dei negoziati sul nucleare e i tentativi di riavvicinamento diplomatico tra Iran, Europa e Stati Uniti si riteneva possibile una fase di relazioni più costruttive e di progressiva normalizzazione dei rapporti internazionali. In quel contesto la conoscenza del sistema giuridico e istituzionale iraniano era considerata uno strumento utile per comprendere un interlocutore con cui si pensava di rafforzare rapporti commerciali e istituzionali.
All’epoca ero presidente di una associazione di cultura e commercio italo-iraniana, oggi cessata, che operava proprio nel quadro di quel clima di dialogo che molte istituzioni europee ritenevano funzionale alla stabilità e alla cooperazione economica. Scrivere sulla Costituzione iraniana non significava prendere posizione politica, ma svolgere un lavoro tecnico di giurista comparatista: analizzare la struttura dei poteri dello Stato, il funzionamento del sistema giudiziario, il ruolo delle istituzioni religiose e i principi economici dell’ordinamento. Era lo stesso metodo che oggi utilizzo nella mia attività di avvocato del diritto dell’immigrazione, quando è necessario comprendere gli ordinamenti dei paesi di origine dei richiedenti protezione internazionale. Conoscere un sistema giuridico non significa condividerlo, ma è il presupposto indispensabile per dialogare con esso.
Oggi quella esperienza assume un significato ancora più evidente. Comprendere la struttura istituzionale iraniana permette di leggere con maggiore lucidità le dinamiche politiche e militari di questi giorni e di ricordare una verità semplice: le crisi internazionali non si risolvono senza conoscenza reciproca. La diplomazia nasce dal sapere, non dall’ignoranza.
L’Italia è membro della NATO e dell’Unione Europea, e questa appartenenza definisce un quadro giuridico preciso. Ma l’Italia è anche una potenza mediterranea, legata da interessi economici, energetici e culturali a tutto il Medio Oriente. La nostra storia diplomatica è fatta di equilibrio e di relazioni costruite nel tempo. Non è debolezza, è realismo. Una guerra estesa tra Iran e Stati Uniti colpirebbe direttamente l’Italia, perché destabilizzerebbe le rotte energetiche, i traffici commerciali e la stabilità regionale. Chi si occupa ogni giorno di protezione internazionale sa quanto i conflitti lontani diventino rapidamente problemi concreti per l’Europa.
In questo scenario parlare di neutralità italiana non significa equidistanza morale né indifferenza. Significa comprendere che l’interesse nazionale consiste nel favorire la de-escalation, nel mantenere aperti i canali diplomatici, nel restare interlocutore credibile per tutti. L’Italia non ha interesse a trasformarsi in parte attiva di un conflitto che non può controllare. Ha invece interesse a difendere la stabilità del Mediterraneo, la sicurezza energetica e la pace sociale.
Parallelamente, proprio perché le crisi internazionali producono inevitabilmente movimenti di popolazioni verso l’Europa, oggi diventa interesse nazionale dell’Italia dotarsi di un paradigma chiaro e coerente per governare il fenomeno migratorio. L’esperienza degli ultimi anni dimostra che le politiche emergenziali non bastano e che il tema dell’immigrazione non può essere affrontato solo con provvedimenti episodici. Occorre una visione strutturale. In questa prospettiva ritengo necessario adottare il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, cioè un modello in cui chi arriva nel nostro Paese viene posto nelle condizioni di integrarsi realmente – attraverso lavoro regolare, conoscenza della lingua e rispetto delle regole – mentre chi non intraprende questo percorso deve essere accompagnato verso il rientro nel proprio Paese nel rispetto delle garanzie giuridiche. Non è una posizione ideologica, ma un criterio di governo che mira a coniugare solidarietà, legalità e sicurezza sociale.
L’esperienza di studio comparatistico svolta negli anni passati dimostra quanto la conoscenza tecnica dei sistemi giuridici stranieri sia fondamentale per una politica estera e migratoria responsabile. Non si tratta di simpatizzare con un governo o con un altro, ma di comprendere per poter dialogare e governare i fenomeni che le crisi internazionali inevitabilmente generano.
In un mondo che scivola verso nuovi conflitti, l’Italia non deve diventare fronte. Deve restare ponte. Ma per essere ponte credibile deve anche avere una politica migratoria chiara e coerente con il proprio interesse nazionale. La nostra sicurezza nasce dalla stabilità del Mediterraneo, e la stabilità si costruisce con la diplomazia, con la conoscenza e con regole chiare, non con gli slogan.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36

Lascia un commento