Oltre asilo e protezione internazionale: perché il sistema binario non funziona più

Benvenuti a un nuovo episodio del podcast “Integrazione o ReImmigrazione”.

Con questo episodio entriamo in una nuova fase del percorso. Dopo aver ricostruito l’immigrazione come rapporto giuridico fondato su ingresso, permanenza, obblighi e verifiche, è necessario affrontare uno dei nodi strutturali del sistema contemporaneo: l’idea che l’intero governo dell’immigrazione possa reggersi su un modello binario, fondato esclusivamente sull’alternativa tra asilo e protezione internazionale, da un lato, e irregolarità dall’altro.

Questo schema, che per molti anni ha rappresentato l’architrave del sistema, oggi mostra tutti i suoi limiti. Non perché asilo e protezione internazionale abbiano perso valore, ma perché non sono più sufficienti, da soli, a governare la complessità dei flussi migratori contemporanei. Continuare a forzare ogni situazione dentro questo binario significa produrre distorsioni, conflitti interpretativi e, soprattutto, decisioni incoerenti.

Il diritto d’asilo e la protezione internazionale nascono per rispondere a situazioni estreme, ben definite: persecuzioni individuali, conflitti armati, rischi gravi per la vita o l’incolumità della persona. Sono strumenti di tutela alta, costruiti per proteggere chi non può tornare nel proprio Paese senza subire una violazione grave e attuale dei diritti fondamentali. Ma nel tempo questi strumenti sono stati caricati di una funzione impropria: quella di assorbire una pluralità di situazioni che non rientrano pienamente nei loro presupposti.

Il risultato è stato un sistema sotto pressione costante. Da un lato, richieste di protezione presentate non perché sussistano i requisiti tipici dell’asilo, ma perché non esistono alternative giuridiche credibili. Dall’altro, autorità chiamate a decidere casi che si collocano in una zona grigia, dove non vi è persecuzione, ma nemmeno una reale possibilità di rimpatrio immediato. In mezzo, una moltiplicazione di contenziosi e una crescente sfiducia nel sistema.

Il problema non è l’abuso del diritto d’asilo in senso morale. Il problema è l’uso improprio di categorie giuridiche nate per altro scopo. Quando l’asilo diventa l’unica porta di accesso possibile, viene inevitabilmente snaturato. E quando viene snaturato, perde forza, credibilità e capacità di tutela proprio nei confronti di chi ne avrebbe davvero bisogno.

Il sistema binario funziona solo se la realtà è binaria. Ma la realtà migratoria contemporanea non lo è. Esistono situazioni intermedie, dinamiche, mutevoli nel tempo. Esistono persone che non hanno titolo per l’asilo, ma che non possono essere rimpatriate senza valutazioni ulteriori. Esistono percorsi di integrazione avviati che non rientrano nelle categorie tradizionali. Esistono, soprattutto, condizioni che richiedono una risposta giuridica diversa dalla logica del “tutto o niente”.

È qui che emerge la crisi del modello. Forzare queste situazioni dentro il binario asilo–irregolarità produce due effetti ugualmente problematici. O si dilatano in modo eccessivo le categorie della protezione internazionale, trasformandole in strumenti di stabilizzazione generalizzata, oppure si nega ogni tutela, producendo irregolarità strutturale e marginalità. In entrambi i casi, lo Stato perde capacità di governo.

Andare oltre asilo e protezione internazionale non significa ridurne l’importanza. Significa, al contrario, preservarne la funzione originaria, liberandole da un sovraccarico che non sono in grado di sostenere. Significa riconoscere che il diritto dell’immigrazione ha bisogno di strumenti differenziati, graduati, capaci di adattarsi alle diverse situazioni senza tradire i principi fondamentali.

Questo passaggio è essenziale anche per la tenuta del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Un sistema che conosce solo l’alternativa tra protezione piena e irregolarità permanente non è in grado di governare l’integrazione in modo serio. O tutto è protetto, o tutto è escluso. Ma l’integrazione reale si colloca spesso in uno spazio intermedio, che richiede valutazioni individuali, temporaneità, condizionalità.

Superare il sistema binario significa, quindi, restituire al diritto dell’immigrazione una struttura più articolata e più onesta. Significa riconoscere che non tutte le situazioni sono uguali e che trattarle come tali è la forma più sottile di ingiustizia. Significa, soprattutto, riappropriarsi della capacità di decidere, senza rifugiarsi in categorie rigide che servono solo a rinviare il problema.

Nel prossimo episodio entreremo nel cuore di questa zona intermedia e affronteremo un istituto che rappresenta uno dei punti più delicati e controversi del sistema attuale: la protezione complementare, come forma di tutela senza stabilizzazione automatica e come strumento centrale nel nuovo equilibrio tra integrazione e ReImmigrazione.

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