Integrazione o ReImmigrazione: quando il diritto distingue chi resta da chi torna

Benvenuti a un nuovo episodio del podcast “Integrazione o ReImmigrazione”, io sono l’avvocato Fabio Loscerbo.

In questo episodio voglio chiarire un punto che troppo spesso viene frainteso nel dibattito pubblico italiano: il rapporto tra integrazione, protezione complementare e ReImmigrazione. Non stiamo parlando di slogan politici, ma di diritto positivo, di regole già scritte e già applicate dai tribunali.

Il nostro ordinamento non conosce una permanenza incondizionata. La permanenza sul territorio nazionale è legata a un presupposto preciso: l’integrazione effettiva. Lavoro stabile, autonomia economica, rispetto delle regole, relazioni sociali e familiari reali. Quando questi elementi ci sono, il sistema giuridico li riconosce e li tutela. Quando non ci sono, il sistema non è tenuto a mantenere una presenza priva di fondamento.

La protezione complementare si colloca esattamente qui. Non è una sanatoria, non è una scorciatoia, non è un premio. È uno strumento di chiusura razionale del sistema, che serve a evitare che l’allontanamento di una persona già integrata produca una lesione sproporzionata della sua vita privata e familiare. La protezione complementare non crea integrazione: prende atto di un’integrazione già realizzata e la rende giuridicamente stabile.

E questo è il punto centrale che spesso viene rimosso. Il diritto non protegge chiunque sia presente, protegge chi ha dimostrato di essersi integrato davvero. Per tutti gli altri, il sistema non prevede una zona grigia di permanenza indefinita. Prevede il ritorno nel Paese di origine come esito fisiologico e legittimo.

È qui che si inserisce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. La ReImmigrazione, così come la intendo io, non ha nulla a che vedere con teorie ideologiche o con ipotesi di rimpatri collettivi. È semplicemente il nome di ciò che il sistema già fa quando l’integrazione manca. È l’altra faccia della stessa medaglia. Se l’integrazione è la condizione per restare, la sua assenza rende coerente il ritorno.

Alcune teorie di remigrazione di derivazione straniera, in particolare tedesca, ipotizzano soluzioni incompatibili con l’attuale assetto costituzionale e convenzionale europeo. Il nostro diritto, invece, ragiona caso per caso, valuta le persone, non le categorie, e applica un criterio di proporzionalità rigoroso. In questo senso, Integrazione o ReImmigrazione è un paradigma pienamente interno allo Stato di diritto.

Il messaggio è semplice, ma esigente: chi si integra resta, chi non si integra torna. Senza ipocrisie, senza scorciatoie, senza ambiguità. È una visione dura per qualcuno, ma è una visione ordinata, giuridicamente fondata e, soprattutto, già scritta nelle norme e nelle sentenze.

Se vogliamo un sistema credibile, dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente. Integrazione o ReImmigrazione non è una provocazione. È il diritto, così com’è.

Grazie per aver ascoltato questo episodio. Ci sentiamo nel prossimo appuntamento del podcast “Integrazione o ReImmigrazione”.

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